Cari amici, 
Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, compose nel 1883 la singolare preghiera: Supplica alla Regina del Santo Rosario di Pompei, che viene recitata solennemente due volte l’anno:  l’8 maggio e la prima domenica d’ottobre.
Longo aderì così all’invito di Papa Leone XIII che, con l’Enciclica sul Rosario, sollecitava i  cattolici ad un impegno spirituale volto a fronteggiare i mali della società: oggi noi, per arginare le nuove emergenze sociali, aderiamo al Rosario “catena dolce che ci rannodi  a Dio” .

 

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E’ una piccola grande vergogna: nessuno (o quasi)notiziario televisivo(inclusi televideo e mediavideo)che riporta la notizia di quel piccolo bimbo, di sette mesi, sopravvisuto ad un ABORTO e ritrovato dal Cappellano dell’ospedale “gettato via” come una garzina o un “rifiuto ospedaliero”
Per converso titoloni e servizi a iosa sulle tragedie familiari(causate quasi tutte dalla pestifera legge sul DIVORZIO, che la bonino ed i radicali e parte del piddì vorrebbero “breve”).
Ma
non è evidente
che
un mondo che rifiuta
Dio
e/o che vuol farne a meno NON HA FUTURO?

Insisto: la notizia è ignorata dai siti di repubblica, corriere, unità, stampa e molti altri. Anche le maggiori agenzie di stampa TACCIONO.
Come non pensare ad una PRECISA SCELTA?
Anzi, un perentorio O R D I N E :
“NON BISOGNA DARE LA NOTIZIA.Si rischia di svegliare le coscenze dele persone che abbiamo scimunito coi nostri palinsesti, i nostri film ed i nostri libri.VIETATO DARE QUELLA NOTIZIA”

http://news.google.it/news/story?hl=it&q=FETO+VIVO&um=1&ie=UTF-8&ncl=dTO_4F4u1NjQJeM_S6WKgN1c00bPM&ei=nozVS7K2Oobb-QbynLGlDA&sa=X&oi=news_result&ct=more-results&resnum=1&ved=0CAcQqgIwAA

credo di fare cosa gradita, ai  brindisini che leggono questo blog, di riportare un pensiero in ricordo di DON ETTORE BIASI,Sacerdote brindisino, morto propriopochi giorni fà,  il 14 aprile.

L’autrice delle righe che seguono è mia sorella Anna Maria: siamo nati in pieno centro(via alessandro manzoni) e la San Benedetto era la nostra Parrocchia e lì c’era don Ettore.

Nel salutare don Ettore che è certo già nella Gloria, vi invito alla lettura anche di un articolo che si riferisce alla devozione di Don Ettore al PREZIOSISSIMO SANGUE DI GESU’ 

 ARTICOLO DON ETTORE 001.jpghttp://cristosalvatore.myblog.it/archive/2010/04/26/don-ettore-biasi-apostolo-del-preziosissimo-sangue-a-brindis.html

 

“Cosa vuole dirci oggi Gesù?”

 

 

“Cosa vuole dirci oggi Gesù?” Questa era la frase tanto cara a don Ettore Biasi all’inizio di ogni celebrazione eucaristica domenicale, ed i nostri occhi di bimbi erano tutti puntati su di lui, nella piccola chiesa parrocchiale di san Benedetto in Brindisi nei primissimi anni Settanta. Don Ettore celebrava la Messa del fanciullo ogni domenica mattina e sapeva attirare l’attenzione di noi bambini con grande capacità.

    Ogni domenica la mia curiosità di bimba era intenta a scoprire “cosa Gesù avrebbe detto al mio cuore”. Non potevo mancare a quella Messa tanto “speciale”  dove Gesù, attraverso quel Sacerdote allegro e scherzoso, che cantava battendo le mani al ritmo della musica, mi attendeva e aveva qualcosa di “bello” da comunicarmi.

    Don Ettore con quella frase così speciale, che ripeteva ogni domenica, ci faceva comprendere quanto noi bambini fossimo importanti per Gesù tanto da essere destinatari di una sua Parola, di un suo pensiero.

    Ci insegnava, inoltre, che durante la Messa era presente Gesù stesso, vivo e vero, attraverso l’annuncio del Vangelo e il Pane Eucaristico.

    “Cosa vuol dirci oggi Gesù?” ci ripeteva dopo la Comunione con voce sommessa nel silenzio dell’assemblea. E invitava noi piccoli a sentire la voce di Gesù nel nostro cuore.

 

    “Cosa vorrà dirti oggi il Signore?” carissimo don Ettore, oggi che ti ha chiamato a sé al Banchetto del suo Regno per celebrare con Lui per sempre la sua Gloria?

    Ti dirà: “Vieni servo buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo Signore !”

 

 

Anna Maria De Matteis

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Con piacere offro questo mio spazio ad Andrea Tornielli che oggi, sul suo blog ( http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2010/04/10/se-il-papa-deve-essere-per-forza-colpevole/#comment-76941 ) scrive un ottimo articolo in cui letteralmente “sbugiarda”l’ennesimo attacco calunnioso portato al Papa ed alla Chiesa.

Ah, se tutti i giornalisti fossero come Tornielli!

ratzinger4 okCari amici, ieri l’Associated Press ha rilanciato una lettera firmata nel 1985 dall’allora cardinale Ratzinger nella quale si consigliava prudenza sulla riduzione allo stato laicale chiesta da un prete pedofilo americano trentottenne che sarà effettivamente dimesso due anni dopo, al compimento dei 40 anni. Come già accaduto nei giorni scorsi, la lettera è stata presentata come un caso di “copertura” da parte del futuro Papa di un prete pedofilo. Le cose non stanno così, e nel giro di qualche ora si è potuto verificare il contesto, ricordando che 1) all’epoca la Congregazione per la dottrina della fede non era competente sui casi di pedofilia e nella lettera si parla soltanto della dimissione dallo stato clericale, non del procedimento, 2) la dimissione dallo stato clericale non si decideva prima del quarantesimo anno d’età, 3) la richiesta era stata presentata dallo stesso sacerdote coinvolto, 4) Ratzinger ha solo chiesto di approfondire il caso e due anni dopo la dimissione dallo stato clericale è arrivata, 5) non c’è stata alcuna copertura del colpevole.
La cosa che più mi stupisce non è il fatto che queste lettere (chissà quante ne avrà firmate Ratzinger durante i 23 anni trascorsi ai vertici dell’ex Sant’Uffizio) vengano pubblicate, quanto il fatto che le si lanci e rilanci senza prima verificare i contesti e le procedure, senza cioè approfondire le circostanze per permettere a chi legge di farsi un’idea. Il che sarebbe esattamente il compito del giornalista. Chi scrive ha commesso molti errori in anni di professione, non mi sento assolutamente in grado di dare lezioni o consigli a nessuno. Però mi sembra, da lettore, di essere di fronte a un pregiudizio ormai stabilito – il Papa-deve-essere-colpevole (magari perché tentano di trascirnarlo in tribunale) – e con questa lente pregiudiziare si cercano appigli, testimonianze, documenti. Che vengono sbattuti in prima pagina senza verificare il caso e spiegarne le circostanze. Ma i fatti restano fatti. E chiunque si sia occupato un po’ di Vaticano sa bene che Joseph Ratzinger su queste vicende – gli abusi sui minori – era considerato poco garantista e più di qualcuno storceva il naso anche in Vaticano per la decisione con cui affrontava questi casi. Mi sembra poi del tutto evidente che vi sia un accanimento concertato che punta a delegittimare l’autorità morale della Chiesa, del Papa, per depotenziarne il messaggio. Con ciò non intendo in alcun modo minimizzare gli scandali ed è sotto gli occhi di tutti che ci sono state sottovalutazioni da parte di diversi vescovi, così come ci sono state azioni frenanti nel caso, gravissimo, del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, con molti dei suoi potenti amici e protettori che non volevano credere alle accuse contro di lui. Soprattutto per anni non si è tenuto nella dovuta considerazione il dolore e il trauma delle vittime, che avevano diritto non soltanto alla giustizia e alla riparazione, ma anche a un adeguato sostegno.
Mi sembrano importantissime, a questo riguardo, le parole pronunciate ieri da padre Federico Lombardi nel suo editoriale su Radio Vaticana. Parole che purtroppo lo scoop sulla lettera del 1985 hanno fatto passare in secondo piano, ma che vi invito a leggere.

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è grave che il capo del pdl dica certe cose

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=QVF5Z

Ed è altrettanto grave che nessun esponente(di partito, di governo)senta la necessita di prendere le distanze.

Io sono NESSUNO, ma mai e poi mai potrei tornare a votare un partito il cui capo sostiene quelle cose.

E’ molto grave quello che è stato pubblicato oggi.
Ed è un brutto segno il silenzio di fronte a quell’articolo degno del peggior cattocomunismo.

QUANDO LA CALUNNIA U C C I D E
Il caso di Don Giorgio Govoni
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Dal tentativo nazista di screditare la resistenza della Chiesa tedesca al regime moltiplicando le accuse di pedofilia – quasi tutte false – agli studi legali miliardari americani che sparano accuse talora davvero insensate al solo scopo di spillare quattrini alla Chiesa, c’è una storia parallela di calunnie che, per i sacerdoti che le subiscono, costituiscono un vero martirio.

Ricorre quest’anno il decimo anniversario di una vicenda dolorosissima che ha coinvolto un sacerdote italiano, don Giorgio Govoni (1941-2000). Questo parroco della Bassa Modenese – un parroco esemplare, amatissimo dai suoi parrocchiani – è accusato nel 1997 da un’assistente sociale, che afferma di avere intervistato tredici bambini, di guidare un gruppo di «satanisti pedofili» che praticherebbero riti satanici in diversi cimiteri tra Mirandola e Finale Emilia, violentando e talora uccidendo bambini (di cui peraltro non si sono mai trovati i corpi). Rinviato a giudizio, è ritenuto colpevole dal pubblico ministero che chiede per lui quattordici anni di carcere. La Curia di Modena si schiera fin dall’inizio con lui e ne sostiene la difesa, facendo appello anche a chi scrive, il quale crede di avere dimostrato in una perizia di parte il carattere assolutamente inverosimile delle accuse. Ma, dopo l’arringa del pubblico ministero,

don Giorgio muore stroncato da un infarto nell’ufficio del suo avvocato il 19 maggio 2000.

La morte del sacerdote estingue le accuse contro don Giorgio, ma la sentenza nei confronti dei coimputati mostra che i giudici del Tribunale di Modena credono nonostante tutto agli accusatori. La situazione però si rovescia in sede di appello, interposto anche dai difensori del sacerdote defunto per riabilitarlo almeno post mortem.

L’11 luglio 2001 la Corte d’Appello di Bologna dichiara che nella Bassa Modenese non è mai esistito un gruppo di «satanisti pedofili» e che don Giorgio è stato ingiustamente calunniato sulla base di fantasie indotte in bambini molto piccoli da un’assistente sociale che ha letto una certa letteratura su casi americani.
[SI, AVETE LETTO BENE: FANTASIE INDOTTE]

Nel 2002 la sentenza di appello è confermata dalla Corte di Cassazione, con soddisfazione delle autorità ecclesiastiche e dei parrocchiani che hanno sempre visto in don Giorgio un eccellente sacerdote travolto da accuse inventate.

Ogni anno i suoi parrocchiani, spesso con la presenza del vescovo di Modena, si riuniscono sulla tomba di don Giorgio. Io, che l’ho conosciuto personalmente, sono rimasto sia edificato dalla sua testimonianza di sacerdote e di uomo d’intensa preghiera, sia spaventato dalla facilità con cui chiunque – magari per essersi scontrato con un’assistente sociale sulla gestione di alcune famiglie in difficoltà – può essere umanamente e moralmente distrutto da accuse infamanti immediatamente riprese dai media prima di ogni verifica.

Ricordare a dieci anni dalla morte don Giorgio Govoni non assolve certamente nessun sacerdote davvero colpevole di abusi.
Ma ci ricorda che esistono pure i fabbricanti di calunnie. Anche nei loro confronti è giusta la tolleranza zero.