Riporto, senza commenti, questa notizia dal sito dell’ansa:

Terzo polo: Della Vedova contro Chiesa

(ANSA) – ROMA, 29 GEN – Benedetto Della Vedova, di Futuro e liberta’, apre un fronte polemico con i cattolici dal palco del terzo polo a Todi. Della Vedova, che viene dal Partito radicale, ha attaccato la Chiesa sul terreno dei temi etici, che i cattolici giudicano non negoziabili. Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc, risponde che ha sbagliato i suoi calcoli chi pensa che il nuovo polo possa contribuire alla scristianizzazione della societa’. All’assemblea di Todi non partecipa oggi Gianfranco Fini, che e’ ammalato.
OMOSESSUALITà.jpg

download 1 gen 01 020.jpgEra ora. Davvero è il caso di dire “meglio tardi che mai”. E poi bisogna aggiungere che, per la ennesima volta, il sindaco Mennitti stà affrontando e risolvendo una delle mille storture che tormentavano e strozzano la nostra Città. Solo lui, probabilmente, ha l’autorità morale prima ancora che politica per affrontare l’annosa “quaestio”. Ed allora, ben venga ogni tipo di azione per scardinare tale perverso stato di cose che durava da tanti, tropppi anni. Nessuno pensi che la egemonia delle coop sia una pecularietà tutta emiliana. Certe cose non hanno latitudine. E, del resto, pure l’onesta non è una questione meramente geografica.

Si scoperchi tutto, dunque. Quanto si è già detto e non solo quello. Si indaghi ulteriormente. Anche gli organi di stampa facciano il loro dovere (anche se, sotto questo aspetto, ci spero poco: già la sordina posta ad una questione così importante da parte di alcune Testate è emblematico) e guardino anche altre attività. Dalla Casa del Turista alle varie “imprendigiovani”, fino alle onlus varie e società stile bambole di matrioska. Ed altri servizi pubblici dati in gestione a privati.

Era ora, quindi. Grazie signor Sindaco. Questa città le sarà sempre grata per le innumerovoli (davvero innumerevoli, oramai) questioni che stà affrontando e risolvendo e per il lustro che stà dando alla nostra Brindisi. E per il coraggio e la limpidezza con le quali affronta le medesime questioni. E nel 2019 sarà una vera festa. Viva la cultura, via l’illegalità ed il clientelismo.


cosimo de matteis

Il pellegrino che se trova a Roma, spostandosi nella zona tra Piazza di Spagna e Via del Tritone, si imbatterà nella Basilica di Sant’Andrea delle Fratte, nella via omonima. Forse penserà che si tratti di “una in più” tra le belle e storiche chiese della Città Eterna. Entrandoci, però, si accorgerà che si tratta di un Santuario dove è accaduto qualcosa di straordinario. Infatti, entrando dalla porta principale, vedrà subito alla sua sinistra un altare particolarmente illuminato, sull’arco del quale si leggono queste impressionanti parole: “Qui apparve la Madonna del Miracolo – 20 gennaio 1842”. Sotto l’arco c’è un gran dipinto che raffigura la Madonna che sovrasta le nuvole e sparge dalle mani raggi luminosi.
A sinistra di chi guarda l’altare c’è una placca, con evidenti segni di non essere recente, scritta in francese che dice: “Il 20 gennaio 1842, Alphonse Ratisbonne da Strasburgo venne qui da ebreo ostinato. Questa Vergine gli apparve così come tu la vedi. Cadde ebreo e si alzò cristiano. – Forestiero, portati a casa il prezioso ricordo della misericordia di Dio e del potere della Vergine.”

Più in basso, ecco un’altra placca, più recente con queste parole: “In questa cappella la Madonna apparve all’ebreo Alfonso Ratisbonne convertendolo a Cristo il 20-1-1842”. Un po’ più giù si vede una colonna sulla quale poggia un’imponente busto di marmo raffigurante il privilegiato Ratisbonne, con la sua folta barba e uno sguardo che scruta l’infinito.

Facendo pendant dal lato destro si trova il busto di San Massimiliano Maria Kolbe presso il quale una placca registra un fatto: “In questa cappella dell’apparizione San Massimiliano M. Kolbe celebrò la sua prima Messa il 29-4-1918”.

Ma, ricapitolando in breve i fatti, che cosa era accaduto in quei giorni? “Vidi sull’altare, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria”
Vediamo ciò che registra il piccolo ma sostanzioso opuscolo La Madonna del Miracolo (Postulazione Generale dei Minimi, Roma, 1980), che raccomandiamo vivamente ai nostri cari lettori (i sottotitoli sono nostri, tranne l’ultimo. I lettori desiderosi di approfondire questo straordinario evento potranno consultare le seguenti fonti: La conversione miracolosa alla fede cattolica di Al'[fonso] M'[aria] Ratisbonne, tratta dai processi autentici formati a Roma nel 1842, Roma, 1892; cf pure Conversion de M.M.A. Ratisbonne, racontée par lui-même, Le Mans 1842):

Il 20 gennaio 1842, sul mezzogiorno, miracolo nella parrocchia romana dei Minimi.

A Sant’Andrea delle Fratte, l’israelita ventisettenne Alfonso Ratisbonne, di Strasburgo, con un’apparizione dell’Immacolata com’è coniata nella Medaglia Miracolosa, istantaneamente illuminato dalla grazia si convertì al cattolicesimo.

Che cosa avvenne di preciso nell’ora della grazia, lo descrive lo stesso Ratisbonne in alcune lettere e nella deposizione giurata al Vicariato di Roma, per appurare la verità del fatto.

“Vidi come un velo davanti a me – depose il veggente al processo -. La chiesa mi sembrava tutta oscura, eccetto una cappella, quasi che tutta la luce della chiesa si fosse concentrata in quella. Alzai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce, e vidi sull’altare della medesima, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria, simile nell’atto e nella forma, all’immagine che si vede nella Medaglia Miracolosa dell’Immacolata. Mi fece cenno con la mano di inginocchiarmi. Una forza irresistibile mi spinse verso di Lei, che parve dicesse: Basta così. Non lo disse ma capii.

“A tal vista caddi in ginocchio nel luogo dove mi trovavo; cercai, quindi, varie volte di alzare gli occhi verso la Santissima Vergine, ma la riverenza e lo splendore me li faceva abbassare, ciò che, però, non impediva l’evidenza di quell’apparizione.

 

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“Fissai le di Lei mani, e vidi in esse l’espressione del perdono e della misericordia. Alla presenza della Santissima Vergine, benché Ella non mi dicesse parola, compresi l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della Religione Cattolica, in una parola compresi tutto. (…)

“Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre”…

“Provavo un cambiamento così totale che mi credevo un altro. Cercavo di ritrovarmi e non mi ritrovavo… La gioia più grande si sprigionava dal fondo della mia anima; non potetti parlare; non volli rivelar niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi fece chiedere un sacerdote… Vi fui condotto, e solo dopo averne avuto l’ordine positivo ne parlai come mi era possibile, in ginocchio e col cuore tremante. (…)

“Tutto quel che posso dire, è che al momento del prodigio, la benda cadde dai miei occhi; non una sola benda, ma una quantità di bende che mi avevano avvolto disparvero una dopo l’altra rapidamente, come la neve e il fango e il ghiaccio sotto l’azione di un sole cocente.

“Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre, ed ero vivo, perfettamente vivo… Ma piangevo! Vedevo nel fondo dell’abisso le miserie estreme dalle quali ero stato strappato da una misericordia infinita; rabbrividivo alla vista di tutte le mie iniquità, ed ero stupito, intenerito, sprofondato in ammirazione e riconoscenza. (…)

…Come “un cieco nato che vedesse la luce tutto d’un colpo”

“Ma si domanda come appresi queste verità, poiché è accertato che non ho mai aperto un libro di religione, non ho mai letto una pagina della Bibbia, e che il dogma del peccato originale, totalmente dimenticato o negato dagli Ebrei dei nostri giorni, non aveva mai occupato un istante il mio pensiero; dubito anche di averne sentito il nome. Come sono arrivato, dunque, a questa conoscenza? Non saprei dirlo. Questo io so: che entrando in chiesa ignoravo tutto; che uscendone vedevo chiaro. Non posso spiegare questo cambiamento che con l’immagine di un uomo il quale si risvegliasse da un sonno profondo, o con quella di un cieco nato che vedesse la luce tutto d’un colpo; vede, ma non può definire la luce che lo illumina e nella quale contempla gli oggetti della sua ammirazione. (…)

“Le prevenzioni contro il cristianesimo non esistevano più”

“Qualunque cosa ne sia di questo linguaggio inesatto e incompleto, il fatto positivo è che io mi trovavo in qualche modo come un essere nuovo, come una tabula rasa… Il mondo non era più niente per me; le prevenzioni contro il cristianesimo non esistevano più; i pregiudizi della mia infanzia non avevano più la minima traccia; l’amore del mio Dio aveva talmente preso il posto di ogni altro amore, che la mia stessa fidanzata mi appariva sotto un altro aspetto. L’amavo come un oggetto che Dio tiene nelle sue mani, come un dono prezioso che fa amare ancora di più il donatore.

“I superiori ecclesiastici mi fecero capire che il ridicolo, le ingiurie, i falsi giudizi, facevano parte del calice di un vero cristiano”

“Ripeto che scongiuravo il mio confessore, il reverendo Padre Villefort, e il signor de Bussières, di mantenere un segreto inviolabile su ciò che mi era avvenuto. Volli seppellirmi al monastero dei Trappisti per occuparmi solo delle cose eterne; lo confesso, e pensavo anche, che nella mia famiglia mi avrebbero creduto folle, che mi avrebbero tacciato di ridicolo, e che così avrei preferito fuggire totalmente il mondo, le sue chiacchiere e i suoi giudizi.

“Però i superiori ecclesiastici mi fecero capire che il ridicolo, le ingiurie, i falsi giudizi, facevano parte del calice di un vero cristiano; mi invitarono a berlo dicendomi che Gesù Cristo aveva predetto ai suoi discepoli pene, tormenti e supplizi. Parole così gravi, lungi dallo scoraggiarmi, infiammarono la mia letizia interiore; mi sentivo pronto a tutto, e chiesi con insistenza il battesimo. Vollero ritardarlo. ‘Ma come! Esclamai, gli Ebrei che ascoltarono la predicazione degli Apostoli furono battezzati immediatamente, e voi volete rimandarmelo, dopo aver io ascoltato la Regina degli Apostoli?’ I miei sentimenti, i miei acuti desideri e le mie suppliche toccarono gli uomini pietosi che mi avevano accolto, e mi fecero la promessa, per sempre felice, del battesimo!” (cfr. op. cit., pp. 5, 6, 39-43)

Non guardo la televisione oramai da anni. (tuttavia tengo a dire che, pur ritenendolo profondamente ingiusto, pago regolarmente il canone ogni anno). Sò che c’è una quantità industriale di volgarità, violenza e calunnia. E me ne stò ben alla larga. Epperò leggo sull’articolo odierno di Andrea Tornielli su “La Bussola Quotidiana” quanto segue:

Come pure va sottolineata la grevità, la volgarità e la totale mancanza di rispetto – espressa ovviamente in nome della libertà di satira – che ieri sera è andata in onda ad Annozero, quando il vignettista Vauro ha raffigurato il Papa con il seguente fumetto:

«Se a Berlusconi piacciono tanto le minorenni,

potrebbe farsi prete».

Son rimasto letteralmente sconvolto -e lo sono ancora, credetemi- e non riesco a darmi pace. A parte la gravità dell’attacco al Capo del Governo è la volgarità, il cattivissimo gusto, lo squallore e la bassezza dell’insulto alla Chiesa Cattolica ed al Sommo Pontefice che mi disgusta e mi fà soffrire. Come cattolico mi sento profondamente offeso. Certi personaggi non possono impunentemente offendere milioni di cattolici! Sono indignato, schifato, nauseato.

E’ l’ennesima conferma che faccio bene a non guardare la tv (e men che meno certi programmi) ma questa ferita -appresa dall’ottimo articolo di Tornielli http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-bertone-bossi-e-le-vignette-di-vauro-636.htm  – è dura da sanare. Sanguina ancora. Chi di dovere dovrebbe sanzionare tale insulto gravissimo al Capo della Chiesa Cattolica.

E’ nato IR, Iniziativa Responsabile. E’ un gruppo di parlamentari provenienti dal gruppo misto nato in sostengo all’esecutivo Berlusconi.

La formalizzazione del gruppo avverrà nel pomeriggio con una lettera alla presidenza della Camera. Al momento si tratta di venti parlamentari, il numero minimo per formare un gruppo in Parlamento, il cui capogruppo dovrebbe essere Luciano Sardelli di Noi-Sud. Al suo interno, i 12 parlamentari di Noi Sud e dei Popolari per l’Italia di domani, tre ex di Futuro e libertà ( (Silvano Moffa, Maria Grazia Siliquini, Catia Polidori), i 3 del movimento di responsabilità nazionale (Massimo Calearo e Bruno Cesario, ex Api e il medico siciliano Domenico Scilipoti) e infine l’ex Udc Francesco Pionati e Maurizio Grassano.

Non hanno aderito due membri del gruppo misto, Gianpiero Catone, uscito anche lui da Fli, e il repubblicano Francesco Nucara. Anche se altre fonti danno per certa l’adesione di Catone ed acora possibile quella di Nucara. In tal caso il neogruppo parlamentare conterebbe 22 persone.

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Il Papa ha promulgato il decreto riconoscendo il miracolo avvenuto per l’intercessione di Giovanni Paolo II. La cerimonia di beatificazione avverrà a Roma il 1° maggio, che quest’anno coincide con la domenica della Divina Misericordia, una celebrazione istituita da Papa Wojtyla. E’ anche il giorno in cui si festeggiano i lavoratori, e il Pontefice polacco, come noto, fece anche l’operaio.

 

In una nota il Vaticano spiega che “com’è noto, la Causa, per dispensa pontificia, iniziò prima che fossero trascorsi i cinque anni dalla morte del Servo di Dio, richiesti dalla normativa vigente. Tale provvedimento fu sollecitato dall’imponente fama di santità, goduta dal Papa Giovanni Paolo II in vita, in morte e dopo morte. Per il resto furono osservate integralmente le comuni disposizioni canoniche riguardanti le cause di beatificazione e di canonizzazione”.

Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, oltre ad annunciare la data della beatificazione, ha confermato la notizia data ieri dall’agenzia francese I-Media, dicendo che effettivamente il corpo di Papa Wojtyla sarà traslato dalle dai sotterranei nella basilica di San Pietro, ma non sarà riesumato né esposto – come avvenne in tempi recenti per Giovanni XXIII. La bara chiusa rimarrà custodita  dietro una lastra di marmo dove sarà incisa la scritta “Beatus Johannes Paulus II”.

dal blog di Andrea Tornielli

http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2011/01/14/il-papa-ha-firmato-wojtyla-beato-il-1%c2%b0-maggio/#comments

Come molti concittadini sapranno Brindisi  è stata esclusa dalla manifestazione  di avvio di una serie di iniziative che saranno organizzate per celebrare il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Il Sindaco della Città,Mennitti, ha scritto una lettera molto chiara al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ed ha fatto bene.brindisi---capitale.jpg

Altri Rappresentanti istituzionali(ad esempio il Presidente Ferrarese)si stanno muovendo nella medesima direzione e la Testata locale “Senzacolonne” si stà coraggiosamente, e da tempo, battendo per tale causa.

Una nostra concittadina ha preso carta e penna e pure lei ha sentito il dovere di scrivere al Presidente Napolitano. Ecco il testo della lettera inviata dall’ingegnere De Matteis:

Stamattina (10 Gennaio) ho spedito al Presidente della Repubblica una lettera dicendo che mi univo alle lettera di ben più illustri cittadini di Brindisi come me. Ho detto al Presidente che la storia non si può cambiare nè si può dimenticare e ho detto che nella storia non ci sono periodo storici più importanti e quelli meno importanti. Ho detto che “O gli storici hanno detto il falso o i miei genitori, nonni zii e parenti non hanno capito niente di quello che succedeva a Brindisi in quei 5 mesi”. Ho chiesto che venga consegnato anche al Sindaco di Brindisi la bandiera tricolore così come è stata consegnata a Chiamparino, Alemanno e Renzi.

Credo che tutti i Brindisini dovrebbero farsi sentire. Brindisi ha tutto, storia, cultura, generosità, porto, clima, luogo geografico eppure non se ne vanta mai. Oserei dire “Niente di nuovo sotto il cielo” del porto di Brindisi che da secoli ha sempre accolto e continua ad accogliere popolazioni, a partire dai Romani, agli spagnoli, albanesi, soldati, “Re fuggiaschi che scappano da Roma”, con moglie e seguito, gente disperata che viene dai Paesi dell’Africa, Primi Ministri, Generali fino al Santo Padre. Chi viene al porto di Brindisi è salvo, non per niente in tutto il mondo si dice “facciamo un Brindisi o brindiamo”, perchè al tempo dell’impero Romano, quando Via Appia finiva a Brindisi i soldati romani partivano dal porto in guerra per conquistare le nuove terre. download 1 gen 01 024.jpg

Solo pochi soldati riuscivano a tornare vivi al porto di Brindisi sopravvissuti alla guerra. Entrare allora nel porto di Brindisi significare rientrare nell’impero romano ed essere salvi. Allora i soldati si facevano l’augurio di “ritrovarsi sani e salvi al porto di Brindisi” per festeggiare e da allora che è rimasta e tuttora quando si fa un auguri si continua a dire “speriamo di tornare sani e salvi al porto di Brindisi”.

Silvana Maria De Matteis

Il funerale di Matteo Miotto, celebrato solennemente presso la Basilica romana di Santa Maria degli Angeli, mi ha profondamente tòccato.

Altrove ho scritto -e qui lo ripeto- che probabilmente il Caporalmaggiore Miotto, vicentino di Thiene, era maturo per il Cielo. In Chiesa si respirava certamente il dolore per la sua morte ma era assolutamente palpabile e percepibile che si stava celebrando il Funerale di una anima buona, di una persona che “ha dato tutto” e che ha “sacrificato sè stesso”.

Pur amando tanto la sua terra pare che avesse piu volte ripetuto allla madre che sentiva di dover stare laggiù, in Afghanistan, perchè sentiva fosse il suo dovere di uomo e di Soldato.

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La conferma della bontà e nobiltà d’animo del giovane Alpino
è giunta durante la Omelia
pronunciata da Monsignor Vincenzo Pelvi, Ordinario Militare
nella quale
è stata menzionata una lettera che Miotto aveva scritto
-il 4 novembre scorso, Festa delle Forze Armate-
al Sindaco della sua Thiene(Vicenza):
“un messaggio che inaspettatamente è diventato profeticamente testamento, capace di condensare la ricchezza umana che egli lascia a tutti noi”. Pelvi ha ricordato «l’amore alla vita, l’amore per ogni vita, quella dilatazione del cuore ordinata e virile, che si riversava su coloro che avvicinava, anche nelle inevitabili angustie e tra gli spettacoli più angosciosi dell’Afghanistan». Si tratta, ha aggiunto Pelvi, «di una realtà interiore, di una felice dimensione della sua personalità», e dei sentimenti e «della fede schietta dell’alpino, sempre pronto a spezzare il suo corpo come fosse pane e distribuirlo ai piccoli abbandonati».

L’ordinario militare ha ricordato l’esperienza di Miotto «alla scuola di don Gnocchi», dove «Matteo aveva imparato che non possiamo dare vita ad altri senza dare la nostra vita». Matteo, ha aggiunto, «ha sempre creduto nella giustizia, nella verità e nella forza interiore della compassione, nella fiducia e nell’amore fino a dare la vita». Da questo giovane, ha concluso Pelvi, arriva un invito «a non cedere allo sconforto e alla rassegnazione».

«Il nostro Matteo è stato chiamato a partecipare all’umana solidarietà nel dolore diventando un agnello che purifica e che redime secondo l’amorosa legge di Cristo, un sacrificio offerto per il dono della pace». È uno dei passaggi dell’omelia per il rito funebre del caporalmaggiore Matteo Miotto, morto in Afghanistan il 31 dicembre, nella quale il vescovo militare Vincenzo Pelvi ha ricordato il giovane alpino.

«La sua bara, avvolta nel Tricolore, è come una piccola ma preziosa reliquia della redenzione che si rinnova nel tempo». Rivolgendosi direttamente al giovane, concludendo l’omelia, Pelvi ha detto: «carissimo Matteo, a nome della nostra patria, di tutti i tuoi amici, degli alpini, di coloro che ti hanno voluto bene e che tu hai tanto amato, noi di diciamo grazie, angelo del dolore innocente, per averci resi tutti capaci di bontà, di amore e di speranza e per avere reso più civile, più cristiana e più umana la nostra convivenza».

A Dio, Matteo, a Dio!