Messaggio, 25. agosto 2011
 

“Cari figli, oggi vi invito a pregare e a digiunare per le mie intenzioni, perché satana vuole distruggere il mio piano. Ho iniziato qui con questa parrocchia e ho invitato il mondo intero. Molti hanno risposto ma è enorme il numero di coloro che non vogliono sentire ne accettare il mio invito. Perciò voi che avete pronunciato il SI, siate forti e decisi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Nicola Ruggiero, è questo il nome dell’uomo trovato morto a bordo di una piccola imbarcazione all’interno del porto di Brindisi nel primo pomeriggio di oggi. Il ritrovamento è avvenuto ad opera degli uomini della Capitaneria di Porto della città adriatica. L’uomo con ogni probabilità è deceduto in seguito ad un malore improvviso derivante e dal caldo torrido di oggi e dalla fatica della pesca. All’interno della barca una bicicletta. Una sorte simile era toccata, esattamente tre anni fà, sempre nelle acque del porto ad un altro pescatore brindisino, Umberto Destino, trovato morto nei pressi della sua imbarcazione da pesca,BRINDISI, TROVATO PESCATORE MORTO, NICOLA RUGGIERO, CAPITANERIA DI PORTO, BRINDISI, UMBERTO DESTINO, MALORE IN BARCA, PORTO DI BRINDISI in acqua vittima di un principio d’infarto. E, tragica coincidenza, i due avevano la stessa età: 55 anni.

Si terranno oggi pomeriggio alle 16.30 nel santuario Santa maria delle grazie i funerali di frate Modestino (all’anagrafe Damiano Fucci), da decenni padre guardiano del convento di San Giovanni Rotondo e ritenuto il ‘discepolo’ di padre Pio, morto ieri all’eta’ di 94 anni.

Le esequie saranno celebrate dall’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Monsignore Michele Castoro.

Domani, mercoledì 17 agosto,  a Pietrelcina (Benevento), lo stesso paese in cui nacque padre Pio, amico d’infanzia della madre di Fucci, seconda messa funebre e tumulazione.

(altre notizie al sito: http://cronachebrindisine.myblog.it/ )

Pubblichiamo, senza commento alcuno, questa agenzia che L’Ansa ha battutto poco fà:

PONTE DI LEGNO (BRESCIA) – “A Brunetta ho detto: ‘Nano di Venezia, non rompere i coglioni’“. Umberto Bossi ha apostrofato così il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, nel corso del comizio di Ferragosto a Ponte di Legno. Il leader della Lega ha raccontato come già nei giorni scorsi che a Brunetta è arrivata una telefonata “da Bankitalia nel Consiglio dei ministri per dirgli di tagliare le pensioni”, é a quel  punto che dunque il ministro delle Riforme, come lui stesso ha affermato questa sera davanti ai militanti leghisti, si è rivolto al suo collega in quel modo, visto l’impegno della Lega per evitare un ritocco delle pensioni con la manovra anti crisi appena approvata dal governo.

Parlando della manovra il senatùr ha detto: “ho avuto qualche problema di coscienza: salvi i poveracci che non riescono a mangiare o i Comuni che se la cavano?”. “Dobbiamo salvare gli enti locali, ma non a costo di affamare i poveracci, perché l’economia si sviluppa dal basso – ha aggiunto Bossi -. Non avevo alternativa e mi sento la coscienza a posto, agli enti locali ci penseremo dopo”. La crisi che ha colpito il  Paese – ha continuato – “é stato un segnale inequivocabile: è arrivata la fine dell’Italia, questa è la verità “.

 

'Nano di Venezia, non rompere i coglioni', BOSSI INSULTA BRUNETTA:"NANO NON ROMPERE I COGLIONI"

fr. Modestino da Pietrelcina, è morto fr. Modestino da Pietrelcina,fr. Modestino da Pietrelcina e Padre Pio, pietrelcina,

Domenica 14 agosto 2011, Vigilia della grande Festa dell’Assunta, all’età di 94 anni, ha terminato il suo cammino terreno fr. Modestino da Pietrelcina, al secolo Damiano Fucci, un frate minore cappuccino che ha avuto il privilegio di un particolare rapporto filiale con san Pio da Pietrelcina.

La madre del frate defunto, Anna, era infatti coetanea e vicina di casa di Francesco Forgione. Inoltre le rispettive famiglie avevano un piccolo podere nella contrada “Piana Romana”, dove spesso la madre di fr. Modestino e il futuro Padre Pio, quando erano bambini, si incontravano mentre conducevano le loro pecore al pascolo.
Dal 1908 al 1916, nei lunghi periodi di permanenza a Pietrelcina, dove i medici lo inviavano a respirare l’aria natia per curare la sua misteriosa malattia, spesso Padre Pio si ritirava a pregare nella solitudine del podere di famiglia, a Piana Romana. E, per non sottrarsi alle richieste di aiuto di Anna, intenta alle fatiche domestiche e ad aiutare il marito nel faticoso lavoro nei campi, talvolta accettava di accudire il piccolo Antonio, il primo dei tre figli della famiglia Fucci, facendolo giocare sulle sue ginocchia.
Fin da piccolo, dunque, Damiano sentiva parlare dell’ormai illustre Compaesano: dai genitori, dal fratello, dagli altri parenti, dagli altri pietrelcinesi che lo avevano conosciuto. Così nel 1940 andò a trovarlo a San Giovanni Rotondo, si confessò da lui e Padre Pio concluse il colloquio dicendogli soltanto: «Uagliò, cammnam dritt» (Ragazzo, camminiamo diritto) e dandogli la sua benedizione. Nel 1944 il futuro fr. Modestino tornò dal Cappuccino stigmatizzato e si trattenne due settimane con lui. Gli confidò che, durante il suo servizio militare, a Roma, spesso si era recato a pregare nella chiesa di Santa Francesca Romana, dove era maturata un’antica vocazione religiosa e aveva deciso di entrare in una comunità benedettina della capitale. Padre Pio gli rispose che il Signore non lo chiamava a servirlo nell’Ordine di san Benedetto e, di fronte alle insistenze del giovane di Pietrelcina, gli disse: «Se tu vuoi andare a Roma, vai. Però ti è stata riservata una bruttissima sciagura» (Tre anni dopo, infatti, quell’abbazia fu presa d’assalto da alcuni giovani rapinatori che entrarono dalla finestra e, per impossessarsi di 15 mila lire, pugnalarono a morte l’abate sotto gli occhi del fratello laico e lasciarono quest’ultimo legato e imbavagliato. Quando giunsero i soccorsi era già morto soffocato. «Quella sorte – raccontava fr. Modestino – era riservata a me»).
Quindi Padre Pio gli ordinò di tornare al suo paese, prendere un po’ di biancheria e trasferirsi per un po’ di tempo a San Giovanni Rotondo. Damiano ci rimase un anno intero. Così ebbe la possibilità di conoscere l’intimo rapporto che legava il Frate al Signore e decise di diventare anche lui cappuccino. Sul momento Padre Pio accolse la notizia con un’esortazione: «Paesano, non mi far fare brutta figura!». Poi, quando cominciò il suo compito di frate questuante, gli garantì: «Fra Modestino, vai tranquillo, io ti starò sempre vicino e lo sguardo di san Francesco, dal cielo, sarà sempre sopra di te».

Dopo la morte del Cappuccino stigmatizzato fr. Modestino fu trasferito a San Giovanni Rotondo come portinaio del Convento dove, memore della promessa ricevuta, assicurava ai tanti pellegrini che lo incontravano le sue preghiere per invocare l’intercessione del suo venerato Compaesano, ottenendo numerose grazie dal cielo. Tra queste, il miracolo che ha consentito di proclamare Padre Pio beato.

(nota dell’Ufficio Stampa dei Frati Minori Cappuccini della Provincia Religiosa “Sant’Angelo e Padre Pio”)

 

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(nella foto fràModestino col Beato Giovanni Paolo Magno)

 

E’ la Festa dell’Assunta ed  il nostro cuore esulta davanti a questo mistero glorioso della fede in Dio, Creatore e Redentore !

La vita di Maria si apre infatti nel mistero dell’Immacolata Concezione e si conclude con l’Assunzione gloriosa in cielo, a testimonianza della vittoria definitiva sulla morte che essa, in qualità di “nuova Eva”, preannuncia per tutta l’umanità redenta in Cristo Gesù.

Nel suo cuore di Madre, Maria porta tutti i suoi figli ; affidiamoci con rinnovata fiducia filiale alla sua misericordiosa intercessione, affinché essa ci indichi il cammino verso la pienezza della gioia e della pace.

Buona festa a tutti e la Vergine Santa ci assista sempre maternamente!
 

ASSUNTA

San Giuseppe, sposo casto e laborioso, allontana, ti prego, da questa famiglia la causa di tante divisioni: l’attaccamento ai soldi, alle ricchezze, la prepotenza, la strafottenza, la superbia, l’infedeltà coniugale, l’egoismo e ogni altro male che disgrega la famiglia.

Propizia loro il pane quotidiano, il lavoro e la salute. Santa Madre di Gesù, che sei addolorata per i tuoi figli divisi o lontani dalla Casa del Padre, accogli sotto la tua materna protezione questa famiglia che non trova la pace e che viene turbata dalle insidie del demonio.

Gesù, nostro Salvatore, Re della pace, pongo nel tuo Cuore ardente d’amore tutti i componenti di questa famiglia. Il tuo perdono li riconduca nel tuo Cuore e in esso possano riabbracciarsi e perdonarsi, riconciliandosi l’uno con l’altro nel vero amore.

Signore, ricaccia Satana, autore di ogni divisione, nell’inferno e proteggi questa famiglia da ogni persona malefica che semina in essa la discordia e la zizzania. Allontana da loro chi porta la divisione e la rovina morale di questa famiglia.

Gesù, fa che tutti i membri di questa famiglia si riuniscano nella fede e nella pratica dei sacramenti e che ognuno di loro sia accogliente alla tua infinita misericordia. Riconciliata nel tuo amore, possa questa famiglia essere testimone della tua presenza e della tua pace nel mondo.

Santa Famiglia di Nazaret, vi sono oggi nel mondo tante famiglie che non possono presentarsi davanti a te unite e colme d’amore, perché l’egoismo, il peccato e l’azione del demonio hanno portato in esse la divisione, l’odio, il rancore e la diffidenza.

Con questa umile preghiera, io le presento tutte a te, o Santa Famiglia di Gesù, e, in particolare, ti affido la mia famiglia.

Amen.

A un giornalista capita di rado, anzi mai, di sentirsi dare appuntamento in paradiso al termine di un’intervista. A chi scrive accadde il 28 settembre dello scorso anno. «Come s’immagina il paradiso?», era stata l’ultima domanda che avevo posto a padre Roberto Busa, il gesuita che ha inventato la linguistica informatica. «Come il cuore di Dio: immenso», rispose. Poi soggiunse: «Guardi che aspetto anche lei in paradiso, mi raccomando». Si girò verso il fotografo Maurizio Don: «Anche lei. E se tardate, come mi auguro, mi troverete seduto sulla porta così». Incrociò le mani e cominciò a girarsi i pollici: «Non arrivano mai, quei macachi…».

Dalle ore 22 di martedì 9 agosto padre Busa è sull’uscio ad aspettarci. «Senza fretta», ribadirebbe adesso con la sua bonomia di veneto nato a Vicenza da genitori originari di Lusiana, sull’altopiano di Asiago, e più precisamente della contrada Busa, donde il cognome. Il grande studioso, il compilatore dell’Index Thomisticus, è morto di vecchiaia all’Aloisianum, l’istituto di Gallarate (Varese), dove s’era ritirato a vivere dagli anni Sessanta insieme con i grandi decani della Compagnia di Gesù, fra cui il cardinale Carlo Maria Martini, del quale è stato amico e interlocutore. In precedenza fu per lungo tempo docente alla Pontificia Università Gregoriana e alla Cattolica, nonché, dal 1995 al 2000, al Politecnico di Milano, dove teneva corsi di intelligenza artificiale e robotica. La sua ricerca gli è valsa l’istituzione del Roberto Busa Award, massima onorificenza del settore.

Avrebbe compiuto 98 anni
il prossimo 28 novembre. Quando nel 1955 morì Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina, un quotidiano milanese del pomeriggio titolò: «Lettore fermati! È morto Fleming, forse anche tu gli devi la vita». Un invito analogo potrebbe essere rivolto oggi a tutti coloro che in questo preciso istante sono davanti a un computer.


Se esiste una santità tecnologica
, credo d’aver avuto il privilegio d’incontrarla: essa aveva il volto di padre Busa. Perciò inginocchiati anche tu, lettore, davanti alle spoglie mortali di questo vecchio prete, linguista, filosofo e informatico. Se navighi in Internet, lo devi a lui. Se saltabecchi da un sito all’altro cliccando sui link sottolineati di colore blu, lo devi a lui. Se usi il pc per scrivere mail e documenti di testo, lo devi lui. Se puoi leggere questo articolo, lo devi, lo dobbiamo, a lui. Era nato solo per far di conto, il computer, dall’inglese to compute, calcolare, computare. Ma padre Busa gli insufflò nelle narici il dono della parola.

Accadde nel 1949. Il gesuita s’era messo in testa di analizzare l’opera omnia di san Tommaso: un milione e mezzo di righe, nove milioni di parole (contro le appena centomila della Divina Commedia). Aveva già compilato a mano diecimila schede solo per inventariare la preposizione «in», che egli giudicava portante dal punto di vista filosofico. Cercava, senza trovarlo, un modo per mettere in connessione i singoli frammenti del pensiero dell’Aquinate e per confrontarli con altre fonti. In viaggio negli Stati Uniti, padre Busa chiese udienza a Thomas Watson, fondatore dell’Ibm. Il magnate lo ricevette nel suo ufficio di New York.

Nell’ascoltare la richiesta del sacerdote italiano, scosse la testa: «Non è possibile far eseguire alle macchine quello che mi sta chiedendo. Lei pretende d’essere più americano di noi». Padre Busa allora estrasse dalla tasca un cartellino trovato su una scrivania, recante il motto della multinazionale coniato dal boss — Think, pensa — e la frase «Il difficile lo facciamo subito, l’impossibile richiede un po’ più di tempo». Lo restituì a Watson con un moto di delusione. Il presidente dell’Ibm, punto sul vivo, ribatté: «E va bene, padre. Ci proveremo. Ma a una condizione: mi prometta che lei non cambierà Ibm, acronimo di International business machines, in International Busa machines».

È da questa sfida fra due geni che nacque l’ipertesto, quell’insieme strutturato di informazioni unite fra loro da collegamenti dinamici consultabili sul computer con un colpo di mouse. Il termine hypertext fu coniato da Ted Nelson nel 1965 per ipotizzare un sistema software in grado di memorizzare i percorsi compiuti da un lettore. Ma, come ammise lo stesso autore di Literary Machines, l’idea risaliva a prima dell’invenzione del computer. E, come ha ben documentato Antonio Zoppetti, esperto di linguistica e informatica, chi davvero operò sull’ipertesto, con almeno quindici anni d’anticipo su Nelson, fu proprio padre Busa. Fra Pisa, Boulder (Colorado) e Venezia, il gesuita diede vita a un’impresa titanica durata quasi mezzo secolo, investendovi un milione e ottocentomila ore, grosso modo il lavoro di un uomo per mille anni a orario sindacale; oggi è disponibile su cd-rom e su carta: occupa cinquantasei volumi, per un totale di settantamila pagine. A partire dal primo tomo, uscito nel 1951, il religioso ha catalogato tutte le parole contenute nei centodiciotto libri di san Tommaso e di altri sessantuno autori.

Roberto Busa era il secondo dei cinque figli di un capostazione. «Ci trasferivamo da una città all’altra: Genova, Bolzano, Verona», mi raccontò. «Nel 1928 approdammo a Belluno e lì entrai in seminario. Ero in classe con Albino Luciani. In camerata il mio era l’ultimo letto della fila, dopo quelli di Albino e di Dante Cassoli. Niente riscaldamento. Sveglia alle 5.30. Ai piedi del letto c’era il catino con la brocca. Dovevamo rompere l’acqua ghiacciata. In quei cinque minuti perdevo la vocazione. Dicevo fra me: no, Signore, l’acqua gelata no, voglio tornare dalla mamma che me la scalda sulla stufa. Mezz’ora per lavarci, vestirci e rifare il giaciglio. Albino se la sbrigava in 10 minuti e impiegava gli altri 20 a leggere le opere devozionali di Jean Croiset, gesuita francese del Seicento, e le commedie di Carlo Goldoni». Nel 1933 il giovane Busa entrò nella Compagnia di Gesù. Dopo gli studi in filosofia e teologia, il 30 maggio 1940 fu ordinato sacerdote.

Nella sua lunga vita ha conosciuto sette pontefici. Frequenti e molto cordiali furono soprattutto i contatti con Paolo VI e, ovviamente, con l’amico Giovanni Paolo I, «che m’invidiava», mi confidò, «perché io ero diventato gesuita e lui no. Albino avrebbe voluto fare il missionario come i primi compagni di sant’Ignazio di Loyola. Ma il vescovo Giosuè Cattarossi non glielo permise. A dire il vero anch’io, dopo essere diventato gesuita, sognavo di partire per l’India. Invece il superiore provinciale mi chiese a bruciapelo: “Le piacerebbe fare il professore?”. No, risposi. E lui: “Ottimo. Lo farà lo stesso”. Fui spedito alla Gregoriana per una libera docenza in filosofia su san Tommaso d’Aquino».

Sui temi di sua competenza, padre Busa era in grado di dibattere, oltre che in italiano, anche in latino, greco, ebraico, francese, inglese, spagnolo, tedesco. «Mi sono dovuto arrangiare con i rotoli di Qumrân, che sono scritti in ebraico, aramaico e nabateo, con tutto il Corano in arabo, col cirillico, col finnico, col boemo, col giorgiano, con l’albanese», mi spiegò. «A volte mi lamento col mio Principale, dicendogli: Signore, sembra che tu abbia concepito il mondo come un’aula d’esame. E Lui mi risponde: “Ho lasciato che gli uomini facessero ciò che vogliono. Se fanno il bene, avranno il bene; se fanno il male, avranno il male”». A ogni domanda, lo studioso gesuita si portava le mani giunte davanti alla bocca, guardava verso l’infinito, meditava a lungo.

La sua mente sembrava obbedire al linguaggio binario, perché articolava ogni risposta per punti, dicendo «primo», poi «secondo», mai «terzo», e intanto contava sulle dita partendo dal mignolo per arrivare al pollice, come fanno gli americani. Non c’era una parola, fra quelle che gli uscivano dalle labbra, che fosse superflua o pronunciata a casaccio.

Padre Busa
aveva le idee ben chiare sulle origini della scienza informatica: «Una mente che sappia scrivere programmi è certamente intelligente. Ma una mente che sappia scrivere programmi i quali ne scrivano altri si situa a un livello superiore di intelligenza. Il cosmo non è che un gigantesco computer. Il Programmatore ne è anche l’autore e il produttore. Noi Dio lo chiamiamo Mistero perché nei circuiti dell’affaccendarsi quotidiano non riusciamo a incontrarlo. Ma i Vangeli ci assicurano che duemila anni fa scese dal cielo». È andato a incontrarlo.

 

Stefano Lorenzetto

tratto dall’ Osservatore Romano 10-8-2011

 

Città di Brindisi, nuovo cosenza, salerno-ex-salernitana,ravenna, serie d 2011-2012,montecchio maggiore, alta corte di giustizia sportiva,VERBANO,elenco completo tutti gironi serie d, juniores, 91-92-93 regola degli underParte oggi, con la Formazione dei Gironi e con gli accoppiamenti della Coppa Italia (con la NUOVA FORMULA) la Stagione 2011 – 2012 del Campionato Nazionale di Serie D. Il Dipartimento Interregionale della Lega Nazionale Dilettanti, infatti, ha reso noti oggi i gironi della Serie D.

Ufficializzato quindi anche l’organico che tocca quota 168 società, composto dalle 162 già ufficialmente iscritte dopo i ripescaggi, da Città di Brindisi, Nuovo Cosenza, Salerno (l’ex-Salernitana) e Ravenna ex squadre professioniste che hanno fatto richiesta di essere ammesse in soprannumero al Campionato Serie D (ex art. 52 comma 10 delle Noif) con delibera del presidente Federale, più il Montecchio Maggiore che di fronte all’Alta Corte di Giustizia Sportiva ha ottenuto l’inserimento nell’organico della nuova Serie D.

Ed infine il Verbano, prima in graduatoria tra le squadre non aventi diritto che hanno presentato regolare domanda di ammissione nei termini, ammesso per dare omogeneità ai gironi evitando la disparità numerica degli organici creatasi dopo i recenti provvedimenti federali.

In attesa dei calendari, che a Brindisi come in molte altre piazze importanti si attendono con trepidazione, si inizia a delineare la morfologia della prossima stagione che prenderà il via il 21 agosto (ore 16.00) con il turno preliminare della Coppa Italia, il 4 settembre con il campionato ed il 17 settembre con quello Juniores. (Riguardo il Campionato giovanile Juniores scriviamo a parte in questo stesso blog)  

Per tutte le squadre partecipanti vige l’obbligo d’impiegare in campo per tutti e 90′ almeno quattro calciatori “giovani“, uno nato dal 1 gennaio 1991 in poi, due dal 1 gennaio 1992 e un altro dal 1 gennaio 1993.

Una formula vincente che la Serie D applica da più di dieci anni, una soluzione che permette alle società di valorizzare i giovani.

L’organico della D è un vero e proprio spaccato dell’Italia, nei nove gironi, tre da venti squadre (A, B e D) e sei da diciotto (C, E, F, G, H, I), troviamo sette squadre abruzzesi, tre lucane, sei calabresi, quindici campane (che è la Regione più rappresentata), undici emiliano-romagnole, cinque del Friuli Venezia Giulia, quattordici laziali, quattro liguri, venti lombarde, sei marchigiane, tre molisane, tredici tra piemontesi e valdostane, sei pugliesi, cinque sarde, otto siciliane, tredici toscane, due trentine, undici umbre e sedici venete.

Città di Brindisi, nuovo cosenza, salerno-ex-salernitana,ravenna, serie d 2011-2012,montecchio maggiore, alta corte di giustizia sportiva,VERBANO,elenco completo tutti gironi serie d, juniores, 91-92-93 regola degli under

Riproponiamo ora l’elenco completo dei nove Gironi:

Girone A: Bogliasco D’Albertis, Chiavari Caperana, Lavagnese, Pro Imperia, Acqui, Albese, Aquanera, Asti, Borgosesia, Chieri, Derthona, Lascaris, Novese, Santhià, Valleeaoste, Villavalvernia Val Borbera, Cantù San Paolo, Folgore Caratese, Naviglio Trezzano, Verbano;

Girone B: Atletico Pro Piacenza, Fidenza, Fiorenzuola, Gozzano, Alzano Cene, Aurora Seriate, Caronnese, Carpenedolo, Castellana Castelgoffredo, Colognese, Darfo Boario, Gallaratese, Mapellobonate, Olginatese, Pizzighettone, Ponte S.Pietro, Rudianese, Seregno, Sterilgarda Castiglione, Voghera;

Girone C: Gradisca, Pordenone, Sacilese, Sanvitese, Tamai, Mezzocorona, St.Georgen, Belluno, Città di Concordia, Delta Porto Tolle, Giorgione, Legnago Salus, Sarego, Montebelluna, Montecchio Maggiore, Sandonà, Union Quinto, Unione Venezia;

Girone D: Camaiore, Forcoli, Lanciotto Campi Bisenzio, Pelli Santacroce, Pistoiese, Rosignano, San Miniato Tuttocuoio, Scandicci, Sestese, Bagnolese, Forlì, Mezzolara, Ravenna, Virtus Castelfranco, Virtus Pavullese, Cerea, Este, San Paolo Padova, Villafranca Veronese, Virtus Vecomp;

Girone E: Castel Rigone, Deruta, Città di Castello, Orvietana, Pierantonio, Pontevecchio, Sansepolcro, Sporting Trestina, Sporting Terni, Todi, Voluntas Spoleto, Atletico Arezzo, Città di Pontedera, Pianese, Sansovino, Flaminia Civitacastellana, Viterbese, Zagarolo;

Girone F: Atletico Trivento, Isernia, Olympia Agnonese, Atessa Val di Sangro, Luco Canistro, Miglianico, Renato Curi Angolana, San Nicolò, Santegidiese, Teramo, Ancona, Civitanovese, Jesina, Recanatese, Sambenedettese, Vis Pesaro, Real Rimini, Riccione;

Girone G: Bacoli Sibilla Flegrea, Pomigliano, Salerno, Arzachena, Budoni, Portotorres, Progetto Sant’Elia, Selargius, Anziolavinio, Astrea, Atletico Boville, Città di Marino, Civitavecchia, Cynthia, Fidene, Sora, Monterotondo Lupa, Palestrina;

Girone H: Cristofaro Oppido, Francavilla, Irsinese, Grottaglie, Città di Brindisi, Fortis Trani, Martina Franca, Nardò, Virtus Casarano, Gaeta, Casertana, Clt Campania, Internapoli Camaldoli, Ischia, Real Nocera, Sarnese, Turris, Viribus Unitis;

Girone I: Acireale, Adrano, Licata, Marsala, Messina, Nissa, Noto, Palazzolo, Acri, Cittanova Interpiana, Hinterreggio, Nuovo Cosenza, Sambiase, Valle Grecanica, Battipagliese, Nuvla San Felice, Sant’Antonio Abate, Serre Alburni.