Ciao gentili amici, lettori fedeli e lettori casuali. Stavo seguendo alcune discussioni su facebook molto interessanti. I commenti, mai banali, sono attorno al tema della eutanasia e la liceità di essa. Ovviamente i vari interventi nascono dal suicidio nelle scorse ore del giornalista e politico comunista Lucio Magri che si è tolto la vita in Svizzera. Ecco, vorrei “coinvolgervi” nella discussione. Ma non so se è irrispettoso, eticamente e legalmente, della privacy. Però , credetemi, sono dei temi molto interessanti ed OGNUNA delle singole riflessioni postate -ora, in questo momento, in “real time” verrebbe da dire- meriterebbe d’esser ascoltata, pensata e poi ancora pensata. Ok. Mi fermo qui. E’ che siamo tutti uomini, tutte persone e queste discussioni su temi universali ci riguardano tutti da vicino.

Diorama su Ezra Pound
Il mondo dell’uomo
& il mondo del mito

Convegno di studi

Giovedì 1° dicembre, ore 16.30
Università degli Studi di Milano
Via S. Antonio, 5 – Aula 1 – Milano

ezra pound, convegno, milano, giovedì 1 dicembre, università di milano-aula 1, diorama su ezra pound, il mondo dell'uomo & il mondo del mito, cesare cavalleri, luca gallesi, giorgio galli, giulio giorello, andrea scarabelli, collana "poundiana", edizioni ares, scuola romana di filosofia politica


Intervengono:

Cesare Cavalleri, «Un libro da riscoprire: L’Abc del leggere di Ezra Pound»
Luca Gallesi, «Ezra Pound economista eretico»
Giorgio Galli, «Ezra Pound e l’esoterismo modernista»
Giulio Giorello, «Ezra Pound e la scienza»

Coordina:
Andrea Scarabelli, Edizioni Bietti

Nel corso della serata
Luca Gallesi presenterà la collana “Poundiana” delle Edizioni Ares

In collaborazione:
con la Cattedra di Filosofia I dell’Università Statale di Milano
Scuola Romana di Filosofia Politica – Edizioni Bietti – Antares

www.ares.mi.it

 

Da mesi,
-ed anche più-
in modo assolutamente DISINTERESSATO
denuncio
il grave stato di cose in atto a Brindisi
relativamente alla situazione del calcio cittadino.

Fu estremamente consolante e confortante per me
l’atto compiuto da Domenico Mennitti:
nel premndersi cura della situazione di
autentico collasso
e con rischi CONCRETI per l’ordine pubblico

-e le cose sono andate esattamente cosi, sebbene c’è chi vaneggia parlando di “proteste civili” e “normali e GIUSTE (sic) critiche e contestazioni”

ebbe la formidabile intuizione,
degna di un uomo saggio e politico accorto,
di coinvolgere
-discretamente ma decisamente-
le Forze dell’Ordine.

(Parentesi: non lo fece per difendere sè, già oggetto di VERGOGNOSE aggressioni -e gli autori di quella “bravata” son tutti ancora in giro a piede libero magari a sobillare pericolose sommosse- ma perchè si era reso conto che troppi DELINQUENTI erano e/o si sentitivano a pieno titolo “PADRONI” ed in grado di determinare scelte, accordi, persone e di reagire in modo scomposto qualora qualcuno “osasse” por loro delle semplici domande).

Chi scrive ha ricevuto
non una
ma piu minacce.

E gli autori, dopo aver esaurito
le “cartucce”
-comi i bambini con i miniciccioli-
del tentativo di ridicolizzare
insultare
diffammare
calunniare
(fateci caso: tutti questi sono REATI. e correo è anche chi, in modo sostanzialmente “complice”, sebbene soft e con coperture ritenute piu che sufficienti)
la mia persona
-che ovviamente neppure dedicava molta attenzione a tali pericolosi comportamenti che erano propedeutici alla vera e propria “demonizzazione” della mia persona, culminata
poi
con le vere e proprie MINACCE
(da me immediatamente denunciate: nulla è piu lontano da me dell’omertà complice)
di cui è normale che si interesseranno -come già, ne sono certo, già fanno- i Tutori della Legge ed i difensori della INCOLUMITA dei cittadini, tanto più quando innocenti.

Ricordo ancora una volta le aggressioni
-vado a memoria e qualcuna potrebbe essermi sfuggita-
perpetrate da questi “tifosi”:

a)aggressione al Sindaco Mennitti;

b)aggressione ai familiari di Fabio Moscelli;

c)aggrssione a Roberto Quarta;

d)aggrssione a Giuseppe Roma.

Senza dimenticare numerose altre manifestazioni, al limite del Codice Penale -se non erro gli orridi e squallidi striscioni di “critica” son stati sequestrati: esse contenevano pesanti avvertimenti e qualcuno, prima o poi, dovrà risponderne: non siamo nella giungla e non vale la “legge del piu forte”.

Infine, per chiudere, la orripilante
ennesima minaccia
-dello stesso soggetto, uno dei “capi ultra” con trascorsi politici-
che mi scrive, alle 22.55, di MERCOLEDI’ 25 NOVEMBRE 2011
le t e s t u a l i, inequivocabili parole:
“apri li uecchi che prima o poi te li farò chiudere”.

Spero, nel giro di poco, la Giustizia faccia il suo corso.


cosimo de matteis

“Cari figli,

oggi desidero darvi la speranza e la gioia. Tutto ciò che è attorno a voi, figlioli, vi guida verso le cose terrene ma Io desidero guidarvi verso il tempo di grazia perchè in questo tempo siate sempre più vicini a mio Figlio affinchè Lui possa guidarvi verso il suo amore e verso la vita eterna alla quale ogni cuore anela.

Voi, figlioli, pregate e questo tempo sia per voi il tempo di grazia per la vostra anima. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Messaggio da Medjugorje del 25 Novembre 2011

Follow me on Twitter : @de_matteis_co

c r o c e.jpg

Ti adoro, o Croce Santa, che fosti ornata del Cor­po Sacratissimo del mio Signore, coperta e tinta del suo Preziosissimo Sangue. Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me. Ti adoro, o Croce Santa, per amore di Colui che èil mio Signore. Amen.

(Recitata 33 volte il Venerdì Santo, libera 33 Anime del Purgatorio.

Recitata 50 volte ogni venerdì, ne libera 5.

Venne confermata dai Papi Adriano VI, Gregorio XIII e Paolo VI).

 

 


1_0_539264.JPG.pngIl Papa nel pomeriggio si è recato in visita al Foyer “Pace e Gioia” delle Missionarie della Carità a Cotonou, dove è stato accolto da un folto gruppo di bambini: bambini abbandonati o malati assistiti dalle religiose. Di qui si è trasferito nella Parrocchia di Santa Rita per un festoso incontro con i bambini beninesi animato da canti e danze. Il Papa li ha ringraziati di cuore. Poi ha ricordato che “Dio nostro Padre ci ha riunito attorno al suo Figlio e nostro Fratello, Gesù Cristo, presente nell’Ostia consacrata durante la Messa. È un grande mistero davanti al quale si adora e si crede. Gesù, che ci ama tanto, è veramente presente nei tabernacoli di tutte le chiese del mondo, nei tabernacoli delle chiese dei vostri quartieri e delle vostre parrocchie. Io vi invito a farGli visita spesso per dirGli il vostro amore”.

“Alcuni tra voi – ha proseguito – hanno già fatto la prima Comunione, altri vi si preparano. Il giorno della mia prima Comunione è stato uno dei più bei giorni della mia vita. Non lo è stato forse anche per voi? Perché? Non è solo a causa dei bei vestiti o dei regali o anche del pranzo della festa! È soprattutto perché, quel giorno, riceviamo per la prima volta Gesù-Eucaristia. Quando io faccio la comunione, Gesù viene ad abitare in me. Devo accoglierlo con amore e ascoltarlo attentamente. Nel profondo del mio cuore, posso dirgli per esempio: «Gesù, io so che tu mi ami. Dammi il tuo amore così che io ti ami e ami gli altri con il tuo amore. Ti affido le mie gioie, le mie pene e il mio futuro»”.

Il Papa ha invitato i bambini a non esitare “a parlare di Gesù agli altri. Egli è un tesoro che bisogna saper condividere con generosità. Nella storia della Chiesa, l’amore di Gesù ha riempito di coraggio e di forza tanti cristiani e anche dei bambini come voi! Così, san Kizito, un ragazzo ugandese, è stato messo a morte perché voleva vivere secondo il Battesimo che aveva ricevuto. Kizito pregava. Aveva capito che Dio è non solo importante, ma che è tutto”.

Benedetto XVI poi ha chiesto: “Che cos’è la preghiera? È un grido d’amore lanciato verso Dio nostro Padre con la volontà di imitare Gesù nostro fratello. Gesù si ritirava in disparte per pregare. Come Gesù, anch’io posso trovare ogni giorno un luogo calmo in cui mi raccolgo davanti a una croce o ad una immagine sacra per parlare a Gesù e ascoltarlo. Posso anche usare il Vangelo. Poi conservo nel mio cuore un passo che mi colpisce e mi può guidare durante la giornata. Restare così un po’ di tempo con Gesù, Gli permette di riempirmi del suo amore, della sua luce e della sua vita! Questo amore che ricevo nella preghiera, sono chiamato a donarlo a mia volta ai miei genitori, ai miei amici, a tutti quelli con cui vivo, anche a coloro che non mi amano, e anche a coloro che non apprezzo molto. Cari bambini, Gesù vi ama! Chiedete anche ai vostri genitori di pregare con voi! A volte, bisogna spingerli un po’. Non esitate a farlo. Dio è così importante!”.

“La Vergine Maria, sua Madre – ha proseguito il Papa – vi insegni ad amarLo sempre più attraverso la preghiera, il perdono e la carità. Vi affido tutti a Lei, come pure i vostri familiari e i vostri educatori. Guardate! Tiro fuori un rosario dalla mia tasca. Il rosario è come uno strumento che si può utilizzare per pregare. È semplice pregare il rosario. Forse lo conoscete già, altrimenti chiedete ai vostri genitori di insegnarvi. Del resto, alla fine del nostro incontro ciascuno di voi riceverà un rosario. Quando lo avrete in mano, potrete pregare per il Papa,e vi chiedo di farlo, per la Chiesa e per tutte le intenzioni importanti”.

L’incontro si è quindi concluso con “un’Ave Maria per i bambini del mondo intero, specialmente per quelli che soffrono la malattia, la fame e la guerra”.

11.jpegPubblichiamo l’intervento integrale a Palazzo Madama del vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello durante il dibattito sulla fiducia al governo Monti. Non da oggi conosciamo e stimiamo Quagliariello, ma riteniamo che in queste parole sia chiaramente ed efficacemente espressa la posizione ed il pensiero, autenticamente liberale ed autenticamente popolare, di milioni di italiani. Sturzo è lieto: il suo “grido” sopravvive.


Signor presidente, colleghi senatori, presidente del Consiglio, signori del governo,

non comprenderemmo gli eventi che ci hanno portato qui oggi se non li inquadrassimo nel drammatico contesto di una crisi internazionale, che troppo spesso invece è stata deformata dalla lettura strumentale e provinciale per volgerla contro un governo che ha fatto molto più di quanto in una situazione ordinaria sarebbe stato lecito attendersi, fino a sacrificare al bene comune l’interesse della propria parte.

 

Un governo che nel pieno della tempesta mondiale, col peso di un debito pubblico pesantissimo stratificato nei decenni, ha fatto registrare un tasso di disoccupazione al di sotto della media europea, ha moltiplicato gli sforzi e i risultati nella lotta all’evasione, ha investito nella salvaguardia della pace sociale; un governo che ha varato in poche settimane la più consistente manovra economica della storia repubblicana e ha gettato le basi per raggiungere nel 2013 il risultato storico del pareggio di bilancio.

Ecco, noi non ci aspettiamo che i colleghi che fino a ieri erano all’opposizione riconoscano tutto questo. Ci aspettiamo però una presa di distanza da quelle fallaci profezie che i fatti si sono incaricati di smentire, secondo le quali le dimissioni del presidente Berlusconi sarebbero valse 100, 200, 300 punti di spread. Per rendersi conto di quanto fossero strumentali quelle affermazioni non bisognava essere professori di economia: basta aprire il Televideo e leggere l’andamento dei mercati degli ultimi giorni.

Insomma, se non si valutasse la complessità di ciò che sta accadendo, non si spiegherebbe perché oggi a chiedere la fiducia a una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne sia un illustre italiano così consapevole del valore della sovranità popolare da rispondere appena tre anni fa, a chi gli chiedeva se sarebbe stato disponibile a guidare un governo tecnico: “E’ sperabile che non accada mai. Spero che il sistema politico sia in grado di produrre governi politici con una maggioranza e un’opposizione”.

La crisi che stiamo vivendo, signor Presidente, è globale. Essa affonda le sue radici nel divorzio tra economia reale ed economia virtuale che, innescatasi dall’altra parte dell’Atlantico, ha lasciato in eredità bolle speculative e fallimenti di banche che nemmeno gli Stati sovrani avevano gli strumenti e le possibilità di tenere sotto controllo. Era inevitabile che il terremoto attraversasse l’oceano, ma non appena ha raggiunto il Vecchio Continente ha trovato ad attenderlo una situazione che ha fatto della crisi europea qualcosa di più e di più grave di una crisi di rimbalzo: ne ha fatto l’epicentro di una crisi strutturale che sconta la debolezza di una moneta senza garanti e il mancato completamento di un percorso.

Signor presidente, qui siamo tutti europeisti ma proprio per questo siamo tenuti a dirci la verità. La nascita dell’Unione è stata soprattutto un metodo, il metodo di Jean Monnet: fissato di volta in volta un obbiettivo condiviso, gli stati aderenti avrebbero dovuto cedere via via una quota di sovranità, la minore possibile compatibile con il raggiungimento dello scopo prefissato. Questa dinamica, più volte ripetuta, avrebbe dovuto produrre un graduale e costante trasferimento di sovranità dagli Stati-nazione all’Unione europea.

L’ultima e più importante tappa di questo percorso si è posta dopo la caduta del Muro, con l’avvento della moneta unica. Ed è proprio sull’unificazione monetaria che il meccanismo si è inceppato. L’euro è nato, ma ben presto ha iniziato a soffrire per una compagnia troppo numerosa che celava, in realtà, uno stato di solitudine nonché la perdita di identità dell’Europa: una moneta unica priva del sostegno di una banca garante, e   dipendente da diciassette governi nazionali non più disposti, nei fatti, a una lenta, graduale ma costante devoluzione di sovranità.

Non solo. L’andamento della crisi ha riverberato anche un altro carattere strutturale dell’Europa: la dualità fra Nord e Sud che è geografica ma anche geopolitica, economica e per certi versi esistenziale. La crisi finanziaria si è abbattuta dapprima su quelle economie più deboli dove lo Stato di diritto e il concetto stesso di regolamentazione erano più fragili, e dal bacino mediterraneo sta risalendo verso Nord. Non è un caso che sia stata così duramente colpita l’Italia che riflette al suo interno la stessa dualità. E non è un caso che questa stessa crisi stia mettendo a nudo le debolezze di quell’asse franco-tedesco che dopo aver rivendicato per decenni un ruolo di garante ora cerca di scaricare sugli altri i propri problemi.

E’ in questo contesto che il presidente Berlusconi e il PdL hanno maturato la scelta, non imposta da alcun voto di sfiducia, di compiere un atto di responsabilità contribuendo alla nascita del suo governo: un atto sofferto ma convinto. Signor presidente del Consiglio, assai più che dai programmi a dire il vero ancora vaghi, il nostro giudizio sull’operato del governo dipenderà da quanto esso riuscirà a fare giorno dopo giorno di fronte alla crisi. Oggi lei deve sapere che i margini della nostra disponibilità sono ampi. D’altra parte, chi di fronte alla gravità di questa crisi non mostrasse ampi margini si comporterebbe da ideologo e non da politico. Invece, la nostra scelta di far nascere il suo governo, e persino quella di far sì che esso fosse composto da soli tecnici, è scelta tutta quanta politica.

Sappiamo bene che ci troviamo a un bivio. Da questa esperienza il giovane bipolarismo italiano potrà uscire decomposto, oppure la democrazia maggioritaria potrà risultare rinsaldata.

Molto dipenderà dal ruolo che le principali forze politiche decideranno di interpretare; dalla loro capacità di assumersi insieme la responsabilità di scelte dure ma ineluttabili in campo economico, di preservare al contempo una fisiologica dialettica parlamentare sui temi caratterizzanti le rispettive identità, e di portare a termine quelle riforme delle istituzioni e dei regolamenti che riescano ad aggiornare e a rafforzare il nostro bipolarismo.

Anche il nuovo attivismo politico dei cattolici, di cui questo governo è positiva espressione, deve rientrare in questo schema, respingendo le sirene nostalgiche di una riedizione della Dc, magari anche solo riveduta e corretta. Anche perché solo in questo solco, che oserei definire “ratzingeriano”, potrà continuare a svilupparsi la collaborazione fra credenti e non credenti sul comune terreno di principi che sono parte costitutiva della nostra identità nazionale.

Concludo, signor Presidente. Siamo ben consapevoli che lungo questa strada ci sono dei rischi, e per noi il primo è quello di smarrire il rapporto con la Lega. Non ci illudiamo che la differente scelta di oggi possa non avere conseguenze, ma d’altra parte non dimentichiamo il percorso che la Lega ha fatto per integrare la sua forza popolare nelle istituzioni dello Stato-nazione e le riforme alle quali abbiamo lavorato insieme. Nell’ambito dell’ azione parlamentare non intendiamo annullare tre anni e mezzo di collaborazione.

Si apre oggi una fase di incredibile vivacità politica. Paradossalmente, signor presidente del Consiglio, è un governo tecnico a suscitarla. E noi, proprio in nome della politica e della sua nobiltà, sosterremo il suo governo fin quando e fin dove la responsabilità che fin qui abbiamo dimostrato continuerà a consigliarcelo.

 

Roma, 17 Novembre 2011