Un brano (ed un video) forse un po’ triste ma bello, terribilmente bello. Si, lo confesso: sono infinatamente ed inesorabilmente innamorato del pop britannico dei miei Anni Ottanta. E qui siamo in pieni “eighties” sotto ogni punto di vista. Vi auguro una bella Domenica, Giorno del Signore, ricordandoci di Lui prima di tutto il resto. Ciao!

DOMENICA, MUSICA, SUNDAY MORNING-VIDEO, YOU TUBE, THE BOLSHOI, ANNI OTTANTA, EIGHTIES, YOU TUBE, GIORNO DEL SIGNORE

“Sarebbe gravemente disonesto che un candidato occultasse la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’Ordinazione. Un atteggiamento così inautentico non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale.”

Tratto dalla “Istruzione
della Congregazione per l’Educazione Cattolica
circa i criteri di discernimento vocazionale
riguardo alle persone con tendenze omosessuali
in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri”

 


IL PROBLEMA VERO E’ LA OMOSESSUALITA’ E LA FORMAZIONE DEI SEMINARISTI


«I casi di abuso dei minori da parte di preti hanno poco a che vedere con la pedofilia, molto di più con l’omosessualità». E’ quanto afferma lo psicoterapeuta olandese Gerard van den Aardweg, rileggendo criticamente i dati delle ricerche compiute per conto della Conferenza Episcopale statunitense dal John Jay College of Criminal Justice. Van den Aardweg è autore di numerosi studi sull’omosessualità, in italiano è stato pubblicato dalla editrice Ares un suo volume, “Omosessualità e speranza”.

Professor van den Aardweg, lo studio del John Jay College offre spunti interessanti per comprendere il problema degli abusi sui minori da parte dei preti. In particolare mostra come la maggior parte degli abusi non hanno niente a che vedere con la pedofilia.
Ci sono due rapporti distinti del John Jay College (JJR), Il primo rapporto (JJR 1), del 2004, presenta statistiche sulle accuse di molestie a minori attribuite a sacerdoti e diaconi tra il 1950 e il 2002. Il secondo rapporto (JJR 2), del 2011 era mirato ad analizzare la personalità dei presunti molestatori e le circostanze esterne che potrebbero averne favorito la condotta, prendendo in esame il periodo dagli anni ’60 fino al 1985, quando le accuse di abusi sono già in diminuzione.
Spesso però si dimentica che tutti i dati contenuti nei JJR sono relativi perché non è mai stato verificato quante di queste accuse si sono poi rivelate vere o false. Se anche un 10% delle accuse fossero state smentite, i risultati della ricerca sarebbero tutti da rivedere.
Le statistiche sulla pedofilia erano già presenti nel primo rapporto, ma gli estensori non spesero troppe parole per dire che il principale problema non era la pedofilia. Nel secondo rapporto questa conclusione viene detta in modo molto più chiaro. Allo stesso tempo però sarebbe esagerato anche dire, al contrario, che la pedofilia non c’entra nulla con le accuse di molestie. Pedofilia significa contatti sessuali di adulti con bambini prima della pubertà, che in generale si assume arrivi attorno agli 11 anni.

Quali sono i dati principali contenuti nel JJR 1 riguardo al comportamento pedofilo dei preti?
Il 12% di tutti i casi tra il 1950 e il 2002 coinvolgeva bambini minori di 11 anni, cosa che viene quindi classificata come pedofilia omosessuale; il 6,6% dei casi riguardava invece le bambine sotto gli 11 anni, quindi pedofilia eterosessuale. Vale a dire che in meno del 20% dei casi totali si trattava di pedofilia. Certo, se consideriamo che ci sono una percentuale di ragazzi fra gli 11 e i 14 anni che non hanno ancora raggiunto la pubertà, possiamo ipotizzare che anche una parte di questi casi sia da classificare come pedofilia, in ogni caso non si supererebbe il 30% dei casi totali. Ma questo è un calcolo teorico, e comunque anche in questo caso il principale problema non è la pedofilia.

Inoltre parliamo di “casi” di pedofilia, non di percentuali di preti pedofili. Infatti nel JJR 1 troviamo che il 3% dei preti accusati erano responsabili del 26% di tutti i casi denunciati tra il 1950 e il 2002. Curiosamente il rapporto non dice l’età e il sesso dei minori molestati da questo 3%. Ma anche se una parte di questi preti fosse pedofila, la percentuale dei preti pedofili tra quelli accusati di molestie è certamente molto al di sotto del 26%.
Per questo il JJR 2 ha dovuto ribadire che è sbagliato definire pedofili tutti i preti accusati di abuso dei minori. Se poi siano il 5 o il 10% o cos’altro, nessuno può dirlo, i due rapporti non lo hanno chiarito.

Ma se il problema principale non è la pedofilia, qual è allora il problema nella sessualità della maggioranza dei preti coinvolti?
L’82% di tutte le presunte molestie consumate tra il 1950 e il 2002 aveva come vittime dei maschi: il 12% sotto gli 11 anni, come abbiamo visto, il restante 70% tra gli 11 e i 17 anni. Il che vuol dire che la grande maggioranza dei casi ha a che fare con l’«ordinaria» omosessualità. In generale i pedofili non si rivolgono a bambini dello stesso sesso, e certamente neanche gli eterosessuali. Inoltre, è innegabile che una rilevante parte di uomini con orientamento omosessuale sia attratta dagli adolescenti e preadolescenti. Secondo una ricerca, circa il 20% dei maschi omosessuali attivi preferisce adolescenti e preadolescenti, un altro 20% preferisce ragazzi nella tarda adolescenza e giovani adulti. Quindi circa il 40% di maschi omosessuali ha un’attrazione per gli adolescenti, che viene chiamata efebofilia.

 
Una buona notizia è che dagli anni ’80 il numero di casi denunciati di molestie ha iniziato a diminuire, il che sembra coincidere con le misure preventive prese nel 1981 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora guidata dal cardinale Ratzinger.
Sì, questo documento vaticano può avere aiutato, soprattutto se lo vediamo come parte di sforzi congiunti durante il pontificato di Giovanni Paolo II per mettere mano alla confusione morale e dottrinale causata dal dissenso nella Chiesa del post-Concilio, che senza dubbio è stato uno dei fattori più importanti nell’abbassare la resistenza di molti preti ai propri impulsi sessuali, omo o eterosessuali che fossero. Ma sicuramente ci sono stati altri fattori a giocare un ruolo in questa diminuzione di casi. Ad esempio, in alcuni paesi a causa dell’abbandono di tanti preti e religiosi, molte scuole e istituzioni educative hanno dovuto chiudere. La frequenza in chiesa dei ragazzi è diminuita drasticamente: in altre parole sono venuti meno quei luoghi dove alcuni preti con problemi potevano avvicinare i ragazzi.

Non dobbiamo però credere che sia calato allo stesso modo il comportamento omosessuale dei preti. Una visione più liberal riguardo al comportamento omosessuale era già penetrata in profondità nella Chiesa. E contemporaneamente molti giovani con orientamento omosessuale erano entrati nei seminari e diventati sacerdoti. Inoltre l’età dei partner sessuali di seminaristi e preti omosessuali si sposta in avanti man mano che il comportamento omosessuale viene sempre più apertamente tollerato e normalizzato.

Eppure il JJR 2 non tira le conclusioni. Anzi, sposta l’attenzione su una rigida educazione moralistica ricevuta in famiglia come causa di comportamenti scorretti, e comunque non rileva alcuna differenza sostanziale tra i preti accusati di abusi e gli altri sacerdoti. Come mai queste conclusioni, peraltro non suffragate da nessun dato oggettivo?
Sicuramente questa è una parte molto debole del rapporto, io credo per due motivi essenzialmente: il primo è che i ricercatori del John Jay College sono incompetenti quanto a investigazioni “psicologiche”. Secondo motivo, sicuramente più importante, è il tentativo di coprire l’evidente “impronta” omosessuale in tutta la faccenda: questo è un tabù che deve essere protetto. Per questo si è evitato di cercare e presentare i dati come una seria ricerca, non viziata da pregiudizi, dovrebbe fare: dividendo tutti i casi in categorie molto ben individuate: quelli che hanno abusato di maschi minori di 11 anni, quelli che hanno abusato di femmine sotto gli 11 anni, quelli che hanno abusato di maschi tra gli 11 e i 13 anni, le femmine della stessa età, e così via. In questo modo la verità emergerebbe con chiarezza.

Quindi le conclusioni del JJR 2 sono fuorvianti…
Lo sono perché cercano di nascondere la realtà, accreditando una delle parole d’ordine del movimento gay: gli omosessuali non hanno una maggiore inclinazione alle molestie rispetto agli eterosessuali. Così si arriva a fare contorsioni linguistiche per non dire ciò che appare evidente. Ad esempio il JJR 2 rifiuta con sdegno “la diffusa speculazione… che l’identità omosessuale è legata agli abusi… soprattutto a causa dell’alto numero di vittime di sesso maschile”. Speculazione? Quasi l’85% delle vittime sono adolescenti maschi e loro pensano di poter liquidare tranquillamente il fattore omosessuale? Questa è cecità voluta. Nessuno che abbia familiarità con il problema delle molestie subite da parte di insegnanti,  in istituti, nelle famiglie adottive e così via, può dubitare delle motivazioni omosessuali che sono all’origine della maggioranza dei casi. Piuttosto è la conclusione del JJR 2 secondo cui i preti che abusano di minori non sono distinguibili dagli altri preti a essere pura fantasia. Questo vorrebbe dire che ci sarebbe stato qualche migliaio di normali preti eterosessuali che hanno cercato gratificazione sessuale con ragazzi invece che con ragazze. E’ una cosa priva di senso, chi può darvi credito?

 Articolo di ROBERTO MARCHESINI, La Bussola Quotidiana, http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-preti-pedofili-no-omosex-4347.htm

 

Articolo di Raffaella Frullone, tratto da “La Bussola Quotidiana” del 27 Gennaio 2012

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-ges-mi-ha-guaritoparola-di-ex-lesbica-4320.htm

 


Non è vero che gli omosessuali “sono nati così”. La società in cui viviamo esorta ad avere relazioni con persone dello stesso sesso soltanto perché “bisogna provare”, questo è sbagliato e danneggia le persone.

Prima di venire tacciati di omofobia dai paladini del politically correct precisiamo subito che a parlare è una persona che per molto tempo è stata omosessuale, una donna, che prima era lesbica ed oggi è sposata con un uomo e mamma di cinque bambini.

Dawn Wilde (nome di fantasia), 37 anni, ha raccontato la sua storia in una toccante e schietta testimonianza dal titolo “Confessions of a Recovering Lesbian” ovvero “Confessioni di una lesbica guarita”.

«La maggior parte dei gay e delle lesbiche raccontano di “sapere” che erano omosessuali fin da giovanissimi, per me non è stato così – racconta. – Avevo le sensazioni che hanno tutte le ragazze quando crescono, mi visualizzavo sposata con un uomo e mamma di tanti bambini. Poi ho incontrato Nora.»

Nora e Dawn si conoscono all’università, frequentano numerose lezioni insieme, dormono nella stessa stanza del college, presto diventano amiche, anzi BBF, “Best friends forever”, ovvero “migliori amiche per sempre”. Un’amicizia tra ragazze come tante, fino a quando Dawn si accorge che qualcosa era profondamente diverso.

«Dopo qualche mese un pensiero si affaccia all’improvviso nella mia mente: “sono innamorata di Nora”. Il pensiero mi ha spaventato tantissimo, ho pianto per ore ed ore cercando di immaginare come avrei potuto vivere innamorata di una donna, eppure c’era tutto: l’attrazione emotiva e quella fisica. Da quel momento comincio ad evitare Nora, non volevo vederla o starle vicino, ma è durato poco perché lei voleva assolutamente sapere quale fosse il problema, così ho detto tutto, ho raccontato quello che provato sperando che lei avrebbe reagito con orrrore, invece con stupore Nora mi ha detto che lei provava le stesse cose».

Nel suo scritto Dawn si mette al riparo anche da chi le può chiedere come sia possibile, svegliarsi d’un tratto e ritrovarsi innamorata di una donna. «Non accade all’improvviso. Oggi posso dirlo guardando la nostra storia passata, Nora da piccola era stata ripetutamente molestata da un cugino, io invece ero stata abbandonata dalla mia mamma naturale e crescita con una madre adottiva mentalmente instabile che mi picchiava, umiliava o chiudeva in camera per giorni. Ora si spiega: per me Nora era il legame unico con una donna che non avevo mai avuto, per Nora invece, io ero assolutamente innocua, non avrei potuto farle male. Nessuna di noi due credeva in Dio, il che ci ha messo più facilmente in grado di ignorare le nostre coscienze».

Quella tra Nora e Dawn non è un’avventura, ma una relazione durata stabile di tre anni. Poi ad un certo punto qualcosa cambia. Succede paradossalmente discutendo di una donna lesbica, apparentemente felice e realizzata. Oggi mamma di quattro figli, Cat Cora, è una famosa conduttrice televisiva dichiaratamente omosessuale che negli anni ha fatto proprie le battaglie della comunità Glbt.  «Ci siamo rese conto che nessuna delle due aveva davvero smesso di sognare una famiglia “normale”. Nonostante l’attrazione che sentivamo l’una per l’altra c’era qualcosa di più profondo scritto nel nostro cuore che ci faceva sognare l’abito bianco, il matrimonio, i bambini. Forse era per questo che io non volevo rivelare a famigliari e amici la nostra storia».

Questa presa di coscienza non coincide con la fine della storia tra le due ragazze che, nonostante questo, non riescono a separarsi l’una dall’altra. Poi Dawn, a pochi mesi dalla laurea, incontra un uomo, che per la prima volta riesce a trasmetterle il senso di normalità e naturalità che cercava. «Non è stato facile per Nora accettare che io frequentassi un uomo, anzi. E’ stato a quel punto che, forse per senso di rivalsa, ha rivelato a tutti la sua omosessualità e la nostra storia. E’ stato un momento per me molto difficile perché io continuavo a essere attratta, emotivamente e fisicamente, dalle donne».

Due anni dopo, Dawn incontra quello che oggi è suo marito. «Con lui ho provato queste cose e molto di più. L’ho sposato e gli ho promesso amore e fedeltà. Questo non ha completamente cancellato l’attrazione che sentivo per le donne, ma con l’aiuto di Dio sono riuscita a resistere».

«Poi siamo diventati cattolici. Se prima ero obbediente alla Chiesa, e con fatica resistevo, leggendo la Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II ho finalmente compreso che il mio corpo è sacro, ho capito perché non mi sentivo soddisfatta con Nora e perché mi sento così profondamente unita a mio marito. Non significa che il passato non lasci tracce, ma sono felice di dire che oggi la battaglia è molto più semplice, ogni giorno lavoro su me stessa per rimanere fedele a Dio e a mio marito. So cosa significa provare attrazione per una donna, una donna per tradire il marito si deve sentire amata, coccolata, cercata, emotivamente coinvolta. Ecco perché in un certo senso per me è più facile cadere, ma quando succede faccio una cosa semplice, chiedo aiuto a Dio. Mi aiuta ricordare che c’è un miracolo unico che io sono riuscita a compiere con mio marito e mai avrei potuto con una donna: cooperare con Dio per creare una persona unica con un’anima immortale. È una grazia incomparabile. Non è più “fare sesso”, ma unirsi ad una persona in modo profondo ed eterno.».

«Oggi provo una grande pena per le persone che passano nel mio stesso travaglio. Credo fermamente che non dobbiamo indurre le persone a “provare” relazioni omosessuale. Ma non credo che i gay siano gli unici a lottare. Io da lesbica non ero molto diversa da un uomo che lotta per non considerare la donna un oggetto, o una donna etero che lotta contro la tentazione di fornicare. Siamo tutte persone ferite, ecco perché abbiamo bisogno di Cristo. Nessuno nasce omosessuale, il vuoto che provano le persone gay è una prova di questo, la Chiesa può aiutare ad uscirne. Certamente posso dire che è un grande conforto sapere che lentamente ma sicuramente, Dio sta guarendo dalle ferite della mia anima dal peccato sessuale che l’ha insudiciata. La grazie di un matrimonio casto e felice si può ottenere con tre cose: preghiera, confessione, Eucarestia. Basta solo chiedere.».

Articolo di Raffaella Frullone, tratto da “La Bussola Quotidiana” del 27 Gennaio 2012

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-ges-mi-ha-guaritoparola-di-ex-lesbica-4320.htm

Articolo di Raffaella Frullone, tratto da "La Bussola Quotidiana" del 27 Gennaio 2012, lesbica guarita,confessioni di una lesbica guarita, glbt

Non se ne può più. Gli avvoltoi -ed ognuno sa a chi mi riferisco- esistono da due secoli oramai ed invece di migliorare (altro che “evoluzione delle specie”) peggiorano a vista d’occhio. E diventano pure cattivi maestri. Con le virgolette su “maestri” ed evidenziando il cattivi.

La ennesima tragedia diventa il pretesto per dare sfogo all’innato pettegolezzo così poco virile. E molte femmine, infatti, illudendosi di essere colleghe di Flaiano e Buzzati ne combinano di tutti i colori. Non è mia intenzione parlare del pressapochismo, della inesattezza e talora della vera e propria ignoranza: ci sarà sempre tempo e modo di farlo, se Dio vuole. Mi disturba lo “sfruculiare” sfacciato ed un po’ maldestro nelle cose personali. Un ragazzino si trova d’improvviso al cospetto del suo (e nostro) Giudice e Creatore e questi non trovano di meglio che fare una capatina nella pagina facebook e con copia&incolla a manetta realizzano un “articolo” (an capu a loru è nn’articulu).

Ecco: il peggio del peggio. Manco Alberto Sordi, che pure era un maestro, saprebbe interpetrare questo mix fastidioso ed urlato di cinismo, bieco e miserabile. Ma truvativi nnà fatìa veramenti. E lasciate le persone in pace nel loro dolore.

consacrare la citta alla madonnaAvverto, abbastanza nitida, la urgenza di incrementare la PREGHIERA per il nostro Paese. Personalmente, poi, ho un grande desiderio: quello di far CONSACRARE -dalle Autorità Civili e Religiose unitamente- le nostre città alla Vergine Santa. Nel mio piccolo farò di tutto, usando il mio blog, per sollecitare tale santa iniziativa nella mia città. Vi suggerisco, umilmente, di fare analoghe richieste nelle vostre città e paesi. E pazienza se qualcuno dirà che “è roba da medioevo”….

Coraggio, siamo fieri della nostra Fede in Cristo Signore!

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Messaggio del 25 Gennaio 2012

“Cari figli!

Anche oggi vi invito con gioia ad aprire i vostri cuori e ad ascoltare la mia chiamata. Io desidero avvicinarvi di nuovo al mio cuore Immacolato dove troverete rifugio e pace. Apritevi alla preghiera affinché essa diventi gioia per voi. Attraverso la preghiera l’Altissimo vi darà l’abbondanza di grazia e voi diventerete le mie mani tese in questo mondo inquieto che anela alla pace. Figlioli, testimoniate la fede con le vostre vite e pregate affinché di giorno in giorno la fede cresca nei vostri cuori. Io sono con voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”