Lecce in Serie C. La fine di una ventennale anomalia

lecce spa.jpgIo vorrei trattenermi, dovrei trattenermi. Ed infatti avevo deciso di non scrivere nulla in merito alla Sentenza odierna. Quello che avevo da dire –ben poco in verità: i fatti da cui scaturiscono le indagini, l’inchiesta ed il successivo verdetto non lasciano molto spazio ai commenti: è tutto così chiaro- l’ho già detto. Però, per caso, mi son imbattuto in una dichiarazione di un sudamericano –non so di che paese sia e mi interessa poco- che dice addirittura: “il Lecce non può fare la Serie C”. Si. Avete letto bene. Ha detto proprio così. Ci mancava solo che dicesse non può fare la serie c e non la farà.

Ed invece il Lecce non solo può fare la serie c –come ha fatto per tanti anni, anzi: decenni. Ed ha fatto pure tanti anni di serie d. E non stuzzicatemi sennò vi dico quanti anni di quarta serie ha fatto con esattezza- ma d e v e fare la Serie C. E pure con la penalizzazione.

Del resto questa sentenza (che, felice coincidenza, giunge dopo la meritata retrocessione) mette fine ad una anomalia del calcio italiano. Una delle tante, sia chiaro. Un impazzimento generale che perdura, imperterrito, da oltre venti anni, e che ha trasformato e rovinato la nostra sana passione per il pallone trasformandolo in un oggetto di marketing. Maledetti soldi.

Sto andando abbastanza a ruota libera – né mi preoccupo tanto di ciò- ma dico quello che ho sempre detto chiacchierando con gli amici. E dico pure che ho sempre visto come simbolico inizio di questo “calcio moderno” la capotica operazione di “calcio-mercato”(termine bruttissimo, che richiama lo sporco denaro. E la schiavitù finanche) che fece il presidente del Milan quando, testardamente appunto, quasi a voler dimostrare il potere dei soldi (suo e della sua squadra) si ostino a prendere dal Torino un modesto giocatore (si chiamava Lentini, lo dico per i più giovani) che non serviva proprio al Milan –la rosa era già ampia, forte e competitiva- eppure Berlusconi volle prenderlo ugualmente. Il costo? Settanta miliardi. Credo che fece una decina di partite o poco più. Poi scomparve, come tante altre meteore.

Perché mi soffermo su Lentini e cosa c’entra col Lecce in serie c, mi chiederete. A parte che scrivo quel che voglio, ma a voler dare una spiegazione vi dico che fu allora – in quegli anni- che iniziò la rovina: rose ampie (in nome del “turn-over”: che sciocchezza) e colme di bidoni costosi (molti provenienti dall’estero), pay tv ( i vecchietti come me ricorderanno che fu allora che nacque Tele +, genitrice naturale della attuale sistema di televisioni a pagamento), diritti televisivi esorbitanti, prezzi dei biglietti inaccessibili, partite anticipate, posticipate e messe in orari incredibili (siam giunti alla bizzarria delle partite a mezzogiorno della Domenica!), serie A che dalle 16 squadre, formato ideale, passa prima a 18 e poi a 20, per aumentare il numero delle partite (e quindi diritti televisivi ergo: denaro,.mammona) e rendendo così il campionato lungo e snervante che inizia ad agosto (invece che a metà o fine settembre come è giusto che sia) e che quindi rende i dodici mesi pallonari un circo impazzito senza soluzione di continuità che dallo scudetto si ritrova immersa nel “calciomercato” e poi le presentazioni alle tv e poi i tornei in estremo oriente a fine luglio (non certo per beneficenza) e poi le amichevoli “di lusso” e poi il campionato e poi la champion anzi no, i preliminari di champions, europa league ed intertoto.

Basta, torno al Lecce. Allora, in questo calcio malato (e precisamente nevrotico. E ditemi pure se la diagnosi è secondo voi errata) son sorte qua e la delle “sacche” create da società che in un sistema così folle (comandato dalle tv, dagli sponsor e in definitiva dal dio denaro) son crollate, fallite. Io ricordo, ad esempio, la coraggiosa scelta del Piacenza che trovandosi in Serie A (una parvenu, come diremo fra poco) rinunciò ai calciatori stranieri. Era il “disperato” tentativo di opporsi a quel sistema che ha portato al paradosso di una squadra che vince il campionato italiano senza un calciatore italiano in campo. Il Lecce in tale circo ci è giunto, il giusto va pure detto, abbastanza meritatamente grazie ad un presidente (Jurlano) ed un Direttore Sportivo (Cataldo) che riuscirono a portare una squadra che fino ad allora aveva fatto i suoi campionati di serie c e di serie b (con cadute in quarta serie) senza mai pensare di poter aspirare alla massima serie. Ma ci riuscirono. Ci riuscirono sul campo, questo è giusto sottolinearlo. Naturalmente fu una meteora: dodici mesi dopo era già tornata in quella Serie B  (che secondo me è persino troppo per una comune come Lecce) da cui era incredibilmente salita in Serie A. E poi cosa è successo? E’ successo che il circo cominciò l’impazzimento di cui ho già detto (Lentini, settanta miliardi, turnover, sponsor, pay tv eccetera) ed in tale contesto le varie Società che han saputo giostrarsi in tale mondo sostanzialmente guidato dal marketing e dai soldi son andate avanti. Fra queste il Lecce. Ed altre anomalie: Siena, Piacenza, Empoli, Chiedo, Treviso in Serie A! Da non crederci. E, parallelamente, in serie b paeselli sconosciuti ai più e noti solo agli appassionati di geografia: Albino Bergamasco, Castel di Sangro, Portogruaro, Leffe, Fermo, Castellamare ed altri minuscoli centri senza nessuna tradizione calcistica.

Ecco. Mò mi sono stancato di scrivere epperò debbo concludere coll’argomento da cui son partito. Quel colombiano (o di dove è lui) che sostiene “il Lecce non può fare la Serie C” deve capire che invece la può fare –ed anzi: la deve fare- e se a lui non va bene prenda la nave e se ne torni laggiù e trovi una squadra di Serie A boliviana che se lo carichi, se è così forte. Noi vivremo lo stesso anche senza di lui. E senza il Lecce o il Portosummaga in serie b.

cosimo de matteis

stadio portogruaro.jpg


Lecce in Serie C. La fine di una ventennale anomaliaultima modifica: 2012-08-10T16:26:00+00:00da dematteiscosimo
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12 pensieri su “Lecce in Serie C. La fine di una ventennale anomalia

  1. Prima impara a scrivere correttamente in Italiano,magari ricominciando dalla prima elementare dopo pulisciti la bocca che puzza di cazzo. Noi giochiamo in serie c il tuo brindisi oltre ad essere provincia di Taranto non esiste piu` in tutti i sensi e` vero che siete dei complessati invidiosi torna a vivere nella tua fogna di citta`. Sei solo un povero coglione afflitto da quello che si chiama COMPLESSO DI INFERIORITA`.

  2. Anno 1929/30 vengono riformati i campionati, nasce il campionato di serie B. Guarda chi è una delle due uniche squadre meridionali a parteciparvi, quando i campionati erano esclusivamente settentrionali: http://it.wikipedia.org/wiki/Serie_B_1929-1930.
    Un’anomalia che dura da 83 anni evidentemente. Ah, prima che qualcuno ti stuzzichi e scrivi un’altra boiata ha fatto la quarta serie esattamente 3 anni, dal ’55-’56 al ’57-58.

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