CUNEO-LECCE e le filippiche poppite

emigrante poppito.jpgCircolano ancora le barzellette -sovente scaturite da fatti verosimili o proprio realmente accaduti- dei leccesi, con la loro valigia di cartone e la loro proverbiale avidità, che sbarcavano impauriti e spaesati alla stazione di Milano o di Torino. Le sentivo da bambino, le risento ancora oggi e, soprattutto, mi capita di rivedere le stesse scene. Ebbene, nonostante tutto ciò, con la tipica sindrome di contadini un po’ arricchiti (ci sono veri e propri casi da manuale di sociologia) questi poppiti -che magari non vanno piu scalzi come un tempo ma sempre poppiti restano- che ti fanno? Danno del “provinciale” al piemontese. Non ci credete? Allora, date uno sguardo ad alcuni siti internet (di serie b, se non proprio blogghetti piu sgangherati del mio) leccesi e troverete filippiche piene di boria e saccenza contro il Cuneo e contro il loro “campetto di paese” (lo definiscono così o pure peggio) reo di non esser abbastanza grande per accogliere il grande Lecce-che-tremare-il-mondo-fà- e soprattutto le loro decine e decine di migliaia di ultras (residenti in piemonte e in regioni limitrofe, cvd…) che starebbero riscontrando mille difficoltà a causa della improvvisazione e del provincialismo del Cuneo che, scrivono proprio così, non è ancora pronto per il grande calcio. Ora, a parte che parliamo di Serie C, ma suscita davvero ilarità un editorialista (diciamo così, in realtà sono improvvisati-loro si!- “giornalisti” di paeselli rurali) che con superbia neppure malcelata accusa il piemonte di non essere all’altezza (sic!) del Lecce! Beh, se vi ho incuriosito, non vi resta che godervi le sgrammaticate ed involontariamente comicissime critiche di alcuni “giornalisti” leccesi sull’affaire Cuneo-Lecce e quel pasticciaccio brutto dei biglietti per i leccesi in altitalia (sbarcati con le valigie di cartone).

CUNEO-LECCE e le filippiche poppiteultima modifica: 2012-09-06T17:21:00+00:00da dematteiscosimo
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19 pensieri su “CUNEO-LECCE e le filippiche poppite

  1. a tutti quelli che leggeranno il blog di cosimino: questo è stato cacciato a pedate da un altro forum di Brindisi perchè si firmava con nickname differenti (cococronaca, tifoso, diffidati ubr ecc ecc), facendo litigare tra di loro i suoi stessi nick……insomma un pazzo da legare (e questo articolo ne è la conferma) che a chiamarlo coglione si fa torto ai testicoli…….IGNORATELO

  2. Lo Sporting Club Lecce

    Il 15 marzo 1908 viene fondato lo Sporting Club Lecce, che inizialmente comprende sezioni di calcio, atletica leggera e ciclismo. Il primo presidente è Francesco Marangi. Le prime maglie sono bianconere. Nei primi anni di vita la squadra svolge attività di carattere prevalentemente regionale. Nel 1923/24 l’attività viene sospesa una prima volta.

    La nascita dell’U.S. Lecce

    Il 16 settembre 1927 nasce l’Unione Sportiva Lecce dalla fusione della Juventus e del Gladiator e le maglie sono ancora bianconere. Il primo presidente è Luigi Lopez y Rojo. In quella stagione, 1927/28, il Lecce viene ammesso nuovamente al campionato di Prima Divisione per la ristrutturazione dei tornei e la maglia assume gli odierni colori giallo-rossi. E’ un periodo positivo: i pugliesi l’anno successivo ottengono addirittura la promozione in serie B.

    Inizia il girone unico: il Lecce in serie B

    Il 1929/30 è l’anno che sancisce la riorganizzazione dei campionati di serie A e B, portandoli a girone unico, ed il Lecce partecipa per la prima volta nella sua storia al torneo cadetto. La prima partita in serie B è incoraggiante: il 6 ottobre 1929 il Lecce vince a Novara per 2-1. Il primo anno di B è abbastanza positivo, con il raggiungimento del tredicesimo posto in classifica e di una tranquilla salvezza. Seguono altri due campionati di serie B, che il Lecce conclude rispettivamente al quattordicesimo e al diciassettesimo posto, prima della sospensione dell’attività, per la seconda volta, avvenuta dopo la conclusione della stagione 1931/32. In questi anni alcune squadre locali prendono parte ai campionati minori.

    La ripresa dell’attività e il periodo pre-bellico

    L’attività agonistica rimane sospesa per quattro anni fino alla stagione 1936/37 quando l’U.S. Lecce riparte dal campionato di serie C, ottenendo l’undicesimo posto finale. I due anni seguenti sono da dimenticare: nel primo si ritira dopo quattro giornate del campionato di serie C, mentre nel secondo ottiene il terzo posto, ma viene retrocesso al dodicesimo ed ultimo posto per violazione del regolamento federale. Negli anni seguenti sfiora più volte il ritorno in B (secondo nel 1940/41, terzo nel girone finale del 1942/43) prima di ottenerlo al termine del campionato 1945/46.

    Ancora tre campionati di B prima del declino

    Il ritorno nella serie cadetta è positivo ed al termine della stagione 1946/47 il Lecce si classifica addirittura al quarto posto trascinato dai gol di Pavesi, capo-cannoniere stagionale con 27 reti. L’anno dopo ottiene il terzo posto finale e conseguente ammissione al torneo di serie B dell’anno successivo su girone unico: anche in questo caso è un attaccante a mettersi in luce, Silvestri, autore di 20 gol. Ma la crisi è dietro l’angolo: il campionato 1948/49 vede il Lecce classificarsi ventesimo con la conseguente retrocessione in serie C. Inizia il periodo più buio nella storia della società pugliese che la porta, dopo alcune stagioni concluse con risultati altalenanti, addirittura fino alla quarta serie al termine del campionato 1954/55. Tra le poche note liete di quest’epoca troviamo gli exploit di Anselmo Bislenghi, che con 83 reti segnate è il bomber di sempre nella storia del Lecce.

    1957/58: il ritorno in serie C. Gli anni ‘60

    Il 1957/58 è l’anno della rinascita. Il Lecce ottiene il sesto posto nel girone C della prima serie Interregionale, categoria in cui vi era finito l’anno prima dopo aver perso dal Marsala lo spareggio, e viene così riammesso in serie C. Per i pugliesi inizia un ciclo che li vede protagonisti in serie C, spesso anche con risultati esaltanti. L’inizio è subito incoraggiante ed il primo anno, 1958/59, si chiude con il sesto posto. Nel 1961/62 sfiora per una prima volta il ritorno in serie B, finendo secondo e perdendo la promozione negli ultimi 180 minuti a beneficio del Foggia. Il resto del decennio trascorre senza grandi sussulti senza mai rischiare né la retrocessione né la promozione. Alla fine di questi anni vengono però gettate le basi per la squadra che all’inizio degli anni ‘70 lotterà sempre per le prime posizioni.

    I primi anni ‘70, l’en-plein del 1972/73 e il record di Tarabochia

    Il nuovo decennio, stagione 1970/71, inizia subito con il quarto posto. Ma i risultati migliori devono ancora arrivare. Il 1971/72 vede il Lecce classificarsi al secondo posto, sfiorando così il ritorno in serie B. E’ una sorta di maledizione con i giallorossi che otterranno lo stesso risultato per tre anni consecutivi. Ma nonostante tutto la stagione 1972/73 passerà comunque alla storia. Il Lecce chiude il campionato di serie C vincendo tutte e diciannove le gare interne, dato che ancora oggi è record per i campionati di serie A, B e C-1. Ma non solo. Sempre in questo anno il Lecce trova un nuovo bomber: Ferrari, autore di 26 centri. Ma è tutto inutile, con l’Avellino che vince il campionato con tre punti di vantaggio. Nel 1973/74 il Lecce perde la promozione a favore del Pescara per una clamorosa gaffe che vede i pugliesi non giocare la partita di Marsala (non c’era l’arbitro designato, ma ne era ugualmente stato chiamato un altro), che gli viene quindi data persa a tavolino, con l’aggiunta di un punto di penalizzazione. Nella stessa stagione i salentini perdono a Lucca la finale di coppa Italia di serie C: 0-1 contro il Monza. Nel 1974/75 un altro primato: la porta difesa da Emmerich Tarabochia rimane inviolata per 1791 minuti. E’ ancora oggi il record italiano nelle prime tre categorie del campionato.

    La storica stagione 1975/76 ed il ciclo in serie B

    Mentre il 1972/73 è passato alla storia come l’anno dei record, il 1975/76 è sicuramente ricordato come l’anno dei trionfi. In quest’anno infatti il Lecce vince il campionato di serie C, con la conseguente promozione in serie B, chiudendo l’anno senza subire sconfitte in casa. Ma è solo uno dei trionfi ottenuti. A Lecce arriva infatti anche la coppa Italia di serie C: in finale i giallorossi superano 1-0 il Monza, con rete di Loddi. E nell’ottobre 1976 i giallorossi si aggiudicano anche la coppa Italo-inglese semiprofessionisti, battendo 4-0 lo Scarborough, dopo aver perso 1-0 la gara di andata. I primi campionati di serie B trascorrono nella più totale tranquillità, con piazzamenti di media-alta classifica. Nel frattempo la società è nuovamente passata di mano con l’arrivo di Franco Jurlano alla presidenza. Nel marzo 1980 il Lecce ed un suo tesserato, Claudio Merlo, sono coinvolti nel grande scandalo del toto-scommesse. Se però per il calciatore arriva la squalifica, la società riesce a provare la sua estraneità ai fatti. Dopo una leggera flessione a cavallo tra gli anni ‘70 e ’80, che ha visto il Lecce occupare sempre posizioni di bassa classifica, il 1983/84, con il quarto posto finale, rappresenta il trampolino di lancio per l’anno successivo. Sempre in questo periodo l’ambiente del Lecce è funestato da una duplice tragedia. Il 2 dicembre 1983 in un incidente stradale perdono la vita Michele Lo Russo e Ciro Pezzella. Lo Russo con 418 presenze è ancora oggi il fedelissimo del club pugliese.

    La prima promozione in serie A ed il torneo 1985/86

    Il 1984/85 vede il Lecce raggiungere la serie A per la prima volta nella sua storia. Chiude il campionato cadetto al primo posto appaiato a 50 punti col Pisa. La partita decisiva si giocò a Monza il 16 giugno 1985 ed i giallorossi, allora allenati da Fascetti, pareggiarono 1-1. In quella squadra giocavano, fra gli altri, i fratelli Di Chiara (Stefano e Alberto – autore del gol promozione -), Miceli, Vanoli e Paciocco. Anche in questo caso il Lecce chiude la propria stagione senza subire sconfitte in casa. Viene edificato a tempo di record il nuovo stadio, denominato “Via del Mare”, inaugurato con la gara Lecce-Torino 0-0 del 22 settembre 1985. Tre giorni dopo Lecce ospita per la prima volta una gara della nazionale italiana maggiore: Italia-Norvegia 1-2. Ma il grande sogno dura un solo anno. Il gap con le formazioni di massima serie è troppo evidente ed il Lecce, al termine della sua prima stagione in serie A, torna così in B chiudendo la stagione 1985/86 all’ultimo posto, con appena 16 punti. Tutto questo nonostante gli acquisti del presidente Jurlano e del direttore sportivo Cataldo, i nazionali argentini Barbas e Pasculli, oltre all’ex nazionale azzurro Causio. Di quella infelice stagione resta però memorabile la vittoria ottenuta alla penultima giornata in casa della Roma, un 3-2 che fece perdere lo scudetto ai giallorossi della capitale.

    1986-1993: l’ascensore tra serie A e serie B

    Il Lecce fa così il suo ritorno in serie B, ma senza perdersi d’animo. Nel 1986/87 infatti sfiora il ritorno immediato in serie A, ma non centra l’obiettivo solo per poco. La squadra, guidata inizialmente da Santin, sostituito a stagione in corso da Mazzone, chiude il campionato al terzo posto insieme a Cesena e Cremonese. Si gioca un girone a tre di spareggi, che però non decreta la promossa in serie A. Al termine del mini torneo Lecce e Cesena sono ancora appaiati. Bisogna così ricorrere ad un ennesimo confronto, che a San Benedetto del Tronto, in data 8 luglio, vede il Cesena trionfare col risultato di 2-1. La festa è rimandata di soli dodici mesi, con il ritorno nella massima serie al termine della stagione 1987/88: l’aritmetica certezza arriva il 5 giugno 1988, terz’ultima giornata, con la vittoria casalinga sul Catanzaro: 2-0 firmato dalle reti di Pasculli e Vincenzi. Tre anni in serie A, con un nono posto nel 1988/89, e poi è di nuovo retrocessione nel 1990/91. Sono anni che vedono i pugliesi salire e scendere in continuazione di categoria. Così dopo altri due anni passati in serie B, nel 1992/93 arriva la nuova promozione in serie A, un po’ a sorpresa: allenatore di quell’anno è Bruno Bolchi: bisogna attendere l’ultima giornata per avere la certezza matematica: a “Via del Mare” il 13 giugno 1993 i salentini sconfiggono 2-1 la Lucchese e festeggiano. Ma anche questa volta, come nel primo caso, il sogno dura solo dodici mesi, con il ritorno immediato in B. In questa infausta stagione vengono battuti tutta una serie di primati negativi: maggior numero di punti persi sul proprio campo, 26 su 34; minor punteggio in classifica, appena 11 punti; peggior media inglese, -40; massimo numero di sconfitte totali, ben 26.

    L’arrivo della famiglia Semeraro

    Il Lecce chiude la stagione 1994/95 addirittura all’ultimo posto della serie B e così dopo diciannove anni torna in serie C. Unica nota lieta il cambio di proprietà con l’arrivo ai vertici societari del gruppo Semeraro (Banca del Salento) e la presidenza affidata a Mario Moroni. L’anno seguente, classificandosi al primo posto, il Lecce torna immediatamente tra i cadetti. Ma le sorprese continuano ed il Lecce fa così il doppio salto, tornando in serie A dopo un solo anno di B, al termine della stagione 1996/97, ottenendo l’aritmetica certezza della promozione all’ultima giornata, 15 giugno 1997, grazie al successo per 3-0 a Cesena. Allenatore del miracolo è Giampiero Ventura. Ma è una continua altalena. Il Lecce non riesce infatti a trovare stabilità di risultati e al termine del campionato 1997/98 è ancora retrocessione, dopo un anno travagliato che ha visto cambiare allenatore tre volte: prima Prandelli, poi Pereni ed infine Sonetti si alternano sulla panchina giallorossa. Nel campionato 1998/99 l’ennesimo cambio di serie, con il ritorno in A conquistato all’ultima giornata, a Verona contro il Chievo, vincendo 2-1 e grazie ad uno straordinario girone di ritorno. Il Lecce, dopo 7 stagioni consecutive di saliscendi, trova stabilità disputando tre stagioni consecutive in serie A, un record che eguaglia quello già ottenuto alla fine degli anni ‘80: nel 1999/00 il Lecce si salva alla penultima giornata, battendo 2-1 il Torino e condannando i granata; nel 2000/01 con un girone di ritorno disastroso il Lecce è costretto a soffrire fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata e si salva per miglior classifica avulsa nei confronti di Verona e Reggina, battendo all’ultima gara la Lazio per 2-1. Il miracolo non riesce nel 2001/02: esonerato Cavasin all’inizio del girone di ritorno, la cura Delio Rossi non riesce ad essere così efficace da evitare il ritorno tra i cadetti.

    L’immediata risalita: ricomincia un ciclo in serie A

    Dopo un solo anno di purgatorio, il Lecce di Delio Rossi riconquista sul campo la promozione in serie A al termine del campionato cadetto 2002/03. A decidere l’esito positivo del campionato giallorosso è il match-spareggio dell’ultima giornata: il Lecce sconfigge al “Via del Mare” il Palermo per 3-0 e precede i siciliani evitando così un sorpasso in extremis che avrebbe avuto il sapore della beffa. La serie A 2003/04, con la squadra affidata sempre a Delio Rossi, vede i pugliesi chiudere il campionato al decimo posto, raggiungendo quindi una comoda salvezza, grazie comunque ad uno straordinario girone di ritorno che ha visto i giallorossi totalizzare 29 punti e rimontare dal terz’ultimo posto di fine girone d’andata. Di questo anno il record di Chevanton: autore di 19 reti in campionato, non solo si è laureato massimo marcatore stagionale del Lecce targato serie A, ma è divenuto anche il cannoniere storico all-time, con 30 reti, superando il vecchio primato di Pasculli.

    La prima stagione di Zeman

    Il 2004/05 vede il ritorno in serie A di Zdenek Zeman. La famiglia Semeraro gli affida la guida della propria squadra chiedendo, come sempre, la salvezza. Dopo un avvio di stagione in cui i giallorossi inanellano una serie di risultati molto positiva, il Lecce si spegne un po’ e chiude il girone d’andata al quattordicesimo posto con 22 punti. La salvezza aritmetica arriva solo all’ultima giornata, grazie al pareggio interno per 3-3 contro il Parma, risultato che permette ai pugliesi di festeggiare la permanenza in serie A, mentre condanna gli emiliani allo spareggio-salvezza contro il Bologna. E’ comunque un anno da ricordare: Vucinic eguaglia il primato di Chevanton, segnando 19 reti in un solo campionato, Bojinov viene ceduto nel mercato di gennaio rimpinguando le casse sociali, ma scatenando l’ira dei tifosi, il Lecce fa il record di reti segnate e subite in un singolo campionato di serie A: 66 le marcature realizzate, 73 quelle subite.

    Arriva la retrocessione in B: torna Zeman

    Il dopo-Zeman viene affidato ad un tecnico emergente, Angelo Adamo Gregucci, autore di una buona stagione a Salerno l’anno precedente, in serie B, ma al debutto nel massimo campionato. Il Lecce, però, non decolla e si trova invischiato nei bassifondi della graduatoria da subito. Dopo appena cinque giornate di campionato i salentini hanno un solo punto in classifica, così Gregucci viene esonerato. Al suo posto arriva Silvio Baldini ma l’avvicendamento tecnico non porta i frutti sperati: al termine del girone d’andata il Lecce è ultimo assieme al Treviso con appena 12 punti. Ancora due turni di campionato e anche Baldini viene sostituito: a sedere sulla panchina leccese è quindi la coppia Rizzo-Paleari. Anche il nuovo scossone non determina cambiamenti di rotta decisi, così il finale di stagione del Lecce è una lenta agonia che porta alla retrocessione in serie B, con il penultimo posto finale. Nell’estate 2006, per tentare l’immediata risalita in serie A, la dirigenza salentina decide di riaffidare la squadra a Zdenek Zeman, ma la scelta non si rivela azzecata. Dopo 18 giornate del campionato di serie B, con la squadra quattordicesima in classifica e pericolosamente vicina alla zona retrocessione, Zeman viene sostituito con Giuseppe Papadopulo. Con il tecnico toscano in panchina la squadra leccese ritrova equilibrio e, grazie anche al mercato di riparazione che porta in Puglia giocatori del calibro di Tiribocchi e Zanchetta, i giallorossi concludono la stagione al nono posto.

    Il ritorno in A: vinti i play-off

    Reduce da un ottimo girone di ritorno, il Lecce getta le basi per il ritorno in serie A: la squadra è ancora affidata a Papadopulo. Salite nel frattempo in serie A Juventus, Napoli e Genoa, il Lecce è una delle grandi favorite per la promozione in massima serie. La partenza dei giallorossi non è brillantissima, tanto che dopo 10 turni i salentini sono solo settimi in classifica. La situazione però migliora con il passare delle giornate, tanto che al termine del girone d’andata i giallorossi occupano la terza posizione in classifica assieme al Pisa, con un solo punto di ritardo sulla coppia capolista formata da ChievoVerona e Bologna. Il girone di ritorno sarà caratterizzato da avvicendamenti continui nelle prime posizioni della graduatoria, con il Lecce che cerca in ogni modo di agganciare il treno che porta alla promozione diretta in serie A. Quando, alla 39° giornata, i pugliesi si impongono per 4-0 in casa dell’AlbinoLeffe, agganciando i seriani al secondo posto ma col favore degli scontri diretti (affermazione per 3-0 in casa all’andata), sembra fatta. Invece, nel turno successivo, arriva il passo falso che risulterà decisivo: i giallorossi vengono sconfitti in casa per 1-2 dal Bari nel derby pugliese. Il Bologna sopravanza la squadra di Papadopulo di un punto e riesce a mantenere il vantaggio sino al termine della stagione regolare, chiudendo al secondo posto. Il Lecce, terzo dopo 42 giornate (per la prima volta nella storia della serie B 83 punti non sono sufficienti alla promozione diretta), affronta i play-off con il vantaggio del fattore campo. I salentini prima eliminano il Pisa in semifinale grazie ad una doppia vittoria (1-0 fuori casa all’andata e 2-1 nel ritorno in casa), quindi hanno la meglio in finale sull’AlbinoLeffe: affermazione esterna per 1-0 all’andata e pareggio per 1-1 nel ritorno in Puglia. Il Lecce torna in serie A. Nel corso della regular-season 2007/08 il Lecce ha stabilito una serie di primati: 11 successi esterni finali che eguagliano il primato storico assoluto di vittorie fuori casa nel campionato di serie A (le altre squadre, oltre il Lecce, capaci di vincere altrettante trasferte nel torneo cadetto sono state il Perugia nell’edizione 2004/05, la Juventus nell’edizione 2006/07, AlbinoLeffe, ChievoVerona e Pisa nel campionato 2007/08). I giallorossi hanno poi stabilito alcuni record relativi solo alla loro storia in serie B: quello del massimo numero di vittorie in singolo torneo (23) e quello del maggior numero di gol realizzati in trasferta (36). Eguagliato il numero di gol totali segnati (70, come nel 1947/48) e di minor numero di sconfitte esterne (3, come nel 1992/93). Una serie impressionante di record che non sarà sufficiente, comunque, a Papadopulo per essere confermato alla guida tecnica: dal Siena, per la serie A, arriva Mario Beretta, uomo delle grandi salvezze.

  3. Hai dimenticato di ricordare le ultime due stagioni, le partite comprate(il derby!) le squalifiche alllo sportivissimo presidente e la misera retrocessioni in C, con San Marino, Tritium e Feralpisalò.

    Comunque l’articolo -ammesso che tu l’abbia letto: se hai difficoltà posso aiutarti- divergeva dal piano strettamente calcistico e parlava di altri aspetti.

    Una preghiera; questi copiaincolla chilometrici cerchiamo di evitali, grazie.

  4. LECCE
    Situata nel cuore del Salento sorge al centro di un’area densamente popolata, circa 430.000 abitanti. E’ il capoluogo e il maggiore centro culturale della penisola salentina, ed è sede dell’omonima arcidiocesi e dell’Università del Salento. Lecce è il capoluogo di provincia più orientale d’Italia.
    Attiva nei settori dell’agricoltura (olio, vino, cereali), dell’artigianato (ceramica, cartapesta) e del turismo culturale e balneare, è la città dove più elaborato è stato lo sviluppo dell’arte barocca sfruttando le caratteristiche della pietra locale, la pietra leccese. Si parla, infatti, di barocco leccese e, per la bellezza dei suoi monumenti, la città è definita la Firenze del Sud.

    Dalla preistoria ai Messapi
    Gli studi e le ricerche effettuati negli ultimi anni, hanno rivelato che il Salento era abitato già nel Paleolitico medio[1].
    Le più antiche testimonianze del primo nucleo abitativo di Lecce si riferiscono a nuclei di capanne della prima fase dell’età del Ferro (VIII-VI secolo a.C.), individuati in occasione di scavi per la messa in opera di impianti elettrici e di canalizzazione. La trasformazione di questo primo insediamento in un abitato di tipo urbano, di cui si ignora il nome antico, avviene nel corso degli ultimi decenni del IV secolo a.C., momento in cui alcuni abitati vicini, come Cavallino e Rudiae, cessano di vivere o manifestano un periodo di decadenza. La città si dota di potenti mura difensive, lunghe 3 km e spesse 5 metri; la cinta muraria, della quale sono stati individuati alcuni tratti presso Porta Napoli, via Adua, Viale Lo Re e via Manifattura Tabacchi, è realizzata in grandi blocchi di calcare locale posti in opera di testa e racchiude un’area di circa 50 ettari.
    Pur in assenza di elementi sicuri, la documentazione che proviene da altri centri del Salento suggerisce anche per Lecce l’immagine di un paesaggio urbano caratterizzato da un tessuto abitativo discontinuo, servito da assi viari non rettilinei e alternati con spazi agricoli, luoghi di culto e necropoli.
    Le necropoli, come d’uso comune nella Messapia, si estendevano sia all’esterno che all’interno delle mura, alternandosi ai nuclei di abitazioni. Le tombe sono scavate nella roccia e si presentano come fosse rettangolari o come ampie camere ipogee la cui decorazione testimonia l’elevato rango sociale delle famiglie dei defunti. Delle poche tombe a camera rinvenute nell’area del centro storico si menzionano l’Ipogeo Palmieri, nel giardino di Palazzo Guarini, e quella nei sotterranei della Banca d’Italia.
    Il periodo romano

    La fine della guerra civile e l’estensione della cittadinanza romana a gran parte dell’Italia (89 a.C.) provocano l’inserimento della Messapia nel territorio romano e innescano una serie di trasformazioni economiche ed urbanistiche che causeranno la perdita della forma urbana da parte di molti centri, pur all’interno di una sostanziale continuità di vita. Dopo la conquista romana nel III secolo a.C., Lecce latinizzò il suo nome in Lupiae e dopo l’89 a.C. passò da statio militum a municipium (con assegnazione alla tribù dei Camilia) retto da un Quadrumviro. L’applicazione delle leggi municipali, ed in particolare il divieto di seppellire all’interno dell’abitato, impone infatti l’abbandono delle aree funerarie poste all’interno delle mura, permette una continuità d’uso di quelle esterne e causa la formazione di nuove necropoli. Successivamente ottenne la promozione a colonia guidata da duumviri.
    Un breve soggiorno di Ottaviano a Lecce e la verificata possibilità da parte del futuro imperatore di poter contare sull’amicizia e sulla fedeltà di esponenti dell’aristocrazia messapica locale hanno rappresentato verosimilmente le premesse per un ulteriore e più profonda trasformazione, motivata dalla decisione da parte di Augusto di assegnare a Lupiae un ruolo eminente rispetto alle altre città messapiche, all’interno di un più ampio progetto di riorganizzazione territoriale della penisola salentina. Negli ultimi anni del I secolo a.C. Lecce viene infatti interessata da alcuni interventi costruttivi di vasta portata, tutti concentrati in uno stesso settore e chiaramente finalizzati a trasformare l’abitato messapico in una città romana: in una stretta successione topografica sono costruiti l’anfiteatro, il teatro ed un tempio, forse dedicato ad Apollo.
    Accanto all’assunzione di aspetti tipici dell’urbanistica romana Lupiae continua a conservare ed utilizzare strutture dell’abitato messapico. Queste ultime sono rappresentate dalla cinta muraria con le porte, dalle necropoli e, molto probabilmente dal tessuto stradale interno. Alcuni studiosi hanno proposto di attribuire a Lupiae un impianto urbanistico ortogonale, simile a quelli solitamente ricorrenti nelle città romane di nuova fondazione. L’asse portante dell’impianto sarebbe costituito dal tratto urbano della via Appia Traina, identificato con il tracciato che oggi si sviluppa da Porta Napoli attraverso via Palmieri e vico dei Sotterranei. Ricerche archeologiche recenti, tuttavia, hanno tolto validità agli elementi che davano sostegno alla precedente ipotesi: Porta Napoli è risultata essere una creazione posteriore all’età messapica e romana; il tracciato di vico dei Sotterranei è occupato da una serie di mosaici pavimentali appartenenti ad una ricca domus del V secolo d.C. Inoltre il rinvenimento di un tratto di strada basolata di età imperiale, il cui tracciato nordest-sudovest non si inserisce nella maglia ortogonale proposta, fanno decadere l’ipotesi.
    Nel corso dell’età imperiale, ed in particolar modo nel II secolo d.C., sono sempre più numerosi gli interventi rivolti ad arricchire l’arredo urbano (teatro, anfiteatro, terme) e Lupiae si qualifica con sempre maggiore evidenza come il centro urbano più importante del Salento, accanto alla colonia latina di Brindisi. Traiano inserisce Lupiae nell’ultimo tratto della Via Traiana (Via Traiana Calabra) che conduce da Brindisi ad Otranto, nuovo porto di collegamento con l’oriente. L’imperatore Adriano la dotò anche di un porto nella vicina rada di San Cataldo. All’imperatore Marco Aurelio Antonino (161-180) di origini salentine, egli infatti si riteneva discendente di Malennio, si deve il benessere economico e l’ampliamento della città. Questo ruolo sembra perdurare fino al V-VI secolo d.C. quando anche a Lecce, come in tutto il mondo antico, si assiste alla fine della città romana e alla comparsa di nuove forme di organizzazione urbana, in parte causate dalla diffusione del Cristianesimo e dal moltiplicarsi degli edifici di culto.
    Il Medioevo
    Con la caduta dell’impero di Marco Aurelio, la città conobbe un lento declino, causato dalle varie dominazioni. Dopo una breve parentesi dei Greci, fu saccheggiata da Totila, re ostrogoto, nel 542 e nel 549 e passò sotto il dominio dell’Impero Romano d’Oriente per cinque secoli. Successivamente si avvicendarono i Saraceni, i Longobardi, gli Ungari e gli Slavi.

    Fu la conquista Normanna a far rinascere Lecce, quale centro commerciale, ed estese il suo territorio sino a diventare capoluogo del Salento. Infatti, a partire da Goffredo d’Altavilla (1053) i conti normanni vi tennero corte e qui nacque l’ultimo re normanno, Tancredi di Lecce, che ottenne il titolo di conte di Lecce dal 1149 al 1194, con un intervallo dal 1154 al 1169 in cui fu in esilio a Costantinopoli. Tancredi, figlio naturale di Ruggero III di Puglia (1118-1148) e di Emma figlia di Accardo II, conte di Lecce, sarebbe poi divenuto re di Sicilia. Dalla figlia di Tancredi, Elvira Maria Albina sposata con Gualtieri III di Brienne, la contea di Lecce passò a questa famiglia e nel 1384 a Maria d’Enghien (erede delle famiglie d’Enghien e Brienne), in quanto figlia di Giovanni d’Enghien e nipote di Isabella di Brienne. Col matrimonio di lei con Raimondo Orsini Del Balzo, conte di Soleto e dal 1393 al 1406 principe di Taranto, tutto il Salento (attuali provincie di Lecce, Brindisi e Taranto) fu unificato in uno dei feudi più grandi e importanti d’Italia. A lei si deve il riordino delle attività economiche e amministrative della città di Lecce, con l’emanazione il 14 luglio 1445 degli Statuta et capitula florentissimae civitatis Litii.
    Alla morte di Maria d’Enghien (1446) la contea di Lecce passò al figlio Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, che intanto aveva ereditato nel 1420 il Principato di Taranto, per poi confluire dopo il 1463 nel Regno di Napoli. Infatti alla morte di Giovanni Antonio Orsini, conte di Lecce, il re Ferrante in persona, come marito di una sua nipote, si nominò erede delle ricchezze dell’Orsini. Per questo motivo, il re giunse nel Salento e come il Viterbo ci fa sapere: “…re Ferdinando venio di Taranto, passò ad Nerito e Gallipoli, et de Gallipoli andò ad Otranto, visitando le fortalizi, et omne loco dello Principe, et alle 11 dicto (dicembre) entrao ad Lezze, et pe omne loco fu receputo sotto pallio de broccato d’oro et carmosino, et se mostrao le omne benigno et gratiuso”.
    Dagli Aragonesi all’Unità d’Italia
    Aragonesi
    Morto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo nel 1463, Ferrante d’Aragona, poiché la città era diventata demaniale, concede a Lecce e ai suoi cittadini una serie di benefici: diviene centro tra i più im¬portanti con uffici pubblici e giudiziari che avevano giurisdizione sulla Terra d’Otranto e su Matera. A seguito della congiura dei Baroni nel 1486-1487 vengono eliminati tutti i grandi feudatari del Regno e le varie contee assegnate ad alleati degli Aragonesi con esclusione di Lecce, Brindisi, Taranto, Otranto e Gallipoli che dipendono direttamente dalla corona tramite un governatore.

    A partire dal XV secolo ebbero particolare fortuna le attività commerciali: Lecce in particolare ospitava tra le sue mura influenti comunità di mercanti Veneziani, Genovesi, Ragusei, ecc. I Veneziani crearono a Lecce e nella contea una loro colonia ed una loro Chiesa presso la piazza del Mercato (attuale Sant’Oronzo), dove esercitavano le loro industrie ed i loro commerci. Fin dal 1543, la colonia veneziana era così prospera che innalzò, sulla sua chiesa leccese, il leone di San Marco. I Veneziani costruirono anche i loro palazzi signorili; tra tutti, si ricorda Il Sedile (1592).
    In seguito alle incursioni turche nel Salento, Lecce fu fortificata da Carlo V con un grandioso Castello e con una possente cinta bastionata. Sempre nel Cinquecento si diede il via alla costruzione di moltissime strutture religiose. Iniziò così una fiorente attività artistica fra XVI e XVIII secolo, che fece di Lecce uno dei centri più significativi del barocco[2]. In epoca spagnola la città – elevata da Carlo V al rango di capoluogo dell’intera Puglia – si trasformò in un vero e proprio cantiere a cielo aperto, per le tante opere civili e religiose che i privati, il clero e le congregazioni ecclesiastiche permisero di erigere, in un crescendo di opere sempre più belle ed importanti.
    Agli inizi del XVII secolo, la situazione economica, nonché l’attività agricola nelle mani della nobiltà e del clero, determinarono una grave crisi che culminò nell’insurrezione popolare del 1647. In concomitanza con i moti di Napoli, il Re Filippo IV pretese l’arruolamento dei giovani di circa 18 anni. La città insorse con l’aiuto di nobili filoangioini ma la rivolta fu soffocata nel sangue con l’intervento militare del Duca di Conversano e Nardò, Giangirolamo Acquaviva che approfittando dell’occasione fece eliminare molti avversari politici e numerosi sacerdoti.
    Una tremenda epidemia di peste funestò il Regno di Napoli nel 1656. Le vittime furono migliaia ovunque, ma la provincia di Terra d’Otranto fu miracolosamente risparmiata. La popolazione attribuì lo scampato pericolo all’intercessione di Sant’Oronzo, che fu poi per questo proclamato patrono di Lecce e della provincia.
    Borboni e Unità d’Italia
    La dominazione borbonica iniziò nel 1734 con il re Carlo III che passò presto al trono di Spagna e successivamente con Ferdinando IV. Con i Borboni si ebbe un periodo di crescita economica, si apportarono modifiche alla struttura amministrativa, si limitarono i privilegi e le immunità al clero e furono requisiti i ricchi patrimoni dei Gesuiti, espulsi nel 1767.
    Nel 1799, dopo aver aderito per due giorni soltanto alla Repubblica napoletana, ritorna alla fedeltà di Ferdinando IV. Qualche anno dopo, nel 1806, con la conquista del Regno delle Due Sicilie da parte di Giuseppe Bonaparte, vennero attuate una serie di riforme che videro la soppressione degli ordini religiosi e la conversione dei numerosi conventi in locali destinati ad ospitare uffici pubblici. A Lecce il convento dei Celestini fu destinato all’Intendenza, il Collegio dei padri Gesuiti fu trasformato in sede degli uffici giudiziari e il Monastero dei Teatini fu utilizzato dapprima come caserma, poi come scuola e infine come sede di uffici municipali.
    Una ventata d’aria nuova fu portata da Gioacchino Murat cognato di Napoleone ed il rilancio dell’economia avvenne principalmente durante il periodo napoleonico (1806-1815) grazie ad importanti provvedimenti come l’abolizione del feudalesimo, la ristrutturazione dei latifondi e una più adeguata distribuzione delle terre pubbliche. L’abolizione della feudalità non significò la fine della nobiltà, che continuò a spadroneggiare per buona parte del secolo XIX, anche dopo la spedizione dei Mille e l’Unità d’Italia.
    Con la Restaurazione e il ritorno dei Borboni, prese piede il fenomeno del brigantaggio. Il diffondersi delle idee risorgimentali si tradusse nella costituzione di diverse società segrete come la Carboneria.
    Quando nel 1860 il re Francesco II delle Due Sicilie cadde sotto l’impeto garibaldino, il Salento fu annesso al regno d’Italia e con la legge del 20 marzo 1865 ottenne autonomia amministrativa con la creazione della provincia di Lecce, che ricalcava i confini dell’antica Terra d’Otranto.
    Novecento
    Con l’avvento del Fascismo, furono istituite le due nuove province, la provincia di Taranto con decreto del 2 settembre 1923 n.1911, e quella di Brindisi con la legge 22 dicembre 1927, ma l’egemonia amministrativa e culturale di Lecce continuò però a esercitarsi grazie alla presenza in città dell’unica sede del Tribunale e dell’unica Università del territorio.

  5. Certo che come burattino non è poi tanto male, forse abbastanza ignorantello da essere frustrato se non proprio ossessionato dai “contadini” leccesi che dettano la storia di mezza Puglia. Certo, ossessionato dalla povertà assoluta che oggi abbraccia la sua terra per poi spuntare il naso un pò più a SUD dove si avverte un mondo per nulla alla sua altezza, da illustre scrittore così com’è.
    Con orgoglio abbraccio le mie tante amicizie in terra brindisina che in lui nulla riconoscono, per la mediocrità dei suoi pensieri perseguitati da evidenti confusioni celebrali.
    Con simpatia porgo il presente sproloquio, invitando l’autore del forum “gratuitamente” a cena friseddre e pummudoru (trattandosi di contadino da serie NN).

    Saluti
    Un contadino di serie C.

  6. C’è un fattore indicativo in tutto ciò che ho letto in questi ultimi tre minuti: una frustrazione in stato avanzatissimo, te lo giuro mi fai sognare! Non pensavo ci fosse gente così sotto, cazzo ma a brindisi non hai/avete nient’altro a cui pensare se non solo, sempre e coerentemente a quello che succede a Lecce?? Ou ma quandu te/ve svegli/ati?! Lo volete capire che a Lecce nessuno vi caga? NESSUNO VI CAGA!!! Porco giuda che tristezza vivere nell’ombra di un’altra città, un’esistenza raccapricciante. Ascotla Cosimì, sienti na cosa: chi ti scrive non è un leccese ma un cellinese a cui non fai/fate quotidianamente che ricordare quant’è bello aver rinnegato questo surrogato di paesi che voi chiamate VOSTRA provincia. Ti prego continua a scrivere così da ricordarmi cotanto piacere. Non ci crederete mai, ma per me non è mai stata una questione di serie A o qualità della città ecc.. Io, nel senso più spontaneo e automatico del termine, non mi sono mai sentito uno di voi. Vabbè, ti/vi lascio con un sorriso :) mannaggia a bui , menomale che esistete va…

  7. Bè caro amico…stai parlando di Lecce…il paesotto dove vivo…dove son cresciuto e dove intendo passare la mia vita da misero contadino…già perchè io sinceramente non ci vedo nulla di male e sinceramente preferisco esser uno sporco mendicante con le valigie di cartone k andare a rubare…
    per ciò k riguarda gli Ultrà Lecce…non fare lo sbruffone…gli ultrà sono poki i tifosi sn tanti…solo per ricordarti una cosa…Lecce è rimasta una delle poche curve dove non si lucra sulla maglia e dove si usa ancora il famoso old-style…le riunioni si fanno in piazza o per strada, essere ultras a Lecce è un reato…non per caso siamo la tifoseria più “penalizzata” dove diffide e multe son all’ordine del giorno…
    Saluti dalla bellissima africa salentina!

  8. Beh, hai finito di sparare cazzate? Stai dormendo perché in nottata hai provato a riprenderti la colonna di piazza S. Oronzo? Ci credo che te la vuoi riprendere, così a Brindisi raddoppierebbero le cose da vedere. E quelle ragazze (brindisine) che all’aeroporto consigliavano ai turisti di non perdere tempo a vedere la loro città e dirigersi direttamente a Lecce? Le avete impiccate? Ma poi sti contadini, che avranno che il Salento è stata l’unica zona di questa nazione e a non soffrire la crisi del turismo? E quelli di Lonely Planet che gli viene in testa di mettere Lecce tra le 10 città più belle del mondo? Saranno contadini leccesi questi di Lonely Planet. Vabbè, ma volete mettere Brindisi capitale d’Italia con Lecce poppita?

  9. cavolo sei messo male , cosimo de matteis . ma che ti fumi l incenso del chierichetto, ma sai la parola poppito da dove viene … da oppido ,sta a significare i paesi chiusi o circondati da mure .oppido lucano ne è un esempio ,,, ma l unico chiuso di testa sei tu ,,, no i poppiti dei negramaro o la amoroso che fanno tanta reclame alla loro terra

  10. Ma oltre agli insulti (anche pesanti e calunniosi.Anzi: decisamente calunniosi. Ed esiste la Legge) una minima argomentazione no, eh?

    E poi: vi fosse UNO (dico: almeno uno solo!) che si firmasse.
    Niente: viltà ed offese. Solo questo.

    Ma io pubblico tutto, non conosco la censura.
    Solo le bestemmie non entreranno mai qui dentro.
    Per il resto: sfogatevi pure (se può servire al vostro benessere psico-fisico).

    Un saluto e Ogni Bene in Cristo, nostra vera pace.

  11. Non serve l’indirizzo di casa. Piuttosto sarebbe il caso di mettere un indirizzo e-mail vero e non inventato. Ed in ogni caso l’indirizzo ip non mente e saranno comunicati (questo come già tutti gli altri) a chi di dovere.
    Ora sei già pentito d’aver mandato quel commento?
    Mi dispiace: dovevi pensarci prima.
    Ti arriveranno comunicazioni.

  12. ma tu offendere una intera popolazione di 900 mila abitanti , con barzellette da far sembrare un leghista un amante dell inno d italia, ma lo sai che se uno del nord offende uno del sud con le parole terrone o contadino scalzo , commette un reato , …… poppito può essere paragonato a terrone .. signor de matteis ,, un consiglio da uno scemo la barzelletta levala può essere considerata razzista e becchi una denuncia

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