LUSSURIA BAGNASCO.jpg

C’è davvero poco (o nulla) da aggiungere all’articolo di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro riguardante lo “spettacolo” del funerale del Sacerdote genovese Andrea Gallo celebrato dal Cardinale Angelo Bagnasco (Principe della Chiesa e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana). Do solo i riferimenti per rintracciare in rete l’originale dell’articolo, pubblicato da “Corrispondenza Romana” oggi 29 maggio 2013 (questo il link diretto all’articolo: http://www.corrispondenzaromana.it/il-card-bagnasco-al-funerale-di-don-gallo-tutto-secondo-copione/ ) e che riproponiamo integralmente con accorata preghiera di leggerlo:

I cattolici più avveduti, ormai ridotti a una riserva indiana fatta in larga parte di semplici fedeli, avevano cominciato a tremare quando l’Arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, manifestò il desiderio di celebrare i funerali di don Andrea Gallo. Con un pò di sensus fidei e un pò di conoscenza del mondo, i poveri semplici fedeli avevano intuito come sarebbe andata a finire.

Tutto secondo un copione scritto dal mondo, in un sapiente climax culminato nella comunione data dal cardinale al signor Vladimiro Guadagno, meglio conosciuto come il “transgender” Vladimir Luxuria, una persona con un evidente problema morale noto a tutti, una persona che non solo sbaglia, come tutti i peccatori di questa terra, ma che teorizza e ostenta da anni la legittimità morale del suo errore oggettivo.

Il silenzio imbarazzato di molti non riesce a nascondere lo scandalo che questa vicenda sta suscitando tra i fedeli. E la stampa cattolica ufficiale, così poco libera da non poter criticare nemmeno se capisse che c’è da criticare, con la sua versione rassicurante non riesce a diradare le nuvole nere prodotte dal malcontento che serpeggia tra i credenti.

È difficile essere rassicuranti davanti a quanto accaduto durante la cerimonia funebre del prete genovese. E il cardinale Bagnasco è persona troppo intelligente per non aver calcolato quali sarebbero state le conseguenze implicite nella sua decisione. Celebrare i funerali di don Gallo ha voluto dire, innanzitutto, accettare preventivamente uno scenario liturgico abborracciato, più simile a una manifestazione politico-rivoluzionaria che non al sacrificio di Cristo. E, puntualmente, sono arrivate le contestazioni verbali rivolte al presule da parte di non pochi presenti: un principe della chiesa trascinato dentro un’indegna ed evitabilissima gazzarra.

Ma c’è ben altro. L’arcivescovo che celebra quel funerale dice esplicitamente all’opinione pubblica che, per la Chiesa cattolica, don Gallo ha rappresentato una legittima interpretazione del sacerdozio. Il Curato d’Ars e don Gallo sarebbero così le facce di un’identica medaglia: il primo un vecchio modello superato, il secondo una nuovissima e attuale versione, più aperta e meno rigida.

Su questa china, l’omelia del cardinale ha confermato il clima da sdoganamento del prete di strada, trasformandosi nella celebrazione post mortem di una figura che, a onor del vero, ha vissuto predicando agli antipodi della dottrina cattolica sulle più importanti questioni che riguardano la morale e il bene comune, il diritto e la regalità sociale di Cristo. Del resto, se si tiene tanto in conto il mondo, si può andare a un funerale di un personaggio così ingombrante tenendo un’omelia dal sapore censorio nei confronti del defunto?

Don Gallo era diventato da tempo un fenomeno mediatico e, dunque, se si accetta la logica dei media, incriticabile. Inoltre, in quanto fenomeno mediatico, attirava intorno a sé la solita corte di personaggi dello spettacolo che non poteva mancare di manifestarsi in massa ai suoi funerali. Anche questo era noto e, dunque, era altrettanto prevedibile che ci sarebbero stati i soliti, imbarazzanti “incidenti” in merito al legittimo accesso alla Comunione da parte di alcuni vip. In tal senso, la foto di Vladimir Luxuria che riceve il Santissimo dal Cardinale Bagnasco è l’icona, il simbolo potentissimo del “rito” cui il presidente della Conferenza episcopale ha deciso di partecipare. Nelle parrocchie, centinaia di preti di buona volontà si sgolano ogni domenica per spiegare ai fedeli divorziati risposati che la Comunione non possono riceverla. E l’arcivescovo di Genova cosa fa? Se la logica non è un opinione, fa il contrario.

Per spiegare tutto questo, si potrebbe fare appello alla legge fondamentale della Chiesa, a quella “salus animarum” dimenticata dalla teologia ufficiale degli ultimi cinquant’anni. In altri termini: un sacerdote, e quindi anche un cardinale, se sa che c’è anche una sola anima da salvare, non si ferma di fronte a nulla, prende e va anche in capo al mondo. Se c’è da confessare, da visitare un infermo, da dare cristiana sepoltura a un morto, da inseguire un’anima ribelle e lontana, il prete deve fare la sua parte, andando anche a casa di Matteo il pubblicano. Ma questo ammirevole apostolato il sacerdote non lo svolge sotto l’occhio osceno e volgare del Grande Fratello, sotto lo sguardo perverso e manipolatorio dei mezzi di comunicazione di massa.

Nei confronti di don Andrea Gallo si dovevano compiere tutti gli atti di pietà possibili e immaginabili, ma a patto di sottrarsi al palcoscenico mondano e deturpante del sistema mediatico. Si poteva celebrare un funerale in forma riservata e privatissima ed evitare parole di encomio che suonano francamente come oltraggiose nei confronti di tutti quei cattolici che ogni giorno si battono contro il relativismo e il nichilismo anticattolico montante nella società. Si doveva difendere il Corpus Domini dalla profanazione che, ragionevolmente, si compie accettando di comunicare chi non ha notoriamente la condizione soggettiva per farlo, compiendo così un atto d’amore nei confronti dello stesso peccatore, che evita di aggiungere colpa a colpa. Senza dimenticare che nelle chiese cattoliche di questa tragica modernità, alcuni sacerdoti negano la comunione a un fedele che osi, semplicemente, inginocchiarsi per riceverla.

Accettare di diventare protagonisti dello spettacolo allestito dai mass media per i funerali del personaggio pubblico don Gallo: questa è la colpa grave del cardinale. Cosa ben diversa dal compiere, discretamente, l’azione salvifica del sacerdote. Accettare la logica del mondo propagata dai suoi media porta a situazioni grottesche nella loro essenza ma anche nel dettaglio. Come si fa, per esempio, ad andare al funerale di un prete che sul sagrato viene pubblicamente elogiato dall’ebreo Moni Ovadia e, nello stesso tempo chiedere, ai bolognesi di non votare per l’abolizione del contributo comunale alle scuole cattoliche in un referendum nel quale Moni Ovadia stesso era uno dei testimonial della fazione anticattolica? Un cattolico, per fare un altro esempio, non può accettare di essere ridotto alla condizione di schizofrenico, che da un lato si batte contro l’aborto, e poi è costretto a vedere “beatificato” il prete che non faceva mistero di accompagnare le prostitute in ospedale ad abortire.

Ma, a conti fatti, sorge il sospetto che ai funerali di don Gallo il cardinale sia andato non malgrado i mass media, ma proprio per la loro presenza. Anche lui vittima di quel patetico complesso di inferiorità che spinge presuli di varia indole e grado gerarchico a inseguire il consenso e l’attenzione del mondo. Vescovi e cardinali scrivono discorsi e compiono gesti nella speranza di poter “passare” nelle notizie e nelle immagini del Tg delle 20. “Eminenza, siamo sul Tg3″ saltellano garruli per le curie i segretari dei pastori che hanno bucato lo schermo, credendo, così, di rendere un gran servizio alla Chiesa. Del resto, basta onestamente rispondere alla seguente domanda: se don Gallo fosse stato lo stesso identico tipo di prete, ma sconosciuto, ignoto a giornali e tv, senza Albe Parietti e Vladimir Luxuria pronti a piangerlo al suo funerale, se fosse stato un prete rivoluzionario, ma inesorabilmente anonimo, il Presidente della Cei si sarebbe scomodato andando ai suoi funerali? (Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro)

 

Non è la prima volta che apprendo della morte di persone che conoscevo (che conoscevo e frequentavo intendo) da internet. Ecco, è successo or ora che cercando tutt’altro ho scoperto che Angelo Bellettato è morto. Son rimasto di stucco. E’ vero: non lo sentivo e vedevo da tempo. Ma è sempre un piccolo choch.  Tanto piu che l’articolo era pure accompagnato da foto e vedere il caro Angelo nell’apprenderne, contemporaneamente, la morte non è stato bello. Non so le circostanze né altro: e, a tal proposito, è bene che io chiarisca che le righe che state leggendo sono solo le impressioni a caldo, forse un po’ affrettate (spero non superficiali) di una persona che ho conosciuto, nient’altro. Non un articolo, non un “coccodrillo” men che meno una breve biografia. Anzi, a tal proposito vi rimando a quella esistente in rete (mi pare su wikipedia) per apprendere qualche dato sulla sua vita e soprattutto sulla sua opera artistico-letteraria.

Sicchè Angelo è morto, l’ho saputo meno di un’ora fa. Cosa dire se non che preghAngelo_Bellettato.jpgerò tanto per la tua anima che, fin d’ora, affido alla misericordia di Dio. Anche se, naturalmente, Essa ti ha già abbracciato quasi due lustri fa (sei morto nel 2004, ad appena 63 anni).

Ricordo quando ci siam conosciuti: io giovane studente e tu, con l’inseparabile Taitù, in quella Padova che sempre ho nel cuore (e chi potrà mai togliermela da lì?). Come eri garbato, discreto, educatamente ironico.

Eri un artista. Ma non ti davi arie. Chi ti ha conosciuto lo sa bene. Bene Angelo, io mi fermo qui. Ho “fretta” di riparare alla mia colpevole ignoranza (sebbene ho la attenuante di mancar da Padova da tempo, oramai) e di informarmi meglio. Intanto ti ho scritto, davvero di getto, queste due righe. Ed ancora mi risuona –credimi- la tua voce: “ Tu hai mai avuto malattie? No. Neanch’io” ; “Mai avuto una influenza, mal di testa, no? Neanch’io”. Ed era vero: il Signore t’aveva donato un corpo sano (oltre che bello) e ne andavi, in qualche modo, fiero. Ma ora sorella morte ti ha raggiunto. E presto raggiungerà anche me: è solo questione di tempo: “sessanta, settanta i piu robusti” dice la Scrittura (e sovente ripete padre Livio).

Ciao Angelo. A Dio!

Come avrete senz’altro notato questa foto sta facendo il giro del mondo (via web)

pupetto nel wc.jpg

 

Quanta ipocrisia nel commentare questa foto.

 

Dimenticando che molte mamme

 

-non una o cento: milioni di mamme-

 

lo uccidono direttamente nella pancia.

 

 

(Col placet -e coi soldi- dello Stato)

DARIO FO E FRANCA RAME.jpg

Apprendiamo dalle agenzie della morte della signora Franca Rame in Fo. Nell’esprimere le condoglianze ai suoi congiunti preghiamo per la sua anima che è giunta al cospetto di Dio.

L’auspicio –cristiano e quindi umano- è che la signora Rame Fo fosse pronta all’incontro col Creatore e comunque questo attiene all’insondabile giudizio di Dio. L’invito è alla preghiera per la defunta –come è noto le anime dei morti non possono pregare per se stesse- che diventa preghiera pure per i suoi parenti e per il marito, noto ateo fiero d’esserlo, acchè nella vecchiaia e nell’approssimarsi della morte possa aprire gli occhi alla verità ed all’amore di Dio.

ANGELO V. Si chiama Angelo V. (il cognome è velato per ovvia riservatezza) ed è diventato –certo suo malgrado- in qualche modo “famoso”. Stiamo parlando della persona che Domenica 19 Maggio 2013, Pentecoste, ha ricevuto da parte di Papa Francesco una breve preghiera di esorcismo proprio in Piazza San Pietro, come tutti hanno potuto vedere anche attraverso la diretta televisiva (e le successive riproposizione, in tutte il mondo, di quelle intense e forti immagini):

ESORCISMO PAPA FRANCESCO.jpg

Di lui era trapelata qualcosa nei giorni successivi all’evento: non vogliamo entrare, almeno non in questa sede, nella querelle che ha coinvolto Tv2000, il suo Direttore, il Conduttore della trasmissione televisiva “Vade Retro” ed il Portavoce della Santa Sede, non ci appassionano queste cose e comunque, con don Amorth, riteniamo che quello sia stato un esorcismo.

Dicevamo, si è saputo qualcosa riguardo questa persona messicana vessata dal demonio. E’ stato lo stesso don Gabriele Amorth a rivelarne il nome di battesimo e la nazionalità e pure l’età (assieme ad altri particolari inerenti la possessione: peccato che il santo Sacerdote modenese abbia scelto una trasmissione che, a dirla tutta, non ha preso molto sul serio lo stesso Esorcista e che pareva si facesse beffe di lui).

Ora abbiamo una vera e propria intervista che il quotidiano “El Mundo” ha realizzato e pubblicato.

L’articolo-intervista è realizzato dalla collega Irene Velasco : leggendola passano subito i dubbi riguardante la effettiva possessione diabolica di Angelo ed anzi si entra in una umanissima (e cristiana) compassione per la drammatica situazione che sta vivendo. Tutto subito viene da chiedersi –come fa da decenni, oramai, don Gabriele Amorth– cosa aspettino ancora i Vescovi a nominare almeno un Esorcista nelle proprie Diocesi. Ma non si vuol fare polemica.

Del resto siamo fiduciosi che la Provvidenza opera e figuriamoci se non opera nella Chiesa: basti pensare che Angelo , una volta accertatosi nel suo Paese d’esser effettivamente posseduto, ha pensato bene di rivolgersi al Papa. E lo ha fatto proprio avendo letto uno dei libri di padre Amorth. E cosi, accompagnato da Don Juan Rivas, ha deciso di recarsi a Roma. E raggiungere l’Italia dal Centro America non è cosa da poco, e poi il soggiorno romano, i tentativi di incontrare il Papa: per ben due volte Don Rivas ed Angelo si son recati negli incontri pubblici del Papa, senza però riuscire ad incontrarlo e parlargli.

Ma la perseveranza (e, soprattutto, la fede) è stata premiata: proprio il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo ha disposto l’incontro col Vicario di Cristo e quindi quel breve esorcismo che tutto il mondo ha visto.

Angelo, diciamolo subito, ha tratto beneficio da quell’esorcismo praticato da Sua Santità ma non è avvenuta la liberazione. Non è un fatto inconsueto: chi conosce la tematica sa bene che la possessione richiede mesi ed a volte anche anni di esorcismi per giungere alla completa liberazione. Lo sa bene -eccome!- don Gabriele Amorth che da anni, instancabile, si chiede come sia possibile che molti (moltissimi)Vescovi non nominano nella propria Diocesi un Sacerdote per svolgere il Ministero dell’Esorcistato e tanti (davvero tanti!) uomini e donne soffrono per le vessazioni diaboliche e non sanno a chi rivolgersi.

Nel chiudere queste riflessioni e nel rinviarvi all’articolo completo pubblicato da “El Mundo”(CLICCARE QUI) non possiamo che esprimere il fortissimo auspicio che sia il Papa stesso -di là dalle dichiarazioni del Portavoce- ad intervenire sulla questione che, oramai, è improcrastinabile. E pazienza se molti Sacerdoti, Vescovi e Cardinali non credono al demonio e/o alla sua azione straordinaria: se ne faranno una ragione e dovranno ubbidire al Pontefice.

Che, con immensa carità e tatto da vero Pastore, non ha esitato neppure un secondo pur di dare un sollievo ad Angelo.

 

L’obbligo della domenica

2180 Il precetto della Chiesa definisce e precisa la Legge del Signore: « La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all’obbligo di partecipare alla Messa ». 124 « Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente ». 125

maggio 2011 010.jpg

2181 L’Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l’agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti) o ne siano dispensati dal loro parroco. 126 Coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave.

2182 La partecipazione alla celebrazione comunitaria dell’Eucaristia domenicale è una testimonianza di appartenenza e di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. In questo modo i fedeli attestano la loro comunione nella fede e nella carità. Essi testimoniano al tempo stesso la santità di Dio e la loro speranza nella salvezza. Si rafforzano vicendevolmente sotto l’assistenza dello Spirito Santo.

2183 « Se per mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica, si raccomanda vivamente che i fedeli prendano parte alla liturgia della Parola, se ve n’è qualcuna nella chiesa parrocchiale o in un altro luogo sacro, celebrata secondo le disposizioni del Vescovo diocesano, oppure attendano per un congruo tempo alla preghiera personalmente o in famiglia, o, secondo l’opportunità, in gruppi di famiglie ». 127

“Cari figli!

Oggi vi invito ad essere forti e decisi

nella fede e nella preghiera

affinché le vostre preghiere siano tanto forti

da aprire il cuore del mio amato Figlio Gesù.

Pregate figlioli,

senza sosta

affinché il vostro cuore si apra all’amore di Dio.

Io sono con voi, intercedo per tutti voi e prego per la vostra conversione.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

BREVE RIFLESSIONE SULLE APPARIZIONI DI MEDJUGORJE

MEDJUGORJE – Messaggio del 25 maggio 2013,

E’ giunto il tempo dei “dieci segreti”?

Intervista a Padre Livio (VIDEO)

DINO BOFFO -primo piano.jpgDino Boffo interviene nuovamente sulla vicenda del “presunto esorcismo” (così lo definisce il Direttore di TV2000) dopo che lo aveva fatto, in diretta, in modo veramente dettagliato ed esaustivo. Resta, umanamente, il dispiacere –sincero- per l’uomo Boffo ancora una volta nell’occhio del ciclone (ad alcuni non è parso vero di poter avere di nuovo dei pretesti per attaccarlo) ma rimane, in chi scrive questa breve presentazione, soprattutto una perplessità per l’intervento di Padre Lombardi: di Dino Boffo non abbiamo il benché minimo dubbio. E sulla sua buona fede e, soprattutto, sulla sua Fede. Ad ogni modo questo il suo intervento di stasera 24 maggio:

Cari Amici,

si può fare mass media da persone corrette? È la domanda che mi rincorre da qualche giorno, da quando cioè è scoppiato il caso del presunto esorcismo papale, che poi tale non era perché il protagonista dell’azione, ossia papa Francesco, ha negato che ci fosse in lui l’intenzione di un tale atto. E siccome in contesti simili, ossia in atti spirituali e morali di questa densità, l’intenzione è il dato dirimente, ecco che Tv2000 ha prontamente rettificato rispetto ad una notizia data senza le necessarie verifiche.

Ho già spiegato in video per filo e per segno, mercoledì scorso, come sono andate le cose, e ho ritenuto di dover chiedere scusa per la superficialità scappata nell’approccio. È vero, la cavolata era concretamente opera di un collega, colpevolmente indifferente delle disposizioni ricevute, ma questo non mi poteva esonerare dalle mie responsabilità.

Scaricare su altri o far finta di niente, non rientra nel mestiere che ho imparato, e preferisco lasciare questi modi alle mezze tacche. Peccato però che l’atto di scuse sia stato sostanzialmente frainteso da vari colleghi della stampa laica, per i quali il tema degli esorcismi è di quelli che fanno sballare l’intelligenza.

Quando più semplicisticamente non rientrano nel genere folkloristico. E così, ancora una volta, il «mistero Boffo» si è sprecato, come se a fornire dettagliate spiegazioni fosse servito praticamente a nulla. Il cliché imponeva il calco del mistero, per quanto fuori contesto.

E così il «dietrofront di Boffo», intendendo con ciò che il sottoscritto – poverino – doveva abbassare la testa ai diktat vaticani. E dire che se l’errore era avvenuto a mia insaputa, tutto il resto l’ho deciso in beata solitudine, confrontandomi solamente con i colleghi, senza interpellare alcun superiore.

Ma la trasparenza – per definizione − non può sussistere, specie in casa cattolica. Deve dominare l’intrigo o la sudditanza. Per inciso, auguro ai colleghi – cronisti, titolisti, caporedattori – di trovare sul proprio itinerario professionale direttori sempre franchi e disinteressati.

Quanto al resto, ciò che a noi di Tv2000 rimane prioritario è il patto di lealtà che ci lega ai telespettatori. Non possiamo spergiurare che saremo infallibili, possiamo – e dobbiamo – impegnarci ad essere sempre professionali, tenere a bada gli istinti più banali del mestiere, onorare la realtà dei fatti, per avvicinarci ad essi, comodi o scomodi che siano.

Se poi la morbosa ed esasperata attenzione che la cultura odierna è pronta ad assegnare al demonio si tramutasse anche solo per un istante nell’interesse per le tracce che Dio lascia puntualmente nelle nostre giornate, allora davvero l’incidente avrebbe avuto un suo compenso persino abbondante.