lux mA volte la storia sa essere proprio crudele: proprio mentre ieri pomeriggio all’assemblea straordinaria dei vescovi italiani riuniti ad Assisi, il cardinale Angelo Bagnasco, volendo difendere la famiglia naturale affermava giustamente che le unioni gay hanno «l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia di classica memoria», il trans Vladimir Luxuria annunciava alle agenzie che stasera sarà ospite, come opinionista, a Tv2000, guarda caso proprio la televisione di proprietà dei vescovi italiani. Se proprio vogliamo parlare di confusione bisogna dire che ai vertici della Chiesa italiana è l’unica cosa che abbonda.

Così ancora una volta si intrecciano le strade di Luxuria e del cardinale Bagnasco: la prima volta fu ai funerali a Genova di don Andrea Gallo, un incontro che provocò scandalo e polemiche roventi per la comunione che l’arcivescovo diede al trans (che peraltro poche settimane prima aveva confessato a un giornale di essere buddhista). Ora, l’incontro non è ravvicinato ma Luxuria ha giocato un altro scherzetto al cardinale Bagnasco. O forse all’ignaro presidente gliel’ha giocato il segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, che in questi mesi si è assunto il compito di prendere in mano i mezzi di comunicazione che fanno capo alla Conferenza Episcopale Italiana (Cei). Del resto è impensabile che un ospite così ingombrante come Luxuria possa essere stato invitato a Tv 2000 senza l’assenso di monsignor Galantino, o addirittura proprio da lui tale invito è stato ispirato.

luxuria e berlusconi

Luxuria

Così questa sera, alle 20.30 i telespettatori che seguono Tv2000, nel programma TgTg si vedranno commentate le notizie del giorno dal signor Wladimiro Guadagno, in arte Vladimir Luxuria, attivista per i diritti Lgbt ed ex parlamentare di Rifondazione Comunista. Non è stato chiamato – ha detto lui alle agenzie – «in qualità di attivista dei diritti civili, per partecipare a un dibattito sulla famiglia, ma come personaggio pubblico, esattamente come tutti gli altri, senza differenziazioni ideologiche, per commentare i fatti di attualità, dalla politica all’economia, alla cronaca». Ovviamente è «un grande segnale di apertura» da parte della Chiesa, e del resto chi siamo noi per giudicare?

La risposta è semplice: siamo dei semplici cittadini, cattolici, giornalisti che non sono completamente rincoglioniti e tendono quindi a farsi delle domande davanti alla realtà che osservano. E quindi ci chiediamo che senso abbia questa pagliacciata, questa ostentazione di modernità, che cosa i vertici della tv dei vescovi vogliono dimostrare. Di essere accoglienti e inclusivi, come va di moda dire dal Sinodo in qua? Se davvero volessero dimostrare questa accoglienza, invece di far fare passerella agli attivisti gay, potrebbero raccogliere le storie vere delle tante persone che prendono sul serio il disagio della propria tendenza omosessuale e che magari hanno fatto o stanno facendo un percorso di ritorno all’eterosessualità. Ma possiamo scommettere che a Tv2000 non lo faranno, subirebbero le ire di Luxuria e compagni che su questa realtà vogliono imporre la censura. E di certo non lo vogliono neanche quei prelati che benedicono e incoraggiano operazioni come questa dell’«opinionista» Luxuria, perché in realtà vi si può scorgere un disegno ben preciso.

Proprio per questo vale la pena parlare del programma di questa sera di Tv2000, correndo il rischio di fargli pubblicità e aumentarne l’audience.

La comparsata di Luxuria – per il tipo di programma in questione e per il motivo per cui il personaggio è noto – ha lo scopo semplicemente di comunicare la «normalità» di essere trans, così come gay, lesbica e così via. Sarà lì non a perorare la causa Lgbt, ma a parlare di politica ed economia, un senso di normalità dovrà emergere, come se fosse normale un uomo travestito da donna. Ma questo è il passaggio che la lobby gay nella Chiesa persegue, travisando il significato della parola “accoglienza”.

È la stessa ambiguità uscita dal recente Sinodo, nel punto della relazione finale dedicato all’omosessualità, il paragrafo 55 che non a caso non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi per poter essere adottato come decisione sinodale. In questo paragrafo si dicono due cose essenzialmente: no a qualsiasi parificazione tra unioni omosessuali e disegno di Dio su matrimonio e famiglia; accoglienza con rispetto e delicatezza nei confronti di uomini e donne con tendenze omosessuali.

Si è detto che è esattamente ciò che sta scritto nel Catechismo della Chiesa cattolica, ed è vero, ma nel Catechismo c’è scritto anche altro che è il fondamento senza il quale le due affermazioni suddette possono essere interpretate in vario modo.

L’accoglienza verso le persone con tendenza omosessuale non è – come qualcuno vuole far credere – una novità del Sinodo, ma è sempre stata dentro la consapevolezza che «gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati». L’accoglienza è cioè alle persone, con tutto il loro carico di sofferenza e disagio, non agli stili di vita.

Gli atti omosessuali, dice ancora il Catechismo, «sono contrari alla legge naturale», «precludono all’atto sessuale il dono della vita», «non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale», «in nessun caso possono essere approvati» (no. 2357). Altro che «elementi di santificazione nelle unioni omosessuali», come un vescovo ha sproloquiato al Sinodo. 

Se si toglie questo giudizio, facilmente l’accoglienza diventa non alla persona ma all’omosessualità; deriva che già viene teorizzata da tanti teologi e praticata in diverse diocesi. E la ribalta concessa a Luxuria dalla tv dei vescovi ne è un plateale esempio.

lux non sono malata

Ma senza quel giudizio viene meno anche la ragione per cui le unioni omosessuali non possono essere paragonate al matrimonio tra uomo e donna. E infatti già molti vescovi, incluso il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, monsignor Vincenzo Paglia, si sono espressi a favore del riconoscimento delle unioni omosessuali pur affermando che non sono parificabili al matrimonio.

Non capiscono – o fanno finta di non capire – che il problema non sta nel nome ma nella sostanza. Senza avere chiaro che l’unione omosessuale è contro la legge naturale, non c’è motivo di negare il matrimonio alle coppie gay. Ma è esattamente ciò che tanti laici e vescovi – per paura o per convinzione – non vogliono dire, spalancando così le porte alla «normalizzazione» dell’omosessualità e alla distruzione della famiglia.

Il passaggio di Luxuria a Tv2000 va visto in questa prospettiva: sarà chiamata come fosse una “lei” – come vuole l’ideologia gender – anziché un “lui”, come esige la legge naturale. Così si rende naturale ciò che è una grande menzogna, e che ne sia artefice la tv dei vescovi è uno scandalo. Ma questo è solo il primo passo. Altri ne seguiranno finché, quando la mentalità sarà ormai consolidata, anche esponenti cattolici di primo piano potranno fare liberamente coming out, senza doversi nascondere come hanno fatto finora.

RICCARDO CASCIOLI – Direttore de “La Nuova Bussola Quotidiana”

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-effetto-sinodo-luxuria-alla-tv-dei-vescovi-10909.htm

(titolo originale dell’articolo:”Effetto Sinodo: Luxuria alla tv dei vescovi”)

benedetto sedicesimo

Sinodo, divorziati/risposati, Papa Francesco: ecco chi getta benzina sul fuoco

La questione del divieto di accedere alla Comunione per chi si trova in permanente situazione di peccato è oggi in primo piano.

La questione del divieto di accedere alla Comunione per chi si trova in permanente situazione di peccato è oggi in primo piano.

Avete tre minuti? Bene. Allora dedicateli a questo articolo. Leggetelo con calma. Se uno vuole realmente comprendere il clima creato attorno al Sinodo della famiglia (la annosa questione dei divorziati/risposati et cetera) non deve far altro che legger piano piano quanto ha pubblicato oggi Riccardo Cascioli e che riproponiamo integralmente. Buona lettura e, naturalmente, i commenti sono aperti. (cdm)

La strategia è chiara: far passare quanti difendono la dottrina tradizionale della Chiesa in fatto di famiglia e matrimonio – vescovi, cardinali, teologi – come “nemici del Papa”, che tramano nell’ombra con strategie senza precedenti, come addirittura un libro in cui riaffermano la validità della visione della Chiesa contro i tentativi di trasformarla in qualcosa di simile a una denominazione protestante. Loschi figuri che vogliono discutere pubblicamente di cose di cui si dovrebbe parlare soltanto durante il Sinodo, e che impongono una discussione soltanto sulla comunione ai divorziati risposati quando il Sinodo dovrebbe occuparsi di tante altre sfide che riguardano la famiglia.

Ieri avevamo già commentato l’editoriale sul Corriere della Sera di Alberto Melloni, ma il Corriere insiste, stavolta con Massimo Franco, che cerca di ricostruire ancora più precisamente questo clima da congiura di palazzo contro lo spirito innovatore di papa Francesco. E a dare man forte ci pensa anche La Stampa, che addebita ai cardinali “conservatori” un clima da guerra da cui ovviamente il cardinale Walter Kasper rifugge, lui – si confessa a Vatican Insider – ha posto solo delle questioni, peraltro «in accordo con il Papa»: nessuna volontà di cambiare la dottrina, ci mancherebbe, ma solo domande su come aiutare persone e coppie nei casi complessi.
Ovviamente, ieri giornali, radio, tg ripetevano la parola d’ordine: cardinali escono allo scoperto contro il Papa, e via di questo passo.

Il Papa

Come abbiamo spiegato ieri, la realtà è ben diversa. Ma non solo non c’è alcun attacco al Papa – casomai c’è il tentativo di Melloni e soci di arruolarlo – ma tutta la ricostruzione del dibattito pre-sinodale è palesemente mistificatoria, tesa a dividere i padri sinodali tra una parte cattiva e mentalmente chiusa (i difensori della dottrina, diventata ormai una parolaccia) e una tutta dedita alla misericordia, dentro e fuori la Chiesa. Si ripropone il vecchio schema del Concilio Vaticano II.
Basta però avere un minimo di memoria storica per ricordare che a scatenare un’offensiva sulla comunione ai divorziati risposati e a farlo diventare tema unico del Sinodo sono stati invece proprio Kasper e soci, tanto che questa testata a un certo punto ha sentito il bisogno di proporre una serie di articoli per spiegare continente per continente le vere sfide che la Chiesa deve affrontare in fatto di famiglia. Altro che divorziati risposati, un problema che comunque riguarda una piccola minoranza nei soli paesi occidentali.
Ricordiamo allora brevemente come sono andate le cose. Quando papa Francesco all’inizio di ottobre 2013, ha annunciato il doppio Sinodo (straordinario e ordinario) dedicato alla famiglia, è stato come se il trombettiere avesse suonato la carica: immediatamente esplode il caso della diocesi di Friburgo, dove l’allora arcivescovo nonché presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zoellisch, difende un vademecum preparato dalla sua diocesi per accompagnare il cammino spirituale di separati, divorziati e divorziati risposati in cui è previsto un percorso per i divorziati risposati che li porti a riaccostarsi alla Comunione.

PADRE LOMBARDI Immediata la reazione della Santa Sede: il portavoce padre Federico Lombardi parla di «fuga in avanti» e dice che non c’è alcun cambiamento nella posizione della Chiesa sui divorziati risposati.

In Germania la situazione è calda, allora l’Osservatore Romano pubblica il 22 ottobre un intervento – originalmente pubblicato in tedesco alcuni mesi prima – del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Gerhard Ludwig Müller, che spiega come il dibattito non significhi che tutto possa essere messo in discussione e che non si può trasformare la misericordia in una sua caricatura. Intervengono allora – con interviste ai giornali – l’appena nominato segretario del Sinodo, Bruno Forte, e il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Vincenzo Paglia, ad affermare che al Sinodo «si parlerà di tutto» e che non possono esserci delle pregiudiziali dottrinali.

È con la pubblicazione del Questionario distribuito a tutte le conferenze episcopali che però si aprono le cataratte. I giornali di tutto il mondo titolano sui cambiamenti dottrinali in materia di famiglia che ormai sono ineluttabili per la Chiesa cattolica. In realtà il questionario riguarda tutti gli aspetti possibili che riguardano la famiglia ed è preceduto da un documento introduttivo che fissa dei paletti dottrinali ben precisi alla discussione. Catechismo della Chiesa cattolica, esortazione apostolica Familiaris Consortio ed enciclica Humanae Vitae – che tanti episcopati non hanno ancora digerito – sono indicate come fonti di sicuro riferimento.
Ma è come se non fosse stato scritto: a dare materiale ai giornali ci pensano (siamo intorno al 10 novembre) anche il cardinale austriaco Christoph Schonborn e il cardinale tedesco Reinhard Marx. Il primo, al termine dei lavori della Conferenza episcopale austriaca afferma che «sul Sinodo ogni questione è aperta»; il secondo attacca invece direttamente Muller affermando che il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Chiesa «non può bloccare la discussione» sui divorziati risposati. E a conferma che il problema non è solo pastorale, ma dottrinale, Marx aggiunge che un gran numero di fedeli non può del tutto comprendere «che una seconda unione non è accettata dalla Chiesa». E a dare seguito a questa affermazione arrivava anche il rifiuto dell’arcivescovo Zollitsch di bloccare le linee guida per la comunione ai divorziati risposati. E anche altri vescovi tedeschi intervengono sulla stessa linea.
Muller replica all’inizio di dicembre, parlando con un giornale tedesco, negando che abbia intenzione di chiudere il dibattito. Ma, ha detto, «l’insegnamento di Cristo e della Chiesa non possono essere oggetto di discussione». E questo perché «il credo religioso non deve essere confuso con un programma di partito, che può essere sviluppato a seconda dei desideri degli appartenenti a quello stesso partito». La responsabilità pastorale, infatti, «deve basarsi sulla dottrina».

IL CARDINALE WALTER KASPER

IL CARDINALE WALTER KASPER

Concetti molto semplici, nessuna “guerra” ma difesa di una posizione pesantemente attaccata. Ed è a questo punto che entra in scena anche il cardinale Walter Kasper che all’inizio di dicembre viene intervistato dal settimanale Die Zeit e si dice quasi certo che entro breve tempo le persone divorziate e risposate potranno accedere ai sacramenti. Kasper ribadisce la necessità di «riforme, modifiche e aperture» su certi temi e ha sottolineato che i divorziati risposati devono avere la possibilità di «partecipare pienamente alla vita ecclesiastica». E questo perché «ciò che è possibile a Dio, cioè il perdono, deve valere anche per la Chiesa». Contrariamente a quel che si vuol fare credere oggi, è evidente che la posizione di Kasper e compagnia non ha una prospettiva soltanto pastorale, ma punta diretta al cambiamento della dottrina.

Davvero sconcertanti le parole dette dal Cardinale dell'Honduras Maradiaga: ha accusato il confratello nell'Episcopato e Cardinale -Kasper- di essere "troppo Tedesco" e cioè ottuso e chiuso.

Davvero sconcertanti le parole dette dal Cardinale dell’Honduras Maradiaga: ha accusato il confratello nell’Episcopato e Cardinale -Kasper- di essere “troppo Tedesco” e cioè ottuso e chiuso.

Muller peraltro diventa un bersaglio costante, c’è un sistematico tentativo di screditarlo che raggiunge il vertice nell’intervento di un altro cardinale, l’honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, che addirittura in una intervista a un giornale tedesco in gennaio sembra prendersi gioco del prefetto dell’ex santo Uffizio: «Penso di capirlo – dice Maradiaga -. È un tedesco, si deve dirlo, è anzitutto un professore di teologia tedesco, nella sua mentalità c’è solo il vero e il falso. Però io dico: fratello mio, il mondo non è così, tu dovresti essere un po’ flessibile, quando ascolti altre voci. E quindi non solo ascoltare e dire no».
Tra gennaio e febbraio inoltre cominciano ad arrivare i questionari dalle varie Chiese locali: nelle intenzioni del Papa sarebbero dovuti restare riservati, e invece gli episcopati di Germania, Svizzera, Austria – fortemente schierati per la comunione ai divorziati risposati – fanno trapelare le risposte che vanno ovviamente in quella direzione. L’obiettivo è chiaro: appellarsi ai questionari per chiedere il cambiamento della dottrina su famiglia e omosessualità. Ed è chiara anche la richiesta di superare la Humanae Vitae, quasi l’enciclica di Paolo VI fosse stata un brutto incidente di percorso.PAOLO VI

Finora, a contrastare questa offensiva che gode del grande sostegno della stampa laicista di tutto il mondo, è il solo Muller, peraltro soltanto con gli interventi citati. Qualcosa cambia con il Concistoro del 21 e 22 febbraio, dedicato alla famiglia, nel quale la relazione principale viene dal Papa affidata proprio al cardinale Kasper. Qualcuno la legge come una scelta di campo, ma c’è da dubitarne visto che questo è il Concistoro in cui viene consegnata la porpora cardinalizia a Muller, appena riconfermato alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede.
La relazione di Kasper che, nella parte finale, apre alla possibilità della comunione per i divorziati risposati suscita dure reazioni da parte di altri cardinali e – per quello che è dato sapere – la discussione è stata molto animata. Il fatto che la relazione di Kasper diventi pubblica – è anche stata messa in commercio – fa sì che escano allo scoperto anche alcuni dei suoi critici. Così ecco il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna – uno dei “cattivi” che secondo Corriere e Stampa manovra contro il Papa – spiegare in una lunga intervista al Foglio tutti i punti di disaccordo. Altri cardinali a questo punto intervengono nella critica a Kasper.

Alla fine, il libro di cui tanto si parla in questi giorni – Permanere nella verità di Cristo, editrice Cantagalli –, che sarebbe un’operazione editoriale senza precedenti, è la raccolta dei loro interventi sull’argomento, altro che macchinazione anti-Papa.
Peraltro non è che si fermi l’offensiva pro-Kasper. E il 21 marzo sull’argomento interviene colui che è stato nominato segretario generale del Sinodo, il neo-cardinale Lorenzo Baldisseri, che mette in soffitta la Familiaris Consortio e sostiene la necessità di «attualizzare la dottrina» in materia di famiglia. Anche perché, spiegherà in aprile al mensile Jesus, non esiste un solo modello di famiglia.
Si va avanti così fino ad oggi, ed ecco la nuova strategia: si rovescia la realtà e si fa credere che Muller e Caffarra abbiano dichiarato guerra al Papa; e Kasper, nell’intervista di ieri a Vatican Insider, si presenta come un agnellino che i lupi vorrebbero sbranare.
Un anno fa dicevano che non si doveva bloccare il dibattito, ora cercano di chiudere la bocca a chi non si allinea al loro progressismo. E possiamo stare tranquilli che da qui al 5 ottobre, quando il Sinodo inizierà, ne vedremo ancora delle belle.
RICCARDO CASCIOLI

(Articolo pubblicato sul giornale “La Nuova Bussola Quotidiana” il giorno 19 settembre col titolo “Chi vuole la “guerra” al Sinodo” . Link diretto all’articolo: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-chi-vuole-la-guerra-al-sinodo-10367.htm)

(e scegli, naturalmente, Radio Maria)

 

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E’ la votazione popolare “My Best” , dove gli ascoltatori e gli internauti sono chiamati a sostenere radio, programma e personaggio preferiti, esprimendo la propria preferenza online fino al 15 settembre.

 

Clicca sul link seguente:

http://www.cuffiedoro.it/interna_voto_category.php?id=21

e vota la tua Radio Preferita!

 

RADIO MARIA

sacro cuoreOggi, venerdì 27 giugno 2014, è la festa del Sacro Cuore di Gesù. Una solennità molto sentita nella cristianità. L’impulso maggiore venne dalle Divine manifestazioni di cui fu favorita la santa francese, suora visitandina, Margherita Maria Alacoque (e successivamente dalla nascita dell’Apostolato della Preghiera).

Nella nostra realtà diocesana la solennità è vissuta in modi diversi: particolare giornata è per la parrocchia brindisina di Via Appia –retta dai Sacerdoti Salesiani- che è appunto intitolata al “Sacro Cuore”.

26 giugno 2011 + altre 058Presso la Parrocchia di “Cristo Salvatore”, al quartiere Sant’elia, la giornata coincide con il secondo giorno del Triduo in preparazione della festa di Cristo Salvatore (in programma Domenica 29 giugno): sono “mobilitati” tutti gli aderenti, associati e simpatizzanti dell’Apostolato della Preghiera.

Va ricordato inoltre che è anche la giornata per la Santificazione Sacerdotale.

Infine un appuntamento in provincia: presso il “Villaggio Sos” sito in Ostuni ricorre il 50° Anniversario della Fondazione (ed il 45° dell’inizio delle attività). Si terrà, alle ore 18 una manifestazione celebrativa. Alle 19 la Santa Messa.

VILLAGGIO SOS OSTUNI

SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE (e la Devozione al Sacro Cuore di Gesù)

 

Le promesse di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque

per i devoti del suo Sacro Cuore

1) Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.

2) Porterò soccorso alle famiglie che si trovano in difficoltà e metterò la pace nelle famiglie divise.

3) Li consolerò nelle loro afflizioni.

4) Sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte.

5) Spargerò abbondanti benedizioni sopra tutte le loro opere.

6) I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano della Misericordia.

7) Le anime tiepide si infervoreranno.

8) Le anime fervorose giungeranno in breve a grande perfezione.

9) Benedirò i luoghi dove l’immagine del mio Sacro Cuore verrà esposta ed onorata.

10) A tutti coloro che lavoreranno per la salvezza delle anime darò loro il dono di commuovere i cuori più induriti.

11) Il nome di coloro che propagheranno la devozione al mio Sacro Cuore sarà scritto nel mio Cuore e non ne verrà mai cancellato.

12) Io ti prometto, nell’eccesso della Misericordia del mio Cuore, che il mio Amore Onnipotente concederà a tutti coloro che si comunicheranno al Primo Venerdì del mese per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà il loro asilo sicuro in quell’ora estrema.

Sul numero odierno de “La Nuova Bussola Quotidiana” appare un articolo del Direttore Riccardo Cascioli. Lo riportiamo integralmente perchè affronta una questione che non si può più far finta di non conoscere:

Come avevamo previsto a caldo subito dopo il voto per le elezioni europee, la schiacciante vittoria di Renzi porta ad accelerare il processo di disgregazione della famiglia (leggi qui). Uno degli effetti immediati sarà infatti l’approvazione di una nuova legge sulle unioni civili (ma sarebbe meglio dire sulle unioni gay) che saranno di fatto un para-matrimonio. L’intenzione di procedere velocemente in questo senso l’ha manifestata lo stesso Renzi sabato all’Assemblea del Partito Democratico, ricordando che si trattava di una promessa fatta in campagna elettorale. Il compito poi ora gli è certo facilitato dalla recente sentenza della Corte Costituzionale di cui abbiamo diffusamente parlato (leggi qui).

E ieri l’Unità apriva la prima pagina proprio presentando «la legge sulle unioni gay» che il governo vuole approvare a settembre, tema a cui il quotidiano fondato da Antonio Gramsci ha dedicato anche ampi servizi all’interno. Secondo quanto riferito dall’Unità il progetto sulle unioni civili è in effetti particolarmente rivolto alle unioni di persone dello stesso sesso che potranno godere di tutti i diritti delle coppie sposate ad eccezione dell’adozione: è prevista però la possibilità di adottare il figlio o la figlia del partner. Conviventi eterosessuali invece si dovranno accontentare dei “patti di convivenza”, una forma di riconoscimento più lieve. Il motivo di questa distinzione lo spiega la stessa Unità: «La filosofia è che mentre le coppie omosessuali non possono unirsi in matrimonio, le coppie etero possono sposarsi e quindi se non si sposano è perché non lo vogliono fare e quindi non possono essere estesi a loro i diritti ma anche i doveri che discendono dal matrimonio».

In pratica, come si vede, l’idea di fondo è quella di consentire i matrimoni gay senza chiamarli con questo nome: l’ultimo passaggio – come già messo in rilievo per il caso Gran Bretagna – seguirà dopo un po’ di tempo quando tutti si saranno assuefatti all’idea delle coppie gay così che la legalizzazione del matrimonio vero e proprio sarà indolore (leggi qui).

Ma in realtà l’equiparazione al matrimonio è già presente in questo progetto di legge, solo l’ipocrisia fa sì che non venga chiamato in questo modo.

Chissà se Avvenire e Sir continueranno a definire Renzi «cattolico vero» e adeguato interprete della Dottrina sociale della Chiesa (vedi qui); certo fa impressione notare che nell’intervista all’Unità il sottosegretario alle riforme Ivan Scalfarotto, relatore del disegno di legge sull’omofobia, parlando di Renzi usa le stesse categorie di Avvenire, Sir e dell’editorialista del Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia: «Il premier può fare queste cose – dice Scalfarotto – perché non ha retaggi ideologici ma da uomo di governo si rende conto che ci sono emergenze e bisogni che emergono dalla società a cui c’è da dare una risposta senza perdersi in posizionamenti tattici. Così sulle unioni civili nessuno potrà mai accusarlo, lui cattolico praticante, di brandire ideologicamente certi temi. Sa ascoltare gli altri anche su temi che non gli sono familiari e io che vengo da un’altra storia apprezzo questa scelta di non girare intorno ai problemi, ma di affrontarli e risolverli».

Ecco di nuovo teorizzato il catto-pragmatismo, come se affrontare i problemi e risolverli fosse un valore in sé a prescindere dai criteri usati. È vero che in Italia già la sola idea che qualcuno provi a cambiare qualcosa sembra una novità assoluta, ma credo non sfugga a nessuno la consapevolezza che quello che conta davvero sia la visione del mondo che porta a riconoscere i problemi, a ordinarli secondo una priorità e a suggerire i criteri con cui affrontarli. Anche Hitler e Stalin sapevano affrontare i problemi e risolverli,peccato che il loro modo di muoversi creasse qualche problema a centinaia di milioni di persone. E non c’è dubbio che in Italia non si sono mai fatte tante riforme come durante il ventennio fascista. E ancora: anche le agenzie delle Nazioni Unite fanno tanto per risolvere il problema della povertà, solo che la loro concezione del mondo fa sì che pensino che la soluzione stia nell’eliminare direttamente i poveri con aborto, contraccezione e sterilizzazioni di massa.

Il problema è che sul tema della famiglia, nel mondo politico assistiamo a una omologazione culturale che è davvero impressionante. Il recente voto alla Camera sul divorzio breve lo ha messo chiaramente in evidenza: salvo pochi “ribelli” e la Lega anche i partiti del centrodestra si sono schierati compatti a favore di una legge che già banalizza il senso del matrimonio e della famiglia. E sulle unioni gay non c’è da aspettarsi granché di diverso: anche per alcuni di coloro che provengono dal mondo cattolico vige il pragmatismo della poltrona da salvare. O peggio: magari mettono a rischio la poltrona in occasione del voto sulla riforma del Senato, ma mai l’hanno fatto per salvare la famiglia o la libertà di educazione.

Di fronte a questo spettacolo deprimente, soltanto dalla società può partire una ribellione che coinvolga anche le parti più sensibili del mondo politico e delle gerarchie ecclesiali. Da più parti si evoca un secondo Family Day – che nel 2007 riuscì a fermare la proposta di legge sui Dico, le unioni civili di allora -, o comunque una mobilitazione nazionale che ne faccia rivivere lo spirito. È venuto il momento di pensarci seriamente.

Tratto da “La Nuova Bussola Quotidiana”, martedì 17 giugno 2014.

 

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-cattolico-verovuole-unioni-gay-tempodi-mobilitarsi-9496.htm

Carissimi,

mi spinge a scrivervi una lieta ricorrenza di famiglia. Il prossimo 10 maggio compirà 90 anni l’arcivescovo emerito mons. Settimio Todisco . Nella discrezione e nel nobile riserbo che lo contraddistingue da quando ha lasciato la guida della diocesi – e anche in considerazione delle inevitabili limitazioni che l’età impone – egli mi ha pregato sentitamente di non pensare a manifestazioni speciali intorno alla sua persona. Comprendo e rispetto il suo desiderio.

MONS. TODISCO

Al tempo stesso mi preme cogliere questa fausta occasione per invitare l’intera diocesi a pregare per lui , esprimendogli così, nel modo più bello, i nostri sentimenti di affetto, di gratitudine e di ammirazione. Operosa e feconda è stata la lunga giornata terrena che la Provvidenza ha concesso a mons. Todisco fino ad oggi. E ad multos annos ancora gli diciamo, perché la sua presenza silenziosa e orante continui ad accompagnare il cammino della nostra Chiesa locale.

Tanto egli ha tanto lavorato per questa amata diocesi . Nella città di Brindisi, da giovane sacerdote, si è speso generosamente come rettore del Seminario, insegnante di religione e assistente degli universitari cattolici. Poi è stato vicario generale in Ostuni , godendo la piena fiducia del Vescovo e interpretando il suo ruolo con fedeltà intelligente e solerte . Rientrato nella terra di origine dopo il breve periodo di episcopato a Molfetta, per l’arco di ben 25 anni è stato tra noi Pastore illuminato e aperto, equilibrato e saggio, nella linea tracciata dal Concilio Vaticano II.

Sempre attento e delicato verso le persone, pur senza rinunciare all’occorrenza al servizio dell’autorità, ha preferito abitualmente far maturare e convincere, anziché forzare e imporre. Essenziale e sobrio nel suo stile personale, con il suo costante esempio ha educato a non cercare forme esteriori, manifestazioni eclatanti ed eventi con larga risonanza, quanto piuttosto la formazione delle coscienze, la crescita delle persone, la corresponsabilità ecclesiale, la testimonianza della vita. “ Corde et fide ”, con il cuore e con la fede : più che un motto da abbinare a un blasone, è stato veramente la sintesi del suo modo di essere e l a connotazione tipica del suo agire.

Al suo cuore ora sia caro l’omaggio corale che gli rende, insieme a me , tutta la diocesi. Alla sua fede sia motivo di gioia il senso ecclesiale che anima il nostro ricordo e la nostra preghiera per lui , al felice compiersi dei suoi 90 anni !

+ Domenico CALIANDRO Arcivescovo di Brindisi – Ostuni

MONS. DOMENICO CALIANDRO

Abituati come siamo (purtroppo) a non lodarci tanto l’un l’altro, è sfuggito a noi brindisini un fatto di un certo rilievo. Mi riferisco alla Canonizzazione di Papa Giovanni XXIII che, assieme al grande Giovanni Paolo II, verrà proclamato santo Domenica 27 aprile in piazza San Pietro da Papa Francesco. Ebbene, il Postulatore della Causa di Canonizzazione di Papa Roncalli è proprio un brindisino, sebbene d’adozione. Il nostre illustre concittadino di cui parlo è padre Giovangiuseppe Califano.

Padre Califano,nato nel 1957 e giunto a Brindisi piccolissimo, ha frequentato la storica Parrocchia San Benedetto (oggi, purtroppo, soppressa ed accorpata alla Cattedrale) ai tempi di don Antonio Fella e don Ettore Biasi.

E’ diventato Frate Francescano dopo aver concluso gli studi. Frate Minore dal 1989 padre Califano è stato ordinato Sacerdote il 6 luglio del 1991 (si appresta, pertanto, a raggiungere il 25° anniversario) e nell’Ordine serafico, occorre pur dirlo, frate Giovangiuseppe ha man mano ricoperto incarichi di notevole responsabilita. E’ nella Curia Generalizia, legato al Sacro Convento di Assisi (il cuore del francescanesimo) e, inoltre, ha questa predisposizione e competenza nell’occuparsi delle Cause di Beatificazione: numerosi sono i Servi e le Serve di Dio di cui è Postulatore ed appunto fra le Cause portate avanti da Padre Califano vi è quella del “Papa Buono” che nella splendida cornice di Piazza San Pietro, con la partecipazione di non meno di due milioni di pellegrini a Roma, sarà proclamato santo dall’attuale Pontefice Francesco.

Ecco, mi sembrava doveroso ricordare questa bella figura di brindisino. Se riuscissimo a stimarci un po’ di più fra noi!

cosimo de matteis

Provo a dire la mia su Suor Cristina Scuccia, la giovane religiosa reduce da uno straordinario successo televisivo e successivo record di visualizzazioni su yuotube della sua performace canora.

Si, canora: suor Cristina ha cantato –non ballato: a quello ci pensa una certa suor Anna, sempre che sia ancora suora- dentro un programma della Rai (The Voice, mi pare si chiami. L’approssimazione –che può infastidire, lo so, è reale: tranne il pallone non guardo la televisione da un lustro or sono).

Il programma era condotto (non so se solo quella puntata. Ripeto: non vedo la televisione) da Raffaella Carrà, Piero Pelù (quello di El Diablo e che nei concerti criticava in modo scurrile Giovanni Paolo II) un DJ-rapper italiano che sapevo solo di nome –tatuato fino all’inverosimile, come Pelù- ed una donna che m’è parsa la più equilibrata.

Mi fermo qui perché temo d’aver già indisposto qualche lettore e “passo la palla” a chi è scrittore di professione. Tornerò a dir due o tre altre cose al termine:

Ammetterete che dissentire da trenta milioni di clic non è semplice. E poi anch’io mi sono commosso, anch’io ho ricliccato. Dopo però mi sono fermato a guardare dentro di me un clic vero non informatico che era scattato, un qualcosa che non va.
Escludo – come ho letto – di aver paura che suor Cristina perda la vocazione. Saranno attrezzate, queste orsoline. Ha il vantaggio che non patirà le invidie delle consorelle come accade in ogni professione, anzi quello che non escludo è di avere invidia io, per cui mi dico: ok, Mauro, piantala di stare a spaccare il capello in quattro: arrenditi e parlane bene pure tu. Lo faccio: la sua canzone è la cosa meno interpretata che si possa ascoltare. È proprio suor Cristina. Bene. Avanti con i complimenti. C’è una ragazza di 25 anni che ha un dono e lo dona. Ma non si dice sempre i giovani di oggi? i bamboccioni? eccoli, cantano, ballano e donano il dono. “Perché sei qui?” “ho un dono, ve lo dono”. Cavolo, è più madre questa di una madre con il figlio in braccio. “Sono una suora verissima”. Raffaella: non ci capisco più niente, evvai! Ricominciano le domande di senso e il cappello me lo levo davvero perché qui ci facciamo le domande che ormai vengono solo davanti allo Tsunami e alla mamma che uccide tre figlie: le domande che nascono dal dolore qui nascono dalla gioia, da una canzone a The Voice. Ce l’eravamo scordato che il senso della vita si trova anche nella gioia? male e suor Cristina ce lo ricorda. “Se avessi trovato te da bambino” dice J. Ax, uno che canta ohhh Maria, e non parla della Madonna ma della marijuana. E lei è emozionata di stare con lui e gli dice: “Mi hai trovata adesso!”. Mi hai trovata adesso! Questa frase viene diretta dal vangelo, domenica scorsa l’ha detta Gesù alla Samaritana “sono io che ti parlo” (Gv 4,26).
Alla decima volta capisco il mio problema. Alle chiacchiere con i big non si parla della canzone ma del fatto che è suora. È giudicata per la voce o per l’abito? una religiosa, che lo si voglia o no, è giudicata per l’abito che porta e non per quella che è. Se una monaca va scalza quando nevica qualcuno rimane edificato e qualcuno ride, e il tutto per l’abito, senza conoscerla. Con lei succede questo. J.Ax ha ragione quando dice che quello che funziona è mettere assieme il diavolo e l’acqua santa, ma sbaglia quando dice che dovrebbe cantar con lui e perché lei, la fusione, l’ha già fatta. Sr Cristina è tutte e due: monaca e Alicia Keys. Auguro a sr Cristina che il successo sia per la voce e non perché è suora, spero non sia una specie di Susan Boyle (che peralto ha dimostrato di essere bravissima e pure cattolica). Anche lei era un talent televisivo, anche lei segno di qualcosa: la bruttezza e la sfigataggine di vita redente da una voce meravigliosa.

Sicuramente lei e suor Cristina rompono lo stereotipo “la suora sta in convento e le brutte sfigate stanno a casa”, però a me piacerebbe che l’entusiasmo fosse per la voce e basta.
A me piace Gaetano Scirea. Nessuno sapeva che era cattolico fino a quando è morto. Allora poi fai due più due, per come era corretto, per come faceva il capitano, per come chiudeva un attacco avvesario. Ho trovato il clic dentro. Il mio sogno è che J.Ax e Pelù girandosi dicessero che voce!, però guardando una ragazza carina normale (carina-cantante), che arriva a 30 milioni di dischi (non di clic: Cristina te li auguro, i dischi) e che magari in un’intervista lascia cadere che con il fidanzato ci sta provando a non fare sesso prima del matrimonio anche se, insomma, è dura.
Lo so, io sono un prete normale e forse non capisco tanto la vita religiosa. Papa Francesco dice che i religiosi devono fare cose che colpiscono, ma a me non piace che il mercoledì stia senza ombrello quando piove.

Perché si prende l’influenza a stare bagnato un’ora prima dell’udienza e un’altra ora dopo. Io voglio che duri a lungo Papa Francesco e sono contento se – come sembra – cambia idea e usa l’ombrello. Io sono stanco degli eroi, non voglio più intitolare aereoporti a Falcone e Borsellino. Il pensiero che siano gli eroi a combattere la mafia è dannoso: esime dall’impegno quotidiano. Nella Lettera a Diogneto si dice che “i cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per il territorio, né per il modo di parlare, né per la foggia dei loro vestiti, perché i cristiani rappresentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo”. Si parla dei primi cristiani. Cristina, Pelù, J.Ax &C, parlano del fatto che una suora canta così, non solo della tua voce. A loro – tutto sommato – va bene che una cristiana sia una suora, non va bene che sia cristiana una cantante normale. E tu, Cristina, sei fantastica ma normale non sei.
Allora Mauro, era meglio se non cantavo? no Cristina: hai fatto bene perché ci hai ricordato che l’unico abito che portiamo è la gioia. Ma adesso mi piacerebbe che la voglia di cantare venisse alla cristiana “ragazza qualsiasi “che non è segno di qualcosa e che sarebbe ascoltata solo per quello che è. E questo sarebbe merito tuo. –

Allora, facciamo un po’ d’ordine: le prime dieci/dodici righe sono scritte da me (io mi chiamo cosimo de matteis, molto lieto), poscia ho proposto l’articolo di don Mauro Leonardi (che è apparso stamane su Il Sussidiario.net e ripubblicato all’interno di “Come Gesù” il sito di don Mauro Leonardi) ed ora chiudo con queste ulteriori mie considerazioni. Eccole: Suor Cristina, un “fenomeno” di voce o di abito? È il titolo dell’articolo di Don Mauro. E la risposta non può che essere netta. Poi magari uno si dilunga, fa qualche digressione ma non si può eludere l’interrogativo. Ebbene, non lo eludo. E’ chiaro: è l’abito.

Ed aggiungo Credo che la lettura da parte di Don Mauro del “fenomeno Suor Cristina” (con o senza virgolette, ognuno decida) è davvero molto acuta e impregnata di buonsenso.
E di vero cristianesimo.

La voce è notevole (per quel pochissimo che ne capisco)
ma il successo
-e ricordiamoci sempre i criteri del mondo per valutare il successo e quello evangelico dei “frutti”-
è indubitabilmente legato al fatto che sia suora.

Se avesse avuto una voce così così i clic sarebbero stati 27 milioni (invece che trenta)ma 27 milioni di visualizzazioni sono comunque un successo.
Per il mondo.