0.35      NEL CUORE DEI GIORNI ROSA
1.05      NEL CUORE DEI GIORNI – ARANCIO
2.10      NEL CUORE DEI GIORNI – AZZURRO
3.15      NEL CUORE DEI GIORNI – ARANCIO
3.55      TG TG
4.20      NEL CUORE DEI GIORNI ROSA
4.55      LA GRANDE MUSICA:PARTE 1 – Esa Pekka Salonen and David Fray – Orchestre De Paris – Claude Debussy ” La Mer”  / Maurice Ravel – Concerto in Sol maggiore / Johann S. Bach – partita n. 6 in Mi minore, BWV 830, Allemanda  / Ludwig van Beethoven – Sinfonia in La maggiore n. 7, op. 92

5.45      QUEL CHE PASSA IL CONVENTO
6.20      UN SALMO PER TE con Padre Paolo Maria Gionta osb, Priore dell’Abbazia Benedettina di NOVALESA (TO)
6.25      RECITIAMO IL CREDO assieme alle Monache Benedettine di Orte
6.30      Contempliamo con Maria il volto del Figlio. Adorazione Eucaristica e Rosario dal Santuario di Pompei

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7.30      NEL CUORE DEI GIORNI – CHE GIORNO E’
8.00      NEL CUORE DEI GIORNI – ARANCIO
8.30      SANTA MESSA dal Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei
9.10      NEL CUORE DEI GIORNI – ARANCIO
10.20    NEL CUORE DEI GIORNI – ROSA
10.55    QUEL CHE PASSA IL CONVENTO
11.55    ANGELUS DA LOURDES


 

 

12.00    STORIE DA LOURDES
12.10    IL PUNTO DEL GIORNO
12.20    NEL CUORE DEI GIORNI
12.30    NEL CUORE DEI GIORNI – Il diario di Papa Francesco
13.20    LOURDES: IO SONO QUI

Dal lunedì al venerdì alle ore 13.20 e alle 19.55 su Tv2000 va in onda “Lourdes, io sono qui”. Lourdes non è solo il luogo del Santo Rosario, ma un mondo. Negli ultimi anni la nostra presenza a Lourdes si è moltiplicata con tanti appuntamenti, come “l’Angelus da Lourdes” o “Storie da Lourdes”. Abbiamo quindi colto il bisogno di offrire ai pellegrini un modo diretto per dare la propria testimonianza, cogliere l’istante in cui maturano pensieri e sentimenti. Questa volta non volevamo essere noi a dirigere le nostre telecamere e scegliere gli interlocutori.

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13.35    IL TEMPO VOLA?
14.35    FICTION – Stefanie un angelo in corsia puntata 7 la decisione
15.25    FICTION Happy Days stagione 7 puntata 161 – il nuovo Arnolds
15.55    NEL CUORE DEI GIORNI –ROSA
16.30    NEL CUORE DEI GIORNI – AZZURRO Storie di fede e di vita
17.30    NEL CUORE DEI GIORNI – LA CANZONE DI NOI
18.00    ROSARIO In diretta da Lourdes
18.30    TG 2000
18.50    IL TEMPO VOLA?
19.50    GOCCE DI MIELE
19.55    LOURDES: IO SONO QUI
20.00    Rosario da Lourdes – in differita


20.30    NEL CUORE DEI GIORNI INDACO
20.55    TG TG – Ospite in studio: Rossella Milone
21.20    FILM – LA GRANDE AVVENTURA DI SCARAMOUCHE di Piero Pierotti con Christian Hay
22.40    FICTION Happy Days stagione 7 puntata 161 – il nuovo Arnolds
23.00     Missioni nelle periferie del mondo

 

 

L’Emittente Televisiva TV 2000 (già “Sat 2000”) è visibile, gratuitamente, in tutta italia al Canale 28 del telecomando.


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(in alto a destra c’è la scritta “guarda la diretta”)

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minzolini-berlusconi.jpgOmissione di notizie scomode (per il Pd), voci di demansionamenti, registi cacciati in malo modo, segretarie spostate, urla. Ma quanto c’è di vero nel libro bianco, anzi nel Libro Bianca sulla zarina del Tg3 Bianca Berlinguer, messo insieme dal giornalista e sindacalista del Tg1 (eletto nell’Usigrai con una lista alternativa) Stefano Campagna e inviato ai vertici dell’azienda? Una lista di episodi e retroscena (tutti da verificare) sulla gestione del terzo Tg della Rai, che fa il paio (per «par condicio») con quello scritto dal cdr uscente del Tg1 contro Augusto Minzolini, senza che però nessuno della tv di Stato, in quel caso, si meravigliasse per il «dossieraggio» contro il direttore del Tg1. Anzi, al contrario, il dossier contro Minzolini fu presentato con tutti gli onori del caso nella sede nazionale della Fnsi, cioè del sindacato nazionale dei giornalisti italiani. Con l’Usigrai schierato tra gli accusatori di Minzolini, dipinto come un servo specializzato in «raffinate tecniche di disinformazione».

Materiale più che sufficiente per una bella querela, che però il direttore del Tg1 non ha fatto. Trattamento completamente diverso invece per l’omologo in salsa progressista del libro bianco, visto che il dossier sulla Berlinguer ha scatenato immediatamente le reazioni dell’Usigrai, della Fnsi, del solito Giulietti di Articolo 21 e di qualche esponente del Pd. Oltre che, ovviamente, quelle della Berlinguer, indignata contro quel testo «zeppo di accuse maleodoranti nei miei confronti costruite su informazioni totalmente false, scambi di persona e attacchi infamanti a me e alla mia direzione». Annunciata querela, che ha sorpreso non poco Campagna: «È la prima volta che un direttore querela un sindacalista – risponde il giornalista del Tg1 – se la Berlinguer andrà avanti con la causa, vorrà dire che metterò un banchetto a piazza Navona per raccogliere fondi per difendermi».
Il comitato di redazione del Tg3 è sceso in difesa della direttora, accusando di sciacallaggio il collega del Tg1. Il quale però, come sindacalista, spiega di aver semplicemente raccolto le testimonianze spontanee di alcuni giornalisti del Tg3, anonime perché «terrorizzati» dalle possibili vendette della direzione. «Io le ho messe insieme, in un documento interno, e le ho sottoposte all’attenzione degli organi sindacali – spiega Campagna – credo che l’Usigrai dovrebbe fare delle verifiche e la Berlinguer dare delle risposte, mi sembra il minimo che si possa chiedere».

Su alcuni dei «fatti» (lo ripetiamo: assolutamente da dimostrare) raccontati nel Libro Bianca, non sarebbe difficile una verifica. Sulle presunte omissioni, per esempio, basterebbe un controllo d’archivio. Si parla del «silenzio» sulle indagini giudiziarie che hanno coinvolto i vertici di Monte dei Paschi di Siena, sull’arresto di un consigliere regionale siciliano del Pd e sulla condanna di un consigliere campano, ancora Pd, per violenze sulle famiglia. Più difficile dimostrare la veridicità di altri episodi, a meno di confessioni pubbliche dei diretti interessati.

Ad esempio quando si parla di promozioni e stop interni, tutti dovuti al grado di «affinità» con il direttore del Tg3. Certo si possono confermare le promozioni a caporedattore di due ex membri del precedente cdr, ma che si spieghino perché l’ex comitato avrebbe «accompagnato» la Berlinguer alla direzione, resta una valutazione abbastanza opinabile. Con una ricerca si potrebbe invece dimostrare se «in occasione della manifestazione delle donne di piazza del Popolo a Roma» la Berlinguer abbia fatto «un editoriale di appoggio alla manifestazione antiberlusconiana, dopo due collegamenti e altrettanti servizi di commento». Gli editoriali, ricordiamo, che sono uno dei cavalli della battaglia anti-Minzolini. Si evidenza la forte esposizione della Berlinguer, unico tra i direttori di testata Rai a condurre sia il tg che una rubrica di approfondimento (Linea notte).

La parte che riguarda «il clima instaurato al Tg3», le presunte «fughe» di colleghi verso altri tg Rai (il Tg2 soprattutto), gli spostamenti e le «rimozioni», e i cosiddetti «commissariamenti» di certi servizi importanti (come quello di Montecitorio), i malesseri (ripetiamo ancora: presunti e da dimostrare) dei corrisponenti all’estero, dei colleghi della TgR (testata regionale che diffonde sul Tre), sono altrettanti punti su cui potrebbe fare luce l’Usigrai, magari per dimostrare che è solo fango «maleodorante» come dice la direttora (che ha ragione fino a prova contraria).

Poi due episodi. Il primo, una regista spostata di punto in bianco dalla Berlinguer, con un documento «con tante firme di tutti i tecnici» per stigmatizzare quanto successo. Vero, falso? Qualcuno potrebbe dimostrarlo? Usigrai? E poi un altro aneddoto, che dovrebbe raccontare il piglio deciso con cui Bianca manda avanti il suo giornale. Un’intervista al segretario del Pd Pierlugi Bersani, che la Berlinguer cerca di finire con un sì o un no chiaro del leader, che invece tergiversa. Lei invita a dire «sì o no», e Bersani, a programma finito e ormai fuori onda, sbotta con la direttrice-conduttrice: «Risponda con un sì o con un no lo dici a tua sorella!», testimoni – pare – i tecnici di studio. Ma non basta raccogliere gli sfoghi anonimi di chi detesta la direttora, bisogna dimostrare le accuse. Non è mica Minzolini.

TRATTO DA: il Giornale, “n libro sulla Berlinguer imbarazza la Rai… Ma la sinistra insorge”, lunedì 9 maggio 2011. http://www.ilgiornale.it/interni/un_libro_berlinguer_imbarazza_rai_ma_sinistra_insorge/minzolini-tg3-rai-libro_bianca-bianca_berlinguer/09-05-2011/articolo-id=521914-page=1-comments=1

Elisabetta Canalis a nudo per la Peta

In campo per i diritti degli animali. ‘E’ la miglior ragione per cui mi sia mai spogliata’

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‘Questa e’ la miglior ragione per cui mi sia mai spogliata’. Un messaggio sintetico ma deciso quello di Elisabetta Canalis che si e’ messa a nudo a sostegno delle battaglie per i diritti degli animali della Peta.

‘Fin da piccola – dice la diva, fidanzata con George Clooney – ho deciso che non avrei mai indossato una pelliccia, perche’ sono rimasta sotto choc dopo aver visto un documentario sulle crudelta’ e i maltrattamenti a cui vengono sottoposto i piccoli animali usati per le pellicce’.

 Fonte: ANSA http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/spettacolo/2011/05/05/visualizza_new.html_873811080.html

Una Lourdes troppo buia per essere vera

di Vittorio Messori

La prospettiva di Jessica Hausner nel suo Lourdes è dichiarata subito, sin dalla scena iniziale, coll’inquadratura dall’alto della sala da pranzo per i pellegrini. Nessuna finestra, ma una luce artificiale fioca, su un ambiente claustrofobico: nero il pavimento, nere le pareti cui sono appesi crocifissi neri, nere le gonne e i pantaloni del personale, neri i mantelli delle hospitalières con la croce di Malta, nere le divise dei Cavalieri dell’Ordine, neri i clergyman dei preti. A quei tavoli funerei prende posto,in silenzio, una turba da corte dei miracoli di nani, paralitici, cancerosi,  assistiti da volontari tanto formalmente educati quanto distratti o perplessi (“che ci faccio, qui?”), vivi solo nello scambio di sguardi tra ragazze col velo e giovanotti col basco.     Poca, pochissima luce in tutto il film, la cui cifra cromatica è il plumbeo: nuvole nere nel cielo persino nelle pochissime scene all’aperto. Anche la benedizione eucaristica del pomeriggio –l’appuntamento quotidiano più amato dai pellegrini, assieme alla processione notturna con le fiaccole– non è girata, come è nel vero, sulla grande,   luminosa  Esplanade che fronteggia i tre santuari sovrapposti. No, la Hausner ha scelto di ambientarla nell’enorme chiesa sotterranea, dove non penetra alcuna luce. Poca luce pure per la lugubre festicciola finale. E buia, ovviamente, la scena topica della guarigione –miracolosa o casuale che sia– della tetraplegica venuta a Lourdes non per fede, ma per sfuggire dalla casa dove il male la imprigiona.

Crediamo abbia visto bene la UAAR, “Unione degli atei e degli agnostici razionalisti“ nell’attribuire a questo film il suo beffardo premio intitolato a Brian, dal nome di una dissacrante pellicola su Gesù. Dicono, questi atei organizzati, che l’opera della Hausner potrà aiutare a perdere la fede “chi non è ancora approdato a una visione disincantata e scettica“. Pure la Massoneria ha espresso il suo apprezzamento. Che dire, allora,   del premio attribuito dagli uomini di cinema cattolici, riuniti in un’associazione   riconosciuta ufficialmente dalla Santa Sede? Che dire della diocesi milanese che ha deciso di sponsorizzare quest’opera, diffondendola nelle parrocchie?

Verrebbe in mente quanto mi disse un Umberto Eco ironicamente deluso, quando analoghi premi cattolici (uno, addirittura dalla Loyola University, l’ateneo dei gesuiti americani) furono attribuiti al film tratto dal suo Il nome della rosa: “Io ho faticato per fare un libro radicalmente agnostico se non ateo, sperando di suscitare un dibattito infuocato. E invece no, ‘sti preti mi fregano ,  applaudendomi  e  riempiendomi  di premi. Quasi quasi ho nostalgia dei bei, vecchi tempi  della Santa Inquisizione. Quei tosti domenicani erano meno noiosi del frate e del sagrestano “ adulti“ che, entusiasti, acclamano il miscredente“.

Ma sì, sarebbe facile sorridere del masochismo clericale, cui peraltro siamo ormai rassegnati. Qui, però, occorre forse riconoscere delle attenuanti. In effetti, a una prima lettura il film della regista austriaca (la solita ex-cattolica: l’Occidente ne è ormai pieno) pare accattivante per i devoti. Non c’è nulla dell’anticlericalismo di un Emile Zola che si intrufolò, da anonimo, nel Pellegrinaggio Nazionale francese e ne trasse il suo fazioso  romanzo, dove tutto inizia, per lui, da “une pauvre idiote“, da una piccola isterica chiamata Bernadette. Nulla, qui, delle invettive delle Logge ottocentesche,  che chiedevano la chiusura manu militari  di Lourdes “per abuso della credulità pubblica“, nonché per “ragioni igieniche“. Il vecchio mangiapretismo  vociferante ha fatto posto, nella Hausner, a un ateismo radicale, ma politically correct. E una simile negazione della fede -durissima nei contenuti, ma molto soft nei modi- può avere depistato i clericali entusiasti. L’ateismo, peraltro onestamente    dichiarato nelle interviste, non sta tanto nella barzelletta del capo dei Cavalieri hospitaliers (la Madonna che vuole andare a Lourdes, perché non vi è mai stata), battuta un po’ blasfema che svela l’incredulità di quei volontari. Non sta tanto nei dubbi dei pellegrini, nel loro spiarsi invidiosi, ciascuno temendo che il vicino di stanza sia guarito e lui no. E non sta neppure in quei cappellani che, alle domande dei malati, replicano con slogan, quasi fossero distributori automatici di risposte apologetiche. No, l’ateismo radicale del film sta nell’annuncio che il cristianesimo è morto, perché proprio la cartina di tornasole di Lourdes rivela che sono morte le tre virtù teologali che lo sorreggevano: morta la Fede, morta la Speranza, morta anche la Carità, malgrado le apparenze di chi, come i volontari, sembra esercitarla. Ma per amore di sé, non dei bisognosi. Per sfuggire alla noia, per trovare un senso o un marito, più che per aiutare il prossimo.

Papa Giovanni definì Lourdes, che molto amava, “una finestra che si è spalancata all’improvviso, mostrandoci il Cielo“. La Hausner, quella finestra la chiude: da qui, la mancanza di luce, il senso di oppressione, la claustrofobia, il nero che segnano tutta la sua pellicola. Quel Cielo di Roncalli è ormai sbarrato, uccidendo la Speranza. 

L’esplosione gioiosa dell’alba della Risurrezione è rimossa a favore di una routine devozionale grigia, noiosa, segretamente ipocrita. Ma è sul serio così? Chi ha esperienza vera di Lourdes sa (e non è retorica) che questo è il regno del dolore ma anche della gioia; della disperazione e della speranza; del dubbio e della fede; dell’egoismo di mercanti, osti, professionisti dell’assistenza e della generosità di infiniti anonimi. Un impasto contradditorio, certo, ma pieno di vita e plasmato, malgrado tutto, da una fede tenace, che non si arrende. Vi sono talvolta nubi, sui Pirenei. Ma, ancor più spesso, vi splende un sole caldo. La Hausner ha le sue ragioni, cui va il nostro rispetto. Ma, attorno alla Grotta –quella vera, non quella della ex allieva delle suore che ha perso la fede- c’è un braciere che continua ad ardere, simboleggiato dalle mille candele accese giorno e notte, da 150 anni. Non c’è il cero ormai spento, o solo fumigante, che vorrebbe questo film, tanto eccellente nella tecnica quanto unilaterale nei contenuti.