EQUIVOCO – Il Portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi è subito intervenuto con queste parole per chiarire l’articolo di Eugenio Scalfari (Republica, Domenica 29 dicembre) nel quale interpetrava erroneamente alcune espressioni di Papa Francesco.

EQUIVOCO – Il Portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi è subito intervenuto con queste parole per chiarire l’articolo di Eugenio Scalfari (Republica, Domenica 29 dicembre) nel quale interpetrava erroneamente alcune espressioni di Papa Francesco.

Nel suo editoriale di ieri sulla Repubblica, Eugenio Scalfari è tornato a dedicare attenzione al magistero di Papa Francesco. In particolare, l’ex direttore del quotidiano sostiene che, nella recente esortazione apostolica Evangelii Gaudium, il Papa abbia inteso abolire il peccato. Il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, si sofferma con un commento sulle affermazioni di Scalfari, al microfono di Alessandro De Carolis

R. – Anzitutto, vorrei dire che il fatto che Scalfari abbia dedicato di nuovo un lungo editoriale a Papa Francesco e al suo insegnamento è un segno della grande attenzione che lui, ma oltre a lui, l’intero mondo laico, sta dedicando al Papa. E questo è certamente un segno positivo anche di un dialogo con il mondo laico, che il Papa ha saputo avviare. Per quanto riguarda, però, alcuni contenuti di questo articolo, è giusto fare qualche considerazione, anzitutto su questa affermazione che il Papa abbia abolito il peccato. Certamente, non è pertinente, anzi chi segue veramente il Papa giorno per giorno sa quante volte egli parli del peccato, parli della nostra condizione di peccatori e, anzi, proprio il messaggio della misericordia di Dio, che Scalfari mette in rilievo, e che è fondamentale, e che certamente il Papa ha messo al centro del suo annuncio del Vangelo, si capisce tanto più profondamente quanto più si comprende la realtà del peccato. Papa Francesco è un gesuita e vorrei ricordare che gli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio, che certamente sono stati anche per lui scuola di spiritualità e di vita cristiana, cominciano proprio con la prima settimana dedicata alla meditazione dei peccati – dei peccati nel mondo e dei peccati personali – e le meditazioni si concludono con un meraviglioso colloquio in cui ci si mette di fronte a Gesù Crocifisso, ricordando che da Creatore è venuto a farsi uomo ed è venuto alla morte per morire per i nostri peccati, per i miei peccati. E io, di fronte a Gesù Crocifisso, comprendendo la profondità della grazia che io peccatore ho ricevuto, mi interrogo su cosa ho fatto per Cristo, su cosa faccio per Cristo e che cosa devo fare per Lui. Quindi, la dinamica spirituale fondamentale, in cui anche il Papa si pone, è la consapevolezza dei peccati e il domandarne perdono; vedere la grandezza infinita della misericordia di Dio e così lanciarci nella vita cristiana, rinnovata dalla misericordia e dall’esperienza dell’amore di Dio. Se uno elimina il peccato, il messaggio della misericordia non si comprende più.

D. – In un altro passaggio del suo articolo Scalfari fa riferimento alla conversazione avuta con Papa Francesco e, in particolare, ad una risposta da lui ricevuta circa la capacità umana di pensare Dio una volta estinta la vita sulla Terra. Risposta che, a suo dire, sarebbe stata “la divinità sarà in tutte le anime e tutto sarà in tutti”…

R. – Ecco, anche qui si vede come la cultura umanistica, la riflessione di Scalfari non si trovi sempre a suo agio in campo biblico-teologico, perché qui evidentemente si tratta del fraintendimento di una risposta che il Papa gli aveva dato nel colloquio, in cui proprio alla domanda sulla fine della realtà di questo mondo, il Papa faceva riferimento al capitolo 15 della prima Lettera ai Corinzi, versetto 28, che è un luogo molto famoso della Scrittura, in cui si parla delle ultime realtà e in cui si dice che “Dio sarà tutto in tutti”. Quando tutto sarà stato sottomesso a Dio Padre dal Figlio, allora Dio sarà tutto in tutti. E questo diventa invece, nella lettura di Scalfari, una realtà invece di tipo panteistico. Egli scrive: “La divinità sarà in tutte le anime e tutto sarà in tutti”. Questo certamente non è quanto la Scrittura ha in mente, né il Papa aveva in mente. Un’altra inesattezza evidente in questo articolo è che Scalfari dice che il Papa ha canonizzato Sant’Ignazio di Loyola e, invece, come tutti sappiamo, nei giorni scorsi ha canonizzato Pietro Favre, che era il primo compagno di Sant’Ignazio di Loyola e Ignazio di Loyola era già Santo della Chiesa da diversi secoli. Quindi, credo che bisogna stare attenti a continuare un dialogo, ma ad approfondirlo in modo tale che non ci siano degli equivoci e ci si capisca veramente.

(Intervista a Padre Federico Lombardi alla Radio Vaticana, lunedì 30 dicembre 2013)

++ PAPA: LOMBARDI, POSSIBILE PROPRIO MOTU SU CONCLAVE ++Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/12/30/editoriale_scalfari._p._lombardi:_il_papa_non_ha_abolito_il_peccato/it1-759874
del sito Radio Vaticana

Oggi padre Livio -grande Sacerdote bergamasco dell’Ordine degli Scolopi- ha compiuto 73 anni di vita. Non si vuole precorrere il giudizio -che, come è noto, spetta al Padreterno- ma davvero tanto è il bene che il Direttore di Radio Maria ha fatto, fà e farà.

PADRE LIVIO COMPLEANNO 11 NOV 13.jpg

Tanti auguri padre Livio e, naturalmente, grazie di tutto. Abbiamo pensato di riproporre una tua videointervista -realizzata dal giornalista Alberto Chiara per “Famiglia Cristiana” la scorsa primavera- in occasione del tuo compleanno.

 

Invitiamo tutti i lettori di questo modestissimo blogghetto di ascoltarla ma, soprattutto, di ascoltare Radio Maria (è possibile ascoltarla anche via internet) e se possibile di inviare un piccolissimo aiuto a Radio Maria che, come è noto, vive SOLO di volontariato , senza pubblicità, e totalmente abbandonata alla Divina Provvidenza.

cosimo de matteis

 

RADIO MARIA

 

www.radiomaria.it

 


 

VICKA IVANKOVIC.jpgE’ davvero  singolare la diversità di vedute (diametralmente opposte in alcuni casi) che si è registrata attorno all’episodio verificatosi a Medjugorje la sera del 23 settembre all’interno della casa natale della Veggente Vicka (casa attualmente disabitata, occorre dirlo. Vicka vive altrove e quella è la sua casa natale e dove per anni ha incontrato numerosi pellegrini).

Non meraviglia che migliaia di persona si siano “divise” su quanto è accaduto: Medjugorje è di portata mondiale e su un argomento così importante è normale vi siano pareri diversi, è per così dire “fisiologico”. Stupisce, invece, il fatto che persone molto vicine alle vicende medjugorjane si siano espressi in modo davvero difforme.

 

Nello specifico: fra lunedì sera e martedì mattina la notizia è cominciata ad esser diffusa. Fra i primi a farlo il Sito “Medjugorje Today” ed il giornalista Paolo Brusio (con un post su facebook). Anche chi scrive queste note è stato fra i primi: ho pubblicato il post con la notizia il martedì mattina (http://cosimino.myblog.it/archive/2013/09/24/medjugorje-a-casa-della-veggente-vicka-la-statua-della-madon.html) col seguente titolo “MEDJUGORJE – A casa della veggente Vicka la statua della Madonna si illumina”, articolo pubblicato poco dopo le otto di mattina.Durante la giornata di martedì 24 la notizia ha fatto il giro del mondo, ed infatti è sbarcata sui grossi canali televisivi. Ieri, giovedì 26 settembre, è intervenuto sulla vicenda padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria e massimo conoscitore dei fatti di Medjugorje. Noi abbiamo ripreso e riportato le sue dichiarazioni senza commento alcuno (solo una brevissima introduzione): questo il link per leggere l’articolo http://cosimino.myblog.it/archive/2013/09/26/un-inganno-studiato-da-menti-perverse-il-parere-di-padre-li.html.

Padre Livio, come potrete leggere, è fortemente scettico. E ne fornisce le motivazioni. Stupisce che però oggi è apparsa una dichiarazione (una intervista per la precisione) della stessa veggente. Vicka Ivankovic Mijatovic ha risposte alle domande di  Marijan Sivrić e l’intervista è stata pubblicata sul sito croato “Vecernji list” (questo il link:http://www.vecernji.hr/vijesti/vidjelica-vicka-ovo-je-svjetlo-uvod-ono-sto-ce-tek-doci-clanak-618808?utm_source=Facebook&utm_medium=Status&utm_content=618808&utm_campaign=FB+page+statusi) proprio questa mattina ed è stata pubblicata una traduzione in italiano su un blog (http://annalisacolzi.wordpress.com/2013/09/26/la-veggente-vicka-questo-e-un-chiaro-preludio-di-cio-che-deve-ancora-avvenire/)

E noi riportiamo proprio quest’ultimo articolo, sperando che la traduzione sia stata fedele e rispondente al pensiero di Vicka. Anche in questo caso non facciamo commenti ma vi lasciamo alle parole della stessa Vicka:

 

Con la veggente Vicka IvankovicMijatovic abbiamo parlato della statua della Madonna che si è illuminataperchénella suacittà nataleinBijakovići giorno e notte ci sono migliaia dipellegrini.

 

La veggente Vicka ieri si trovava presso il Centro di Giovanni Paolo II a Vionica da suor Cornelia per la consueta testimonianza. Prima che iniziasse a parlare ci ha rilasciato un’intervista in esclusiva.

 

Cosa ne pensi della statua che si è illuminata nella tua casa natale?

 

– Questa statua mi è stata portata da Lourdes da un gruppo di pellegrini circa 30 anni fa. E’ stato un dono che mi hanno fatto con tutto il cuore. Venne collocata nella stanza delle apparizioni. Tante volte la Madonna apparve vicino a questa statua. In questi trenta anni, da quando la statua è stata messa lì, non ha mai brillato. E’ davanti a questa statua che ho sempre pregato e proprio lì ho visto i tre lampi di luce con cui la Madonna ci preavvisa che sta scendendo in mezzo a noi. E’ qualcosa di speciale.

 

Sei stata nella tua casa natale dopo quanto è accaduto?

 

– Ero in viaggio quando mi hanno detto che la statua si è illuminata. Sono trentadue anni che la Madonna illumina a Medjugorje. E’ viva.

 

La Madonna vedendo il tempo scuro e cupo di oggi manda un po’ di luce. Io penso che un uomo non dovrebbe avere paura della luce, anzi dovrebbe essere un richiamo alla propria coscienza. Le persone che aspettano di entrare dovrebbero far luce nel proprio cuore e chiedersi cosa vuole la Madonna. Perché la Madonna ha dato spesso dei piccoli segni ma molte volte continuiamo ad essere sordi e ciechi. Pertanto la Madonna ci invita a pregare, solo con la preghiera si ottiene la luce.

 

Ieri hai visto la Madonna. Hai parlato della sua immagine che si illumina?

 

– No. Non abbiamo parlato di questo. Io credo che, se è necessario, sarà la Madonna stessa a parlare.

 

Secondo alcune stime, nella vostra casa natale in due giorni sono passati quindici mila persone. Come si spiega il fatto che la gente vuole vedere questo fenomeno?

 

– Le persone vanno in tanti nella mia vecchia casa a pregare, in questo non c’è niente di insolito e questo mi dà gioia. Le persone oggi hanno bisogno di luce e di tanta pace. La Gospa con un unico piccolo bagliore ha dato molto. Sta a noi capire come accettare e usare quella luce. Vorrei raccomandare a tutti: preghiamo e con gli occhi del cuore quella piccola luce entra. Una luce senza la preghiera non può entrare. È per questo che La Madonna ci incoraggia a metterci in ginocchio e con il rosario in mano a pregare. Cominciamo a pregare nelle nostre famiglie. Cerchiamo di non mettere mai le cose senza importanza. In primo luogo Gesù, suo Figlio, come dice lei: “fintanto che mi dà la grazia, io posso dare “, perché la Madonna è solo una mediatrice. Lei è al secondo posto, e quindi chiede a noi di rinnovare la nostra preghiera in famiglia con il suo amato Rosario.

 

Che cosa chiede in particolare la Madonna a voi veggenti in queste ultime apparizioni?

 

– La Madonna è molto preoccupata per i giovani e le famiglie che sono in situazioni molto, molto difficili. E possiamo aiutarli solo con l’amore e la preghiera. Ella dice: “Cari giovani, tutto ciò che il mondo di oggi vi offre, tutto ciò che passa attraverso di esso, è il mezzo che satana usa per tentarvi in ogni momento libero che avete”. Oggi in particolare modo satana desidera distruggere le famiglie e i giovani. E in un messaggio ha sottolineato che questo è un momento di grande grazia.”

 

http://www.vecernji.hr/vijesti/vidjelica-vicka-ovo-je-svjetlo-uvod-ono-sto-ce-tek-doci-clanak-618808?utm_source=Facebook&utm_medium=Status&utm_content=618808&utm_campaign=FB+page+statusi

 

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questo articolo è stato redatto da cosimo de matteis

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I MESSAGGI DI MEDJUGORJE

(in ordine cronologico)

 

ANGELO V. Si chiama Angelo V. (il cognome è velato per ovvia riservatezza) ed è diventato –certo suo malgrado- in qualche modo “famoso”. Stiamo parlando della persona che Domenica 19 Maggio 2013, Pentecoste, ha ricevuto da parte di Papa Francesco una breve preghiera di esorcismo proprio in Piazza San Pietro, come tutti hanno potuto vedere anche attraverso la diretta televisiva (e le successive riproposizione, in tutte il mondo, di quelle intense e forti immagini):

ESORCISMO PAPA FRANCESCO.jpg

Di lui era trapelata qualcosa nei giorni successivi all’evento: non vogliamo entrare, almeno non in questa sede, nella querelle che ha coinvolto Tv2000, il suo Direttore, il Conduttore della trasmissione televisiva “Vade Retro” ed il Portavoce della Santa Sede, non ci appassionano queste cose e comunque, con don Amorth, riteniamo che quello sia stato un esorcismo.

Dicevamo, si è saputo qualcosa riguardo questa persona messicana vessata dal demonio. E’ stato lo stesso don Gabriele Amorth a rivelarne il nome di battesimo e la nazionalità e pure l’età (assieme ad altri particolari inerenti la possessione: peccato che il santo Sacerdote modenese abbia scelto una trasmissione che, a dirla tutta, non ha preso molto sul serio lo stesso Esorcista e che pareva si facesse beffe di lui).

Ora abbiamo una vera e propria intervista che il quotidiano “El Mundo” ha realizzato e pubblicato.

L’articolo-intervista è realizzato dalla collega Irene Velasco : leggendola passano subito i dubbi riguardante la effettiva possessione diabolica di Angelo ed anzi si entra in una umanissima (e cristiana) compassione per la drammatica situazione che sta vivendo. Tutto subito viene da chiedersi –come fa da decenni, oramai, don Gabriele Amorth– cosa aspettino ancora i Vescovi a nominare almeno un Esorcista nelle proprie Diocesi. Ma non si vuol fare polemica.

Del resto siamo fiduciosi che la Provvidenza opera e figuriamoci se non opera nella Chiesa: basti pensare che Angelo , una volta accertatosi nel suo Paese d’esser effettivamente posseduto, ha pensato bene di rivolgersi al Papa. E lo ha fatto proprio avendo letto uno dei libri di padre Amorth. E cosi, accompagnato da Don Juan Rivas, ha deciso di recarsi a Roma. E raggiungere l’Italia dal Centro America non è cosa da poco, e poi il soggiorno romano, i tentativi di incontrare il Papa: per ben due volte Don Rivas ed Angelo si son recati negli incontri pubblici del Papa, senza però riuscire ad incontrarlo e parlargli.

Ma la perseveranza (e, soprattutto, la fede) è stata premiata: proprio il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo ha disposto l’incontro col Vicario di Cristo e quindi quel breve esorcismo che tutto il mondo ha visto.

Angelo, diciamolo subito, ha tratto beneficio da quell’esorcismo praticato da Sua Santità ma non è avvenuta la liberazione. Non è un fatto inconsueto: chi conosce la tematica sa bene che la possessione richiede mesi ed a volte anche anni di esorcismi per giungere alla completa liberazione. Lo sa bene -eccome!- don Gabriele Amorth che da anni, instancabile, si chiede come sia possibile che molti (moltissimi)Vescovi non nominano nella propria Diocesi un Sacerdote per svolgere il Ministero dell’Esorcistato e tanti (davvero tanti!) uomini e donne soffrono per le vessazioni diaboliche e non sanno a chi rivolgersi.

Nel chiudere queste riflessioni e nel rinviarvi all’articolo completo pubblicato da “El Mundo”(CLICCARE QUI) non possiamo che esprimere il fortissimo auspicio che sia il Papa stesso -di là dalle dichiarazioni del Portavoce- ad intervenire sulla questione che, oramai, è improcrastinabile. E pazienza se molti Sacerdoti, Vescovi e Cardinali non credono al demonio e/o alla sua azione straordinaria: se ne faranno una ragione e dovranno ubbidire al Pontefice.

Che, con immensa carità e tatto da vero Pastore, non ha esitato neppure un secondo pur di dare un sollievo ad Angelo.

 

FISICHELLA FB.jpegTRATTA DAL SITO: “L’HUFFINGTON POST”

http://www.huffingtonpost.it/2013/05/18/intervista-a-monsignor-rino-fisichella_n_3297510.html


E’ stato il vescovo italiano a essere ascoltato per primo e più a lungo da Jorge Bergoglio. Dieci anni fa sul Rio de la Plata, di fronte a una platea di mille persone e ai media locali al gran completo.

 

Il Ministero degli Esteri e il Sottosegretario con delega per gli Istituti Italiani di Cultura, Mario Baccini, avevano promosso in quaranta città del mondo una serie di conferenze sul pontificato di Karol Wojtyla, in occasione del giubileo d’argento, coinvolgendo alti prelati, giornalisti vaticanisti e personalità dello spettacolo.

 

A Mons. Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, toccò Buenos Aires. La manifestazione era ospitata dall’Università Cattolica Argentina e il cardinale Bergoglio faceva gli onori di casa. Entrambi nei loro interventi mostrarono la capacità di atterrare sui temi concreti, pur volando alto.

 

Come intermezzo, nella veste di moderatore, chiesi a Valeria Mazza di leggere un brano della Lettera di Giovanni Paolo II alle donne, che la modella indossò con elegante naturalezza e personalizzò con una vivace testimonianza.

Nei giorni scorsi il confronto tra Francesco e Fisichella è ripreso a quattr’occhi: un’ora faccia a faccia per riferire sull’Anno della Fede, che con la primavera è entrato nel vivo degli eventi di massa, di cui il teologo italiano, in quanto Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, risulta regista e organizzatore.
In meno di un mese ha convogliato a San Pietro mezzo milione di persone, dai cresimati alle confraternite, per concludere con l’adunata dei movimenti, protagonisti stasera della veglia di Pentecoste, appuntamento clou dell’anno speciale voluto da Ratzinger.

 

Il suo dicastero, di nuova istituzione, appare il più leggero ma anche il più sicuro in previsione dei tagli e accorpamenti che investiranno la Curia.

 

Intellettuale profondo ma brillante, fa emergere sovente un linguaggio di “superficie”, che parla per immagini e piace ai giovani. Se Francesco ammonisce che “Dio non è uno spray che sta un po’dappertutto, ma non si sa cosa sia”, Fisichella propone un’altrettanto persuasiva metafora, nell’era degli smartphone, ricordando ai ragazzi che “senza Dio non c’è campo”.
A dimostrazione del proprio “umanesimo tecnologico”, che a suo avviso costituisce la via obbligata per il futuro della Chiesa, dalla scrivania di via della Conciliazione sono scomparsi da tempo i quotidiani, sostituiti dal tablet.
Non ci potrebbero essere accoglienza e viatico migliori per una intervista a un giornale online.

 

Partiamo dal ricordo della sua conferenza con Bergoglio a Buenos Aires. Non mi dica che la sera dell’elezione, quando è apparso vestito di bianco sulla loggia della Basilica, non ha pensato all’incontro di dieci anni fa…

 

Sono tornato immediatamente a quell’evento. Avevo percepito il cardinale Bergoglio come persona schiva, ma estremamente attenta. La prima impressione si è ribaltata all’istante, mentre si affacciava rivolgendosi alla folla. Penso che nel privato invece mantenga una dimensione di riservatezza. Quanto alla capacità di ascolto e dialogo, sono reduce da un’ora di udienza con lui e confermo il giudizio di allora. Rammento i suoi sguardi e le citazioni di Romano Guardini, che è uno dei miei autori di riferimento e costituì l’elemento di aggancio tra noi.

 

Rispetto ai colloqui con Ratzinger, che ha istituito il dicastero della Nuova Evangelizzazione e ha voluto Lei alla guida, quale differenza riscontra?

 

Benedetto XVI era profondamente convinto a livello teorico della necessità della nuova evangelizzazione, ma sul piano esperienziale chiedeva verifiche e conferme.
Francesco si trova naturalmente immerso in questa realtà, che vive con slancio e passione. Gli viene spontaneo di evangelizzare: pensiamo a quando alza gli occhi dal testo scritto e parla con il cuore. Il mondo contemporaneo ha bisogno di maestri e di testimoni. Ma se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni.

 

Nel suo ultimo discorso Benedetto si è congedato con una frase di Romano Guardini: “La Chiesa è una realtà in divenire, che si trasforma”. Francesco dal canto suo, nella prima omelia del pontificato, ha detto che “la vita è un cammino e quando ci fermiamo qualcosa non va”. Se così è, il Suo appare il dicastero più dinamico ma anche il più stabile, in una fase in cui nessuno si sente sicuro del proprio posto…

 

Si corre sempre il rischio di attaccarsi al carro del momento. In tempi non sospetti, al Sinodo dei Vescovi di ottobre, dissi che in Occidente abbiamo dato l’impressione di una Chiesa burocratizzata, invece di una comunità che accoglie e va verso gli altri. Tutti sanno che c’è una esigenza di riforma. La curia è al servizio del Papa e lo deve aiutare a raggiungere tutti, specie coloro che hanno perso la cognizione della propria identità e dei fondamenti stessi della fede.

 

Se l’identità resta quella di sempre e non si scioglie come uno spray, per usare un’espressione del Papa, in cosa consiste il nuovo?

 

Nell’impatto personale e nel linguaggio. Bergoglio viene percepito come una persona che parla al cuore. Non dimentichiamo che l’evangelizzazione alle origini fu l’incontro con una persona. Francesco dà l’idea di come doveva essere Gesù in mezzo alla gente. Domenica 28 aprile, al termine della cerimonia delle cresime, è andato a salutare uno per uno centinaia di sacerdoti commentando: “Noi siamo quelli che parlano, loro quelli che lavorano”. Non possiamo pensare che i nuovi mezzi di comunicazione sostituiscano questa capacità di rivolgersi alle persone guardandole negli occhi.

 

Avete celebrato le cresime, sacramento della fede adulta. La Chiesa però ha diffidenza, forse perfino paura dei cattolici adulti…

 

La definizione di “fede adulta” non mi ha mai convinto. Il Signore non ci ha detto che dobbiamo diventare adulti, ma semmai che bisogna tornare bambini per entrare nel Regno dei Cieli. Quello di ritenersi maturi nella fede è un rischio da non correre.

 

Alcuni anni fa Enrico Letta, durante la presentazione del Suo libro “Identità dissolta”, Le rivolse un appello ad avere fiducia nei cristiani che militano a sinistra. Altrimenti, disse, finiamo come la Spagna dove al bipolarismo politico si accompagna quello religioso, che vede i cattolici prevalentemente schierati da una parte, con riflessi nefasti sulla evangelizzazione. Davvero voi vescovi siete affetti dalla sindrome spagnola?

 

Non mi sottraggo alla provocazione. Dobbiamo distinguere il fatto soggettivo di essere cattolici da quello oggettivo della presenza come cattolici in politica. Quest’ultima comporta la necessità di rappresentare le istanze fondamentali della dottrina sociale. Dal riconoscimento del primato della persona, in tutti i suoi aspetti, ai principi di sussidiarietà e solidarietà. Ora, ci sono partiti che si ispirano alla dottrina sociale della Chiesa e partiti che invece hanno una matrice culturale diversa. Non è questione di fiducia nelle singole persone. Si tratta di verificare se l’azione di un partito è in grado di corrispondere a questa esigenza oggettiva sul piano dei contenuti.

 

Il governo è guidato da due cattolici, uno di sinistra e uno di destra senza nostalgia del centro. I vescovi invece sembrano averla, questa nostalgia…

 

Si vive il centro come un complesso da cui liberarsi. E’ ovvio che qualcuno possa averne nostalgia: è la storia di questo paese. Io mi auguro che i cattolici siano i primi a percepire le nuove esigenze e a porre in essere le strutture capaci di corrispondervi.
Non si può vivere senza le mediazioni dei partiti. La nuova evangelizzazione entra anche nell’ambito della politica, in quanto spazio peculiare destinato ai cristiani per incidere nella vita del loro paese secondo la propria identità e la propria storia.

 

In un dibattito con Pier Luigi Bersani da me moderato, Lei mi stupì manifestando rimpianto per Togliatti, che sapeva cogliere lo spirito profondo del cattolicesimo e forse avrebbe già risolto la questione dei temi eticamente sensibili, come fece con il concordato. Vi trovate meglio a dialogare con i laici?

 

La preferenza non è sulle persone, ma sul cammino comune per il progresso di una società. Se cioè stiamo procedendo verso obiettivi condivisi o invece regrediamo. Il realismo ci impone di constatare che andiamo verso una generazione insensibile alla responsabilità sociale. In passato avevamo forze avverse, ma estremamente inserite nel tessuto popolare. E’ venuta a mancare questa presenza profonda, indispensabile per il dialogo e la trasmissione di valori comuni. Se chiedete a molti studenti il motivo della ricorrenza del 2 giugno, vi risponderanno a stento.

 

Oggi è il giorno dei Movimenti, che crescono di peso ma sfuggono alla presa dell’episcopato, proprio perché “in movimento”. Si sente l’auriga di un carro trainato da cavalli che scalpitano?

 

Scalpitando dimostrano che c’è ancora molta fede e quanto il Concilio sia fecondo a 50 anni di distanza. La mia generazione li ha visti sorgere e ricorda la radicalizzazione, i contrasti delle origini. Oggi non è più così. I pastori devono avere pazienza e comprendere che il loro inserimento stimola le parrocchie, spesso chiuse in se stesse, a raggiungere coloro che stanno fuori.

 

Anche il linguaggio della Chiesa rischia di rimanere fuori dal mondo. E’ vero che la cassiera di un supermercato di New York non Le ha voluto augurare Buon Natale?

 

Avrebbe voluto, ma non ha potuto. Le era stato espressamente proibito, con una vera e propria forma di controllo del linguaggio. Vede, il linguaggio non è solo veicolo di comunicazione. Crea i comportamenti, le convinzioni. Ultimamente nell’Aula Paolo VI avevo davanti a me 8.000 ragazzi e ho usato il loro linguaggio, chiedendo a tutti di mostrare i cellulari. “Ricordatevi”, ho detto, “che senza Gesù non c’è campo”. Lo hanno capito subito tutti.

 

Senza i comportamenti non c’è campo e credibilità. “In trasferta” nello studio di Michele Santoro, Lei invitò pubblicamente alcune vittime di pedofilia ad appellarsi a Roma contro il proprio vescovo, un cardinale, se non avessero ricevuto giustizia. Rammenta l’episodio? Le procurò molte critiche. Quanto è forte ancora nella Chiesa la cultura del silenzio?

 

Rammento bene, ma soprattutto ricordo che quelle persone hanno avuto giustizia. Non si può parlare di misericordia e di perdono, se prima non si parte dalla giustizia. Continuo a ragionare in questi termini. La Chiesa non può e non deve tenere nulla di nascosto, perché la limpidezza è parte integrante del suo messaggio. L’opera di purificazione sta dando i suoi risultati. Abbiamo dei criteri per capire come vanno le cose. Negli Stati Uniti, dove tutto è cominciato, le vocazioni sono aumentate. L’esigenza di chiarezza e di limpidezza nella Chiesa porta i suoi frutti. E sono frutti visibili.

L’HuffingtonPost  |  Di Pubblicato: 18/05/2013 12:58 CEST

 

 

Un sito internet (www.cristianita.com) ha pubblicato un articolo-intervista al Sacerdote modenese Don Gabriele Amorth, noto esorcista del quale proprio in questi giorni è uscito il suo ultimo libro “Il segno dell’esorcista“, edito da Piemme e scritto a quattro mani con il vaticanista Paolo Rodari .

L’intervista rivela un Padre Amorth sempre schietto e lucido: alla soglia dei novant’anni il Religioso Paolino prosegue il suo instancabile compito di Esorcista ma parallelamente quello di comunicare ed annunciare -da degnissimo Figlio di Don alberione- il Vangelo di Cristo senza tacere quello che il mondo, stoltamente, si rifiuta di credere.

Ci riferiamo alla presenza del maligno operante nel mondo attraverso la sua azione ordinaria e straordinaria. Riportiamo dunque, senza ulteriori commenti ed in forma integrale, l’articolo-intervista che ha per titolo orginale “Padre Amorth teme per l’Italia” :

Paolo Rodari, libro, padre amorth, don gabriele amorth, cristianità, il segno dell'esorcista, intervista, editrice piemme,"Padre Amorth teme per l'Italia",

Tratto da un articolo di Stefano Lorenzetto su “Ilgiornale.it” . Un giudizio senza appello sul capo dello Stato ormai a fine mandato e sul presidente del Consiglio in carica ancora per pochi giorni. Anzi, un anatema, considerato che a pronunciarlo è padre Gabriele Amorth, il più famoso esorcista del mondo, oltre 160.000 riti di liberazione compiuti su indemoniati.

Eccolo, trascritto alla lettera: «Chi comanda è chi ha i soldi. Il nostro mondo è gestito da 7-8 persone che hanno in mano i quattrini. Di Monti cosa vuole che dica? Non per niente è stato messo su da un massone! Perché Napolitano è massone. Non lo conosco personalmente (Monti, ndr), però per essere arrivato così, di colpo, al ruolo che ha… Solo con la potenza della massoneria poteva arrivarci».

È una videointervista che dura quasi due ore, raccolta l’11 marzo. Mi è stato concesso di visionarne un estratto di 24 minuti. Davanti alla telecamera l’anziano sacerdote della Società San Paolo denuncia come l’associazione segreta si sia infiltrata nel cuore stesso della Chiesa: «La massoneria ha i rami dappertutto. Anche in Vaticano, purtroppo. Esiste. Perché è basata sul denaro, sulla carriera. Si aiutano reciprocamente».
In una successiva testimonianza di 15 minuti filmata il 13 marzo, nel pomeriggio in cui il conclave ha eletto il cardinale Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro, l’esorcista racconta di come la massoneria sia riuscita a cacciare Ettore Gotti Tedeschi dalla guida dello Ior, dove Benedetto XVI l’aveva chiamato per uniformare la Santa Sede alle normative in materia di trasparenza e di antiriciclaggio. In una pausa delle riprese, il paolino ha espresso un terribile presentimento, portandosi una mano sul cuore: «Papa Luciani ce l’ho qua e non vorrei che il nuovo pontefice facesse la stessa fine».
I due video sono stati girati dal regista Massimo Emilio Gobbi, convocato a Roma da un cardinale (non italiano) della curia romana conosciuto anni fa attraverso monsignor Emmanuel Milingo, l’arcivescovo-esorcista dimesso dallo stato clericale nel 2009 e finito a recitare in Kamorrah days, un film di Gobbi. «Il porporato», spiega il cineasta, «mi ha informato che padre Amorth, 88 anni a maggio, intendeva dettare una sorta di testamento spirituale, ma soprattutto farne giungere uno spezzone ammonitorio al presidente degli Stati Uniti. S’è infatti convinto che Barack Obama, protestante aderente alla United Church of Christ, sia passato dalla parte di Satana dichiarando incostituzionale il divieto dei singoli Stati americani alla celebrazione delle nozze gay».
Ma perché il cardinale straniero amico di padre Amorth ha deciso di affidare il delicato compito proprio a Gobbi, autore di film non propriamente per educande? È presto detto: il regista, fondatore del movimento politico «Il Kennedy italiano» ispirato a sé medesimo, nel 2007 incontrò Obama: «Lo conobbi attraverso Ron Paul, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, appoggiato con 50 milioni di dollari dal finanziere George Soros, per il quale ho lavorato».
Gobbi riferisce che fra lui e padre Amorth, partigiano a 18 anni nella Brigata Italia, ordinato prete nel 1954 e laureato in giurisprudenza, s’è subito instaurato un clima di grande fiducia: «Nonostante l’età avanzata, ha una lucidità mentale straordinaria. Prima di cominciare le riprese, mi ha persino chiesto: “Ha fatto il bianco?”. È l’espressione gergale usata dai cineoperatori quando bilanciano la telecamera puntando l’obiettivo su un cartoncino di quel colore».
Mentre il neoletto Papa Francesco manifesta con forza un anelito di spiritualità («ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!»), il vecchio esorcista traccia nella videointervista un profilo esattamente opposto della barca di Pietro: «Purtroppo anche nella Chiesa ci sono quelli che vanno avanti a forza di carriera, a forza di soldi, a forza di corruzione. Anche nella Chiesa c’è una grande massa di massoni. E anche tra i cardinali ce ne sono, altroché, altroché!

Perché di fronte al dio denaro uno ammazzerebbe suo padre, sua madre, i suoi figli. Anche un uomo di Chiesa lo fa, se non ha fede. La massoneria è diventata la padrona nella gestione del denaro, un qualcosa di una potenza enorme. Ma cosa crede? Che sia il capoccia degli Stati Uniti, Obama, a comandare? Macché. Gli uomini politici sono tutti soggetti alla massoneria».
A questo punto padre Amorth sferra l’attacco a Giorgio Napolitano, definito senza perifrasi «massone», e a Mario Monti, imposto come premier dal capo dello Stato nel novembre 2011: «Sappiamo solo che hanno pestato i poveri e non hanno toccato i ricchi. Questo lo sappiamo con certezza. Pestato i poveri e non toccato i ricchi», ripete. «Per prima cosa io avrei dimezzato la paga a tutti i parlamentari, ai ministri».

E ancora: «Le leggi di Monti… Ho visto varie persone che si sono suicidate in seguito a queste leggi. Un caso comunissimo: un cittadino possiede un appartamentino dove abita, quindi che non gli rende, e non ha entrate. Gli mettono tasse da pagare, e robuste, oltre 2.000 euro l’anno. Che fa? Io ne ho già conosciuti tanti che mi hanno detto: guardi, padre, l’unica soluzione è il suicidio».
«L’intervista con padre Amorth era fissata per il 6 marzo, ma alle 3 di notte ho avvertito un dolore lancinante al petto», racconta il regista Gobbi, cardiopatico iperteso, già colpito da infarto miocardico acuto nel 1992. «Alle 9 del mattino, anziché prendere l’aereo per Roma, sono stato ricoveraro all’ospedale civile di Venezia, dove mi è stata diagnosticata un’ischemia coronarica acuta», ed esibisce tanto di referto medico. «Era già stato programmato per l’indomani un intervento chirurgico. Verso sera viene al mio capezzale un medico e mi dice: “Lo sa che l’ischemia non c’è più? Completamente sparita. Non riusciamo a capire”, e mi ha dimesso».
Gobbi è convinto che il diavolo ci abbia messo la coda. Nonostante la vita sregolata che conduce, il regista dimostra se non altro d’avere più fede di quel cardinale che un giorno gelò padre Amorth con le seguenti parole: «Lei fa l’esorcista, ma lo sappiamo entrambi che Satana non esiste, no? Tutta superstizione. Andiamo, non vorrà farmi credere che lei ci crede davvero?».

 

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MARIA RAFFAELLA PISANU

La morte della bellezza” : voci in conerto per Giuseppe Patroni Griffi
Regia di Nadia Baldi; interpreti: Nadia Baldi, Franca Abategiovanni, Marina Sorrenti e Lia Zinno. Musiche composte ed eseguite da Andrea Bonioli e Roberta Rossi.

Intervista di Maria Raffaella Pisanu.

Teatro Millelire di Roma 2O Ottobre 2012

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Su Maria Raffaella Pisanu:

http://cosimodematteis.over-blog.it/article-maria-raffaella-pisanu-111608168.html

CALCIO - Intervista a Davide Migliozzi, brindisi, ischia, turris, roberto taurino, serie d, mino francioso, viribus unitis, forza brindisiI calciatori professionisti –o comunque di un certo livello- hanno una caratteristica un po’ “scomoda” a fronte dei tanti vantaggi di cui essi godono. Mi riferisco al fatto che fra luglio ed agosto, quando la piu parte delle persone è in ferie, i calciatori son già a lavorare ed a sudare per il precampionato. Ed anche chi, per varie ragioni, non ha ancora una collocazione svolge comunque una preparazione (singolarmente o aggregato ad altri) per farsi trovare pronto qualora una squadra dovesse “chiamare”. E’ il caso di Davide Migliozzi, il biondo difensore trentaduenne, protagonista in memorabili stagioni in Serie C. Lo abbiamo ascoltato
 
 
Quella appena finita è stata una stagione abbastanza travagliata per te: ce la racconti un po’?
”Per quando riguarda la mia stagione tra Viribus Unitis  e Marcianise, nella quale  comunque ho fatto ben  6 gol,
è  stata personalmente buona ma nello stesso tempo un po’, come dici tu,  travagliata a causa di problemi societari che hanno fatto sì  che io cambiassi due  squadre in anno…”
Comunque oramai è passata, pensiamo al futuro. Una nuova stagione sta per iniziare: le tue aspirazioni?
“Per la nuova stagione desidero una “grande”: io lo spero fortemente  anche perché so che posso dare ancora tanto. Ed il Brindisi è una grande piazza ed io in questo caso mi auguro di poter approdare al  Brindisi che per me ed anche una questione di cuore…”
Il tuo ex compagno di squadra, Mino Francioso, è il nuovo allenatore del Brindisi: cosa ne pensi? 
“Si, lo so: c’è mister Francioso nonché  ex compagno di squadra ed amico.  Mi auguro di esserci nei suoi pensieri e  nei suoi programmi, e poi, lo dico sinceramente:  per me sarebbe un sogno tornare a vestire la maglia con la V e giocare nuovamente al Fanuzzi. Sarebbe anche poi una rivincita personale, anche perché lui sa cosa gli posso dare, anche perche sto ancora bene e poi non sono vecchio!!!
In Serie D le campane stan facendo già “furore” -Turris e Ischia per esempio- ma anche le pugliesi: che campionato prevedi?
Finora da quel che ho potuto vedere quattro  squadre campane stanno facendo un buon mercato… Ma il mio pensiero è sempre quello: occorre  programmare,  non basta fare un buon mercato… Se poi non vinci succede come tutti già sappiamo e cioè  smantellano”

A Brindisi non ci sarà Taurino: c’è chi ha scritto che potrebbe esserci un clamoroso ritorno, c’è qualcosa di vero  

”Penso e mi auguro che Taurino ritorni a far parte di quella che per  anni e stata la sua squadra i suoi colori, magari giocando di nuovo i insieme … Tutto può succedere: sono pronto per dare il cuore per il Brindisi “
 
E noi restiamo in attesa degli sviluppi di questa trattativa augurando, comunque, a Migliozzi un bellissimo Campionato. La Serie D quest’anno potrebbe avere fra le sue protagoniste il Foggia ed il Taranto –per i noti problemi societari- mentre abbastanza sorprendentemente il Casarano non si è iscritto. Ne parliamo a parte mentre ci godiamo questa caldissima “campagna acquisti” ed attendiamo la formazione dei Gironi da parte della FIGC.
 
cosimo de matteis
Direttore del Sito “Forza Brindisi”
 

Intervista all'ingegnere Silvana Maria De Matteis, lista civica, brindisi avanti veloce, porto di brindisi, tele radio città bianca, trcb, 30 marzo 2012, you tube, tonino saponaro, candidati al consiglio comunale, trasmissione mille secondi, 1000 secondi, de matteis candidato, brindisi, liste, amministrative 2012, interviste, video intervista a silvana de matteis,

(Registrazione della trasmissione televisiva “Mille Secondi” di TRCB-Tele Radio Città Bianca, andata in onda venerdì 30 marzo 2012 e condotta dal Direttore della Emittente Tonino Saponaro)

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Silvana Maria De Matteis è Candidata al consiglio comunale di Brindisi nella Lista Civica “BRINDISI AVANTI VELOCE” a supporto di Mauro D’ATTIS Sindaco

 

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