Può darsi che mi darete del paranoico ma io sono seriamente preoccupato per la mia libertà. Naturalmente, come cittadino e soprattutto come blogger, mi riferisco alla libertà di pensiero e di espressione.

Eppure l’Articolo 21 della nostra Carta Costituzionale è così chiaro.

Eccolo: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

E poi, nei commi successivi, aggiunge:

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Questo è solo un blog, non è una Testata giornalistica. Per questo motivo mi concentro solo sul primo comma che è quello che definisce un sacrosanto diritto del cittadino: libertà di pensiero, di parola e di scrittura. E conseguentemente di scrittura in rete: questo i Padri costituenti non potevano dirlo poiché all’epoca internet non esisteva.

Vi invito a non prendere sottogamba la questione: io sento fortemente limitata la mia libertà. O più precisamente: la vedo a rischio e sono preoccupato seriamente per questo.

Spero vivamente di sbagliarmi.

Mauro D’Attis, rimorchiatori, abbatimento, banchina, porto di brindisi, testo del comunicato, polemica, porto di brindisi, sindaco consales ,profilo facebook, IL SINDACO RISPONDE A D'ATTIS SUI RIMORCHIATORI”,  La dichiarazione odierna di Mauro D’Attis (clicca QUI per leggerla) deve aver colpito nel segno se è vero che nel giro di poco piu di sessanta minuti il Sindaco di Brindisi, Mimmo Consales del Pd, ha diffuso una risposta allo stesso D’Attis.

E che sia una risposta al Capogruppo Pdl non è una lettura o una deduzione: il profilo facebook  ufficiale della Amministrazione (https://www.facebook.com/comune.dibrindisi) la definisce tale, intitolando la stessa nota del Sindaco proprio così “IL SINDACO RISPONDE A D’ATTIS SUI RIMORCHIATORI”. E da facebook (il mio modesto blogghetto non ha la fortuna di ricevere i Comunicati della Pubblica Amministrazione) la leggiamo e la riportiamo:

“Silenzi, complicità, inerzia: sono parole che possono sintetizzare l’operato del centro destra brindisino nelle vicende collegate al porto di Brindisi. Un atteggiamento pilatesco che ha determinato, nel corso degli anni, una crisi senza precedenti, acuita dalla nomina (fortemente voluta proprio dal centro destra) di un presidente dell’Autorità Portuale come Haralambides”. Lo afferma il Sindaco Mimmo Consales in relazione ad una nota a firma del capogruppo consiliare del PDL D’Attis sui lavori del Comitato Portuale e, in particolare, sul provvedimento riguardante l’impresa Barretta.
“D’Attis sa bene che non uso mezze parole – aggiunge Consales – e quindi ricordo al capogruppo del PDL che il centro destra ha alternato periodi di ‘guerra’ ad altri di ‘grande amore’ con i titolari della stessa impresa. Quello attuale evidentemente è un periodo ‘no’ per i rapporti tra Barretta e D’Attis e quindi quest’ultimo chiede al sindaco attuale ed al presidente del porto di assecondarlo nelle sue volontà. La realtà è che il sottoscritto – ha aggiunto Consales – è il primo Sindaco che ha realmente avviato l’iter relativo allo spostamento degli ormeggi dei rimorchiatori. Il parere favorevole rilasciato dal Comune all’Autorità Portuale, infatti, è subordinato al ridimensionamento della presenza in banchina di manufatti utilizzati dall’impresa Barretta con il conseguente abbattimento delle stesse strutture. Lo spostamento della base operativa dei rimorchiatori, in ogni caso, passa attraverso il varo del nuovo piano regolatore del porto e comunque vedrà il parere positivo del Comune visto che l’attuale Sindaco non è abituato a cambiare dea in corso d’opera. Tutto il resto è mera speculazione politica che D’Attis pone in essere probabilmente allo scopo di tentare di nascondere anche le sue responsabilità per il passato”

Ecco, ipse dixit. Il Sindaco ha parlato. Ognuno può leggere quel che ha detto e fare delle riflessioni. E ricordarle in futuro, in particolare il punto laddove è annunciato l’ abbattimento delle stesse strutture” e “ lo spostamento della base operativa dei rimorchiatori”: Vedremo.

Attendendo l’abbattimento e la liberazione del lungomaredi manufatti utilizzati dall’impresa Barretta” come pare aver annunciato il Sindaco Consales pendiamo atto, nel frattempo, di una controreplica di Mauro D’Attis che pubblichiamo anch’essa integralmente e lasciamo alla valutazione dei cittadini ed in genere dei lettori: 

“Fino a quando dureranno le risposte vuote di Consales e sempre scritte in fotocopia, qualunque siano gli argomenti trattati? Non può pensare di guardare sempre indietro e soprattutto non può pensare di far bere a tutti, con il solito comunicato stampa, cose non vere”.

Si apre così la replica di Mauro D’Attis alle ultime dichiarazioni del Sindaco Consales a proposito della proroga della concessione degli spazi interni al porto.

“La sua risposta non entra nel merito. Non è vero che è lui ad aver avviato l’iter relativo allo spostamento degli ormeggi dei rimorchiatori. Il parere favorevole rilasciato dal Comune all’Autorità Portuale non è condizionato dalla definizione dello spostamento della base operativa dei rimorchiatori. Non è vero, inoltre, che quello spostamento passa attraverso il varo del nuovo piano regolatore del porto. Gli spazi ci sono, mancano le volontà ed evidentemente le convenienze”.

Nella sua risposta Consales ha anche fatto riferimento ad alterni periodi di ‘guerra’ e di ‘grande amore’ con i titolari della stessa impresa da parte del centrodestra.

“Consales fa queste insinuazioni perché conosce bene l’argomento. Basti pensare che mentre sfilava contro il rigassificatore, in passato, prestava servizio alla società British Gas. Questo a proposito degli anni precedenti”.

Già: Consales “mentre sfilava contro il rigassificatore prestava servizio alla società British Gas”. Meno male che c’è chi queste cose le ricorda bene. Comunque queste sono cose importanti per la città: la vicenda rimorchiatori come pure quella del rigassificatore (e, piu indietro nel tempo, delle due centrali e del petrolchimico) sono figlie del passato. Un passato politico-amministrativo non sempre nitido e cristallino. Che sembrava essere finito per sempre a Brindisi, e che invece purtroppo pare riemergere con le medesime caratteristiche e prerogative. Nel frattempo vi riportiamo le ultimissime dichiarazioni del Sindaco Consales“La controrisposta di D’Attis è stizzita e imbarazzante. Avrebbe fatto meglio a rimanere in silenzio……..(Mimmo Consales)”, postata su facebook alle ore 15. 

cosimo de matteis

 

 

matrimonio, divorzio, divorzio separazione, sofferenza, sacramento del matrimonio, la sofferenza dei figli di divorziati,Sto per dire cose, forse, banali ma credo che siano cose vere. E comunque le dico e le scrivo con il cuore. Noi tutti sappiamo che in questa vita esistono le sofferenze: ognuno di noi ne fa esperienza, nessuno può dire di non aver conosciuto una sofferenza. Ebbene, se per certe sofferenze –penso a certe malattia- non abbiamo responsabilità (o almeno non abbiamo responsabilità dirette) per molte sofferenze la causa siamo noi stessi.

Mi spiego meglio: mi riferisco alle separazioni, al divorzio. La rottura del vincolo coniugale genera una serie infinita di sofferenze che coinvolge tante vite, tante persone.

Non è il caso –forse- di ripetere che il Matrimonio è un Sacramento, e che Esso è indissolubile (salvo rarissimi casi eccezionali) e come tale è per sempre. Nulla giustifica la separazione.

Ed ognuno ha esperienza di separazioni e di tutte le sofferenze che ne derivano. Ogni persona coscienziosa (penso, ad esempio, alle maestre di scuola) si accorge quanta sofferenza vi è in ogni bambino che vive il divorzio dei propri genitori. In molti casi è assolutamente palese: bambini/ragazzi sereni che, improvvisamente, cambiano, sono nervosi, agitati e naturalmente il rendimento ne risente.

Ebbene, rendimento a parte, in quel bambino-ragazzino-ragazzina vi è un dramma. Un vero dramma. Un dramma del quale essi sono vittime, vittime innocenti.

Per quello dico: se per caso qualcuno sta leggendo, mi ha seguito fin qui, e ha pensato oppure ha in mente di lasciare il proprio marito o la propria moglie: f e r m a t e v i !

E’ la scelta piu sbagliata. Non ha futuro questa scelta. Vi prego: risparmiamo altre sofferenze. Facciamolo per i figli. Rispettiamo il Sacramento, e la promessa solenne che abbiamo fatto di fronte a Dio, sull’Altare. Salviamo il nostro Matrimonio, manteniamo le famiglie unite, la divisione non porta mai nulla di buono ma solo altre sofferenze.

cosimo de matteis

Il dramma della sodomia nella diocesi di Roma, roberto de mattei, corrispondenza romana, famiglia cristiana, omosessualità, sodomia, lobby gay, vaticano, blog pericolosi,levi di gualdo,  E’ apparso oggi su “Corrispondenza Romana” (la versione online è consultabile all’indirizzo www.corrispondenzaromana.it ) un articolo che davvero proponiamo senza nessun commento, riportandolo in modo integrale –incluso il titolo- così come l’Agenzia di informazioni diretta da Roberto de mattei l’ha pubblicata.

Aggiungiamo solo che CR non è uno dei numerosi siti/blog sorti come funghi e, spesso, depistanti ed incontrollabili (a volte si tratta di blogghetti curati da ragazzini fasciotradizionalisti o inquiete femmine che s’illudono d’esser Giovanna d’Arco o Caterina da Siena).

Ecco, CR è nata oltre trentanni fa (nel 1980, per l’esattezza) e cura la sua pubblicazione settimanale (cartacea ed ora pure su internet) dal 1985. Non che la “anzianità di servizio” rappresenti sempre una garanzia (pure il fecale “Manifesto” esce da quasi cinquant’anni. E Famiglia Cristiana da ancor piu tempo) tuttavia era opportuno fare tale precisazione.

Ecco l’articolo:


 

Il dramma della sodomia nella diocesi di Roma

Il dramma della sodomia nella diocesi di Roma, roberto de mattei, corrispondenza romana, famiglia cristiana, omosessualità, sodomia, lobby gay, vaticano, blog pericolosi,levi di gualdo,

(di Emmanuele Barbieri) Uno dei problemi che Papa Francesco dovrà affrontare è quello dell’immoralità dilagante del clero che dalla periferia della cristianità giunge al cuore della Curia romana. La stampa laicista mette l’accento sul fenomeno della pedofilia, fingendo di ignorare che questo male affonda le sue radici nella piaga ben più vasta e ramificata della sodomia.

Due sacerdoti, l’italiano don Ariel Stefano Levi di Gualdo, che nel dicembre 2011 ha dato alle stampe la sua opera E Satana si fece Trino (Ed. Bonanno), e il polacco don Dariusz Oko, docente della Pontificia Università Giovanni Paolo II di Cracovia, che nell’estate del 2012 ha pubblicato Con il Papa contro la omoeresia (http://www.conciliovaticanosecondo.it/2012/12/22/con-il-papa-contro-lomoeresia/), hanno recentemente sollevato il dibattito sull’esistenza di una vera e propria lobby omosessuale che esercita, in maniera sempre più coercitiva, una forte influenza dentro la Chiesa, anche ai livelli più alti delle responsabilità ecclesiastiche. La piaga di quella che è stata definita omoeresia, omomafia, omosessualizzazione della Chiesa, è ormai nota e il problema comincia ad essere affrontato da diversi siti cattolici e da studiosi come lo psicologo Roberto Marchesini nella sua opera Omosessualità e Magistero della Chiesa (SugarCo Edizioni, 2013) in cui l’articolo di don Oko è riportato integralmente in appendice.

Lo scenario è nauseante, fatto di potenti intrecci che coinvolgono prelati e sacerdoti di dubbi costumi, seminari, abbazie, monasteri, dove è pacificamente praticata una vita sessuale tendente all’effeminatezza. In queste istituzioni, talvolta storiche, gli elementi sani rischiano di esser stritolati.

In questa situazione di drammatico degrado ecclesiale arrivano sempre più numerose le segnalazioni di seminari e case di formazioni dove si diffondono pratiche sessuali in grave e aperto conflitto con l’etica cattolica, tollerate se non favorite o perfino talora sollecitate dai superiori. Una fotografia della generale corruzione del clero ce la dà la diocesi di Roma, se è vero essa è immagine della Chiesa nella sua universalità. Il Vicario Generale di Sua Santità sembra voler dare di sé l’immagine di persona inflessibile su certi fenomeni, ma di fatto poi, stando a quanto narrano e documentano numerosi sacerdoti e seminaristi, le punizioni esemplari ricadano solo sui deboli, mentre i potenti godono di una impunità ai più alti livelli. In un suo editoriale del 14 gennaio 2013, il direttore della “Nuova Bussola quotidiana”, Riccardo Cascioli, solleva un quesito rimasto senza risposta: «Tutti ricordiamo anche l’inchiesta del settimanale “Panorama” nel luglio 2010 sulle notti brave di alcuni preti gay a Roma. Fu un’inchiesta che generò giustamente scandalo e il vicario della diocesi di Roma, il cardinale Agostino Vallini fece affermazioni durissime contro questi sacerdoti, invitandoli a uscire allo scoperto e abbandonare il sacerdozio: eppure non se ne è saputo più niente, non ci sono state sanzioni di alcun genere sebbene alcuni dei responsabili fossero identificabili» (http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-nemico–dentro-5591.htm).

Levi di Gualdo nel suo libro, che a distanza di oltre un anno dalla pubblicazione non è stato mai smentito, ricorda, da parte sua, una denuncia, da lui presentata contro la palese immoralità del parroco di una importante basilica romana. Il Vicario Generale per la Diocesi di Roma reagì dichiarando Levi di Gualdo persona non gradita nell’ambito pastorale romano e lasciando che il prete immorale rimanesse al suo posto. Episodio che il sacerdote ha nuovamente riferito di recente in un’intervista in cui dichiara, tra l’altro, che «nella Chiesa è in atto un golpe omosessualista» (http://www.lanuovabq.it/it/articoli-nella-chiesa–in-atto-un-golpe-omosessualista-5590.htm).

Anche il sacerdote polacco Dariusz Oko è dello stesso avviso del confratello italiano ed a conferma di certe dinamiche scrive nel suo articolo: «Quando un vicario tenta di difendere i giovani dalle molestie sessuali di un parroco è proprio lui, e non il parroco, ad essere richiamato all’ordine, vessato ed infine trasferito. Per aver svolto con coraggio il proprio dovere costui si ritrova a vivere esperienze dolorose» (cit. pag. 13). Se questi fatti, diversi dei quali resi pubblici e ancora in attesa di smentita fossero veri, la situazione ecclesiastica di Roma e delle diocesi italiane è a dir poco spaventosa.

Quel che più impressiona è che tutti, pur sapendo, tacciono, persino dinanzi a una denuncia, giungendo all’aberrazione di punire l’innocente proteggendo il colpevole. Ma se Roma è paradigma della Chiesa universale, a Roma una realtà è più di ogni altra cartina di tornasole, l’Almo Collegio Capranica, conosciuto per essere il più antico e prestigioso Istituto di formazione sacerdotale dell’Urbe e dell’orbe, l’unico dipendente direttamente dalla Santa Sede che provvede alla nomina del suo rettore. Già negli anni ‘70 il periodico “Il Borghese” pubblicò un dossier sulla generale immoralità regnante in questo Istituto; dossier che costò la testa dell’allora rettore fatto vescovo. Sostituito il rettore e placate sul momento le acque, tutto tornò però presto tale e quale a prima.

L’ultimo tentativo di moralizzazione fu fatto nei primi anni 2000 con il rettorato di uno spigoloso sacerdote marchigiano, ora in servizio presso la Santa Sede, che cercò di portare un po’ d’ordine e decenza. Si dimise dopo meno di due anni, su pressione di certi ambienti curiali che non tolleravano il suo desiderio di far pulizia. La situazione, ad oggi, non sembra cambiata.

Questo Istituto è un paradigma perfetto: una facciata di aulica nobiltà fatta di secolari tradizioni e un dietro le quinte fatto di notti brave dei seminaristi che, una volta liberi e dismesso il clergyman d’ordinanza, possono entrare e uscire a tutte le ore del giorno e della notte. Quindi incontri particolari tra seminaristi, ma anche tra prelati più o meno potenti in cerca di compagnia. Amicizie molto intime tra alunni, sia seminaristi che sacerdoti, sono all’ordine del giorno fino alla costituzione di vere e proprie coppiette omosex, il tutto senza troppo bisogno di nascondere. All’interno di questo blasonatissimo seminario basta avere un po’ di confidenza con qualche seminarista per sapere chi è “fidanzato” con chi e quali siano i nomignoli al femminile con cui è chiamato questo o quel seminarista, questo o quel sacerdote.

Per giustificare questo stato di depravazione, chi governa questo microcosmo seminariale invoca il principio dell’autoformazione della Pastores dabo vobis (n. 69) e del Direttorio su La formazione dei presbiteri nella Chiesa italiana, stravolti però in senso tutto quanto liberal. Il documento Orientamenti e norme per i seminari (n. 73) riconosce sì come necessaria al processo formativo la capacità all’autoformazione del candidato al sacerdozio, ma non declinata secondo una prassi libertaria che finisce col farsi poi de facto libertina.

Se poi si considera che questo ambíto istituto è una vera e propria “fabbrica” di vescovi, nunzi apostolici e cardinali, come non rabbrividire?  Si dirà: è un caso isolato dovuto a particolarissime condizioni. In realtà è molto di più: è un paradigma. Si tratta infatti del più antico e titolato istituto, direttamente dipendente dalla Santa Sede, preposto alla formazione sacerdotale. Non vogliamo generalizzare, ma viene da chiedersi: se tanta è la sporcizia nel collegio la cui direzione dipende immediatamente dalla Prima Sede, cosa accadrà negli altri dipendenti dalle sedi secondarie? Quella sporcizia denunciata dal cardinale Ratzinger durante la Via Crucis del 2005 sommerge la Roma dei seminari e dei collegi, a partire proprio dal più prestigioso ed esclusivo. Preghiamo dunque perché il nuovo Papa trovi la forza di iniziare la pulizia morale che tutti invocano dalla diocesi di cui, fin dal giorno della sua elezione, si è proclamato con fierezza vescovo. (Emiliano Barbieri)

Un mio amico di facebook (ci avete pensato? è nata una nuova categoria di aurelio romanopersone: gli “amici di facebook”) ha scritto una “nota” -chi è pratico del social network piu frequentato sa bene di cosa parlo- e mi ha “taggato” (altro neologismo feisbukiano) in essa. Ebbene, ora io la propongo a voi. E’ molto interessante ed anche parecchio attuale. Lui si chiama Aurelio Romano ed è milanese. Ecco il suo scritto:

Devo lamentarmi poco, perchè mia moglie dice che non ho proprio la stoffa del piccolo Geremia.

Lo riconosco: non ho nemmeno “le physique du rôle”, sono una sfera del diametro di 1,25 metri, mentre un profeta è alto e secco, si sa.

 

Ma questo fatto accaduto oggi, domenica, ve lo devo raccontare.

Spesso vado alla Messa festiva al Santuario di S.Rita, un chilometro da casa.

Niente contro la mia Parrocchia, motivi pratici.

Conosco i padri agostiniani da 20 anni: molto fedeli alla Chiesa e ovviamente devoti di S.Agostino e S.Rita.

 

Il Santuario è grande e di solito c’è posto in abbondanza.

Oggi si trovava un buco a malapena.

Lì per lì non capisco.

«Cos’è oggi?» mi chiedo

Poi il lampo: «Fra due giorni è la Festa di Santa Rita»

E infatti noto gente girare con le rose in mano.

 

Così, un 30/40% dei presenti era lì unicamente per S.Rita.

Persone che normalmente non vanno a Messa, come si poteva notare da piccoli dettagli.

La cosa tragica è che, al momento della Comunione, questi uomini e queste donne si sono riversate in blocco per riceverla.

 

Io direi proprio: basta, non se ne può più del buonismo.

Non possiamo continuare a dire «solo Dio può giudicare».

Sì, certo che solo Dio può giudicare. Ma questa è diventata la scusa per non esigere più nulla a nessuno.

Così si finisce a essere “tolleranti e comprensivi” sulla pelle di Nostro Signore Gesù Cristo!

Lo sanno, lo sanno bene i sacerdoti che cosa significa l’Eucaristia in peccato mortale…

E’ un sacrilegio, è un’offesa gravissima a Dio, è crocifiggere un’altra volta Gesù Cristo!

 

Non sono mai stato in una moschea durante una loro celebrazione ma, chissà perchè, qualcosa mi dice che il più timido degli imam, se vedesse un particolare concorso di fedeli per una ricorrenza, direbbe:

«Disgraziati, ma dov’eravate tutti gli altri venerdì dell’anno? Credete di poter fare gli islamici venendo in moschea una o due volte l’anno? No, finirete invece all’inferno, se ubbidite ad Allah solo quando vi fa comodo!»

Questo direbbe il tipo timido, figuratevi i più focosetti.

 

I nostri sacerdoti, invece, guardano la scena pensierosi, sì, ma anche silenziosi…

Prudenza, paura di offendere, paura di allontanare, di perdere i pochi rimasti…

Ecco, vorrei dire: basta! E’ proprio per questi assurdi timori che ci siamo quasi estinti in Europa Occidentale.

Nelle cose di Dio la gente vuole essere esigita: non cerca gli sconti, ma i rincari.

 

Non volete parlare dell’inferno? (anche se prima o poi questa cosa bisognerà dirgliela, a ‘sti poveri parrocchiani)

Dite almeno: «Vedo un sacco di gente che non viene mai, che non si confessa. Abbiate almeno la decenza, al momento della Comunione, di restare al vostro posto. Sì, perchè ricevere il Signore Gesù in peccato mortale è un orribile sacrilegio: vogliate risparmiare almeno questo tormento al nostro Dio! In settimana confessatevi, rinnovate la vostra vita cristiana, e domenica prossima saremo felici di darvi il Corpo del Signore!»

Aurelio Romano

ANTONIO SOCCI.jpg

Eravamo da sempre il Paese più europeista. Fino a un anno fa. In dodici mesi la fiducia degli italiani nell’Unione europea è precipitata. Secondo l’ultimo rilevamento dell’Ipsos ha perso addirittura 21 punti percentuali (passando dal 74 per cento al 53).

Un crollo che dovrebbe far riflettere i politici e soprattutto le tecnocrazie europee a cui gli italiani sono sempre più ostili.

Anche perché il crollo della fiducia degli italiani non è un fatto emotivo passeggero, né uno stato d’animo superficiale. Al contrario. Il loro europeismo era a prova di bomba.

UN ESPERIMENTO FOLLE

Hanno accettato di fare sacrifici per entrare nella moneta unica, hanno accettato perfino di farsi spennare da un cambio lira/euro estremamente penalizzante e poi hanno subito – senza fiatare – il sostanziale raddoppio di tutti i prezzi con l’inizio dell’euro (un impoverimento di massa).

La loro fiducia è crollata solo davanti alla scoperta che la sospirata “moneta unica” – che tanto ci era costata – realizzata in quel modo (senza una banca centrale e un governo come referenti ultimi) era una trovata assurda e fallimentare di tecnocrazie incompetenti e arroganti.

Grazie a questo incredibile esperimento, l’Italia – un Paese solvibilissimo e che ha la sesta economia del pianeta – sta ora rischiando il fallimento (del tutto ingiustificato visti i suoi fondamentali).

Quello che gli italiani ignorano è che tale disastro era stato previsto. E pure che la china antidemocratica che l’Ue sta imboccando da venti anni a questa parte era evidente ed era stata denunciata.  

L’affievolimento della democrazia e dei diritti individuali, la dittatura del “politically correct”, è qualcosa a cui purtroppo facciamo meno caso – come si vede in queste settimane in Italia – ma è perfino più grave del fallimento politico ed economico della Ue.

UNA VOCE PROFETICA

Una delle voci nel deserto che videro in anticipo è quella di un eroico dissidente russo, Vladimir Bukovsky, uno così temerario e indomabile che già a venti anni era inviso al regime comunista sovietico il quale lo rinchiuse nei manicomi politici e nel gulag, torturandolo (infine – pur di disfarsene – lo cacciò via nel 1976 in cambio della liberazione in Cile del leader comunista Luis Corvalan).

Ebbene, Bukovsky, in una conferenza nell’ottobre del 2000, riportata di recente su “Italia oggi”, se n’era uscito con affermazioni che sembrarono allora esagerate, che forse lo sono, ma che – alla luce degli ultimi eventi – rischiano di essere semplicemente profetiche.

Non mi riferisco solo a eventi come il commissariamento dell’Italia e della Grecia e il tentato commissariamento (in corso) dell’Ungheria, ma anche alle cessioni di sovranità dei diversi stati mai sottoposte ai referendum popolari o alle “bocciature” di tali cessioni (nei referendum o nei parlamenti) che sono state sostanzialmente ignorate.

Per quasi 50 anni” disse Bukovsky “abbiamo vissuto un grande pericolo sotto dell’Unione Sovietica, un paese aggressore che voleva imporre il suo modello politico a tutto il mondo. Diverse volte nella mia vita ho visto per puro miracolo sventare il sogno dell’Urss. Poi abbiamo visto la bestia contorcersi e morire davanti ai nostri occhi. Ma invece di esserne felici, siamo andati a crearci un altro mostro. Questo nuovo mostro è straordinariamente simile a quello che abbiamo appena seppellito”.

Si riferiva all’Unione europea. Argomentava:

“Chi governava l’Urss? Quindici persone, non elette, che si sceglievano fra di loro. Chi governa l’Ue? Venti persone non elette che si scelgono fra di loro”.

Bisogna riconoscere che oggi abbiamo addirittura governi non eletti (come quello italiano) con un programma dettato dalla Bce.

Diceva ancora Bukovsky:

“Come fu creata l’Urss? Soprattutto con la forza militare, ma anche costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia finanziaria, facendo loro paura economicamente. Come si sta creando l’Ue? Costringendo le repubbliche a unirsi con la minaccia finanziaria, facendo loro paura economicamente. Per la politica ufficiale dell’Urss le nazioni non esistevano, esistevano solo i ‘cittadini sovietici’. L’Ue non vuole le nazioni, vuole solo i cosiddetti ‘europei’. In teoria, ogni repubblica dell’Urss aveva il diritto di secessione. In pratica, non esisteva alcuna procedura che consentisse di uscirne. Nessuno ha mai detto che non si può uscire dall’Europa. Ma se qualcuno dovesse cercare di uscirne, troverà che non è prevista nessuna procedura”.

Bukovsky arrivava fino a giudizi pesantissimi, sicuramente esagerati, ma chi ha subito ciò che lui ha subito in difesa della libertà di coscienza ha tutto il diritto di essere ipersensibile a ogni violazione della libertà di pensiero e dei diritti individuali:

“L’Urss aveva i gulag. L’Ue” aggiungeva Bukovsky “non ha dei gulag che si vedono, non c’è una persecuzione tangibile. Ma nonostante l’ideologia della sinistra di oggi sia ‘soft’, l’effetto è lo stesso: ci sono i gulag intellettuali. Gli oppositori sono completamente isolati e marchiati come degli intoccabili sociali. Sono messi a tacere, gli si impedisce di pubblicare, di fare carriera universitaria ecc. Questo è il loro modo di trattare con i dissidenti”.  

Un’esagerazione certamente, ma è la sua stessa vicenda personale a far riflettere sulla libertà del pensiero e della cultura in Europa occidentale.

DITTATURA POLITICALLY CORRECT

Quanti in Italia conoscono Vladimir Bukovsky, il leggendario dissidente, l’eroico difensore della libertà di coscienza?

Eravamo pochissimi isolati che nei primi anni Settanta ne seguivamo le peripezie (nei manicomi politici e nei lager): i miei coetanei – specie quelli che oggi pontificano dai giornali come giornalisti, opinionisti e intellettuali – avevano come loro mito i vari Mao, Fidel Castro e perfino Stalin.

Oggi molti di loro – dopo essersi autoassolti – impartiscono lezioni di liberaldemocrazia dai mass media, ma senza mai aver fatto un vero “mea culpa”, infatti continuano a cantare in coro. E continuano ad avere in gran dispetto le voci libere come Bukovsky.

Il motivo semplice. Perché mette sotto accusa le élite culturali europee (e anche quelle politiche). Perché è un uomo che – dopo aver sfidato il Kgb e la cappa di piombo del regime sovietico – ha sfidato la cappa di piombo del conformismo “politically correct” occidentale.

E’ uno che nei suoi libri scrive: “Il comunismo è una malattia della cultura e dell’intelletto… Le élite occidentali penso non capissero l’universalità di quel male, la sua natura internazionale e quindi il carattere universale della sua pericolosità”.

La sua ha continuato ad essere una voce scomoda e isolata perché – dopo il crollo delle feroci nomenclature comuniste – non ha chiesto vendetta, ma ha pure rifiutato che si autoassolvessero e restassero al potere.

Ha scritto in un suo libro: “Noi siamo pronti a perdonare i colpevoli, ma loro non devono assolversi da sé”.

E’ chiaro perché uno così, in un paese come l’Italia, è sconosciuto e continua ad essere una voce silenziata. Infatti quante volte è stato fatto parlare in tv o sui giornali italiani?

Parla in Gran Bretagna, in America… Ma in Italia è una voce silenziata. Quali case editrici hanno pubblicato i suoi libri? Prendiamo il volume che ha scritto, dopo il crollo dell’Urss, quando poté tornare a Mosca e pubblicare i documenti degli archivi del Cremlino: chi ha tradotto quel libro in Italia? La piccolissima editrice Spirali.

Infatti “Gli archivi segreti di Mosca” è pressoché sconosciuto e ben pochi ne han parlato sui giornali. Eppure riguardava anche noi italiani.

ALLARME

Voci profetiche come quella di Bukovsky devono far riflettere soprattutto in un Paese come il nostro dove ha sempre scarseggiato la sensibilità per i diritti dell’individuo e ha sempre abbondato il conformismo culturale, la prevaricazione delle nomenklature e quella dello stato.

L’allarme del dissidente russo sull’Europa ci riguarda e ci deve far riflettere. Oggi più che mai. Ma ancora una volta sono poche le voci sensibili all’allarme sulla libertà.

 

Antonio Socci

Da “Libero”,  15 gennaio 2012

http://www.antoniosocci.com/2012/01/l%E2%80%99europa-ha-rifiutato-le-%E2%80%9Cradici-cristiane%E2%80%9D-e-ora-e-sotto-la-dittatura-simil-sovietica-del-%E2%80%9Cpolitically-correct%E2%80%9D-dominata-da-una-tecnocrazia-antidemocratica-e/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+LoStraniero+%28Lo+Straniero+-+Il+blog+di+Antonio+Socci%29


Dovendo principalmente “dare notizie” ci siamo volutamente mantenuti distanti dal dibattito attorno alle possibili candidature al ruolo di Sindaco nella Città Capoluogo di Provincia. Ma tale nostro silenzio anche nello stare dietro alle dichiarazioni di ogni pinco pallino (spesso rappresentante solo di se’ stesso) non deve essere scambiato per ignavia o pavidità: abbiamo il nostro pensiero, eccome se lo abbiamo. Per fare un esempio di come stiamo seguendo con attenzione il tutto possiamo riferire che non ci eravamo sbagliati sul conto di una persona -di area centro destra- che per tutto il periodo prenatalizio pareva essere la persona maggiormente indicata ad essere il candidato sindaco per quella parte politica. Ebbene, questa persona -che peraltro aveva “goduto” anche del fatto che i mezzi di informazione ignoravano il suo nome e che quindi tale nome non era stato “bruciato”(come è successo all’onorevole Carbonella) e liquidato- di recente ha voluto fare delle dichiarazioni (non sappiamo se spontanee o sollecitate) in merito alle parole del Vescovo ed ha così gettato la maschera, ammesso che servisse a qualcosa.

Ecco, ritorniamo al nostro silenzio. E mentre persone che bazzicano in politica e vivono nel palazzo (e/o attorno ad esso) da decenni -in alcuni casi da un trentennio o forse più- parlano di necessità di “svecchiare” il panorama politico brindisino noi, senza mai aver avuto peli sulla lingua e lungi da faziosimi strumentali e figli di ideologie fortemente “ntartaruti ntrà lu cirvieddu”, diciamo che la vera novità della politica brindisina -cittadina e provinciale- è rappresentata da Massimo Ferrarese. E non tanto per la storiella del “laboratorio” (che è un termine desueto e certe volte veramente fastidioso) e dello “sconvolgimento” delle alleanze (che l’udc sia a ruota dell’ex pci è roba vecchia, vecchissima) ma proprio per la persona Ferrarese, per l’uomo.

Il resto, (quasi) tutto il resto, è insopportabile vecchiume. E lasciamo stare, per ora, la fedina penale.

cosimo de matteis

Vi racconto due episodi -realmente accaduti- diversi fra loro ma attinenti lo stesso argomento. Ieri, lunedì 14 novembre 2011, mia sorella mi narra che, appena entrata in classe, un alunnetto le dice subito “Maestra, maestra: ieri è stato il giorno più bello della mia vita!”. Mia sorella non comprende e chiede il motivo. Ed il piccino: “come?!! Si è dimesso Berlusconi!!!!”. Mia sorella -insegnante da oltre ventanni, stimata e apprezzata da tutti:colleghi,genitori ed alunni- ha detto, fra il serio ed il faceto “ah, per me invece è stato il più brutto”. Il fanciullo -che probabilmente ha “respirato” in casa tale atmosfera di vittoria dei mondiali, di “liberazione” e di “abbattimento del tiranno”- ha replicato: “Maè, allora tu fascista sei?“.

Secondo episodio, stesso giorno, poche ore dopo: trasmissione radiofonica, conduce un Presbìtero. Spazio alle telefonate. Chiama una signora, non ricordo di quale città: “Padre, vorrei dire che…” e via con uno strampalato paragone che per rispetto vi risparmio ma vi dico il succo “Berlusconi sarebbe il Le DIMISSIONI DI BERLUSCONI: due cose v e r e, cosimo de matteis, mario monti, governo, dimissioni, silvio berlusconi, radio maria, scuola, vignaiulo cattivo scacciato dal padrone della vigna”. E, proseguiva la signora, citando il Vangelo: “così come è stato scacciato lui così è stato tolto il potere a Berlusconi ed è stato messo un altro”. Io trasecolo. Penso fra me e me: “povero conduttore, ora sarà imbarazzato nel dover dire alla signora l’enormità della bizarria detta”. Macchè imbarazzo: il Don le dà sostanzialmente ragione. Ed invita alla preghiera auspicando che ora Berlusconi -“che andrà all’opposizione”- si comporti bene.

Ecco. Inutile davvero ogni commento. Famiglie che demonizzano uomini politici e che insegnano ai figli scarsissimo rispetto per le istituzioni e preti compiacenti di fronte ad attempate signore imbevute di esegesi “moderna” alla turoldo-ronchi.

Regina Mundi, ora pro nobis.

 

cosimo de matteis

Riporto integralmente l’articolo odierno apparso su “La Bussola Quotidiana” scritto dal Direttore della Testata, Riccardo Cascioli. Va da sè che ne condivido in tutto e per tutto il contenuto. Il titolo originale è “Viva la tecnica” ed è una lucidissima analisi della delicata fase politica.(c.d.)


Alla fine è andata come noi non volevamo andasse. Invece che puntare subito alle elezioni anticipate anche il Pdl si è piegato al governo “tecnico”: incarico a Mario Monti, già oggi forse avremo i nomi dei ministri. Secondo le previsioni già oggi dovremmo vedere i primi effetti benefici della soluzione, con l’affievolirsi degli attacchi speculativi sull’Italia.

Rimane però il fatto che quella in cui siamo entrati è una fase di sospensione della democrazia, perché un governo viene praticamente imposto senza che sia mai stato votato dal popolo. Lo dimostra il fatto che anche le forze politiche in Parlamento più ostili alla soluzione tecnica, alla fine hanno piegato la testa scendendo a più miti consigli.

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Ma soprattutto dobbiamo notare che alla base di questa soluzione alla crisi politica ci sono due menzogne enormi che meritano di essere messe in rilievo.

La prima è che un “governo tecnico” sia neutro, funzioni cioè come un idraulico o un elettricista: c’è un guasto, arriva il tecnico e lo aggiusta. In questo caso tra un tecnico e l’altro – a parte l’accuratezza del lavoro e il prezzo – non è che ci siano grandi differenze. Il guasto è quello, la strada per ripararlo è praticamente obbligata. Con il governo Monti ci si è comportati allo stesso modo, tanto è vero che nessuno gli ha chiesto nemmeno il programma, che cosa intenda fare, le forze in parlamento gli hanno dato il via libera prima ancora che proferisse una parola. Ma l’economia non è così: per il lavoro da fare un tecnico non vale l’altro, perché ogni scelta economica dipende da una visione dell’uomo, del lavoro, della società e perfino di Dio. Peraltro finora al ministero dell’Economia – in questo come nei governi passati – si sono sempre seduti dei “tecnici”, il che non ci ha impedito di arrivare sull’orlo del baratro. In effetti, non solo le scelte economiche dipendono da qualcosa che viene prima, ma c’è anche il fatto che l’economia non è una scienza esatta. Tanto è vero che nessun economista aveva previsto la crisi che oggi ci troviamo a vivere e basta dare un’occhiata a diversi giornali per capire quante idee diverse tra loro abbiano i cosiddetti “tecnici”.

Questo fatto rende ancora più grave la scelta al buio di un governo “tecnico” senza che si dica con chiarezza cosa si vuole fare, fosse anche la realizzazione pedissequa di quanto contenuto nella lettera della Bce.

La seconda menzogna è legata alla prima: è vero che la crisi economica è grave e certamente è sulla politica economica che si richiede la massima concentrazione, ma un economista a capo dell’esecutivo dà l’idea che l’economia sia praticamente l’unica occupazione vera del governo. Ma se Monti dovrà governare due anni,  ammesso che avrà pure successo in economia, cosa intende fare in materia di giustizia, di scuola, di bioetica, di sanità e così via? Il sospetto che con la scusa dei tecnici vengano fatte passare altre misure, in campi diversi dall’economia, che non sarebbero mai potute passare con il governo appena dimesso, è più che lecito. E anche se così non fosse resta un errore di prospettiva identificare l’attività di un governo con la sua politica economica. Per quanto l’economia sia importante essa non può occupare tutto l’orizzonte della nostra vita sociale.

Un ultimo aspetto ci conferma nella preoccupazione per questo passaggio: sabato abbiamo visto anche il volto peggiore dell’Italia, con manifestazioni di odio e violenza che dovrebbero farci vergognare di fronte al mondo ben più del bunga bunga. Purtroppo è un volto che periodicamente si manifesta nella nostra storia: probabilmente i mercati non ne terranno conto, ma di certo indica un atteggiamento davanti alla realtà più teso alla distruzione che alla costruzione.

 http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-viva-la-tecnica-3608.htm