MORIERO.jpgQuattro partite quattro sconfitte. Nette, inappellabili. La dura (ma, secondo me, ingiusta) “legge del calcio” dice che è l’allenatore a dover pagare. E non gli undici giovanotti che hanno perso sul campo le partite. Ad ogni modo, giusto o ingiusto che sia, al Lecce è saltanta la panchina del tecnico (leccese purosangue) Checco Moriero. Al suo posto mister Lerda, il tecnico che era stato scelto la scorsa stagione da patròn Savino per riportare il Lecce in Serie B. Poi sappiamo come andò a finire. Riportiamo come il Sito web del “Quotidiano di Lecce” ha dato questa notizia: E’ arrivata l’ufficialità: il Lecce esonera l’allenatore Francesco Moriero e richiama Franco Lerda, tecnico giallorosso nella prima metà della scorsa stagione (venne a sua volta esonerato per far posto ad Antonio Toma). In mattinata la nota della società: “L’U.S. Lecce comunica di aver sollevato dall’incarico della conduzione tecnica della prima squadra l’allenatore Francesco Moriero, il suo vice Alessandro  Morello ed il preparatore atletico Paolo Traficante. A mister Moriero ed il suo staff la società rivolge il proprio ringraziamento per la professionalità e la dedizione dimostrati, augurando al contempo le migliori fortune.

 

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La conduzione tecnica della squadra viene affidata a mister Franco Lerda, che si avvarrà della collaborazione dell’allenatore in seconda Giacomo Chini e del preparatore atletico Domenico Borrelli.
L’allenamento di questo pomeriggio al Via del Mare, inizialmente fissato per le ore 15.30, avrà inizio alle ore 17.00. Alle ore 15.45, presso la sala stampa “Sergio Vantaggiato”, è previsto l’incontro di mister Lerda con la stampa”. Otto mesi dopo Franco Lerda torna a sedere sulla panchina del Lecce, subentrando all’esonerato Francesco Moriero.

A lui il difficile compito di risollevare un ambiente che, dopo le prime quattro giornate in Lega Pro, è ancora fermo a quota zero. Presentato ufficialmente alla stampa questo pomeriggio dal responsabile dell’area tecnica Antonio Tesoro, il tecnico di Fossano ha ricordato come ”a Lecce ci fosse del pregresso, avendo lasciato il cammino a metà strada (fu esonerato il 21 gennaio scorso, ndr), ma emotivamente – ha detto – mi sento meglio rispetto alla prima esperienza”. Sulla nuova avventura sulla panchina giallorossa, Lerda sembra avere le idee chiare: ”Dobbiamo cercare di resettare quello che è stato, guardando al futuro con una prospettiva importante. Bisognerà lavorare, cercando di capire le problematiche che ci sono state, soprattutto sotto l’aspetto psicologico: il nostro primo obiettivo si chiama Perugia”.

fonte:il Nuovo Quotidiano di Puglia (link:  http://www.quotidianodipuglia.it/sport/lecce_calcio_salta_moriero_torna_lerda_il_nuovo_mister_resettiamo_tutto_sondaggio_sei_daccordo/notizie/329881.shtml)

emigrante poppito.jpgCircolano ancora le barzellette -sovente scaturite da fatti verosimili o proprio realmente accaduti- dei leccesi, con la loro valigia di cartone e la loro proverbiale avidità, che sbarcavano impauriti e spaesati alla stazione di Milano o di Torino. Le sentivo da bambino, le risento ancora oggi e, soprattutto, mi capita di rivedere le stesse scene. Ebbene, nonostante tutto ciò, con la tipica sindrome di contadini un po’ arricchiti (ci sono veri e propri casi da manuale di sociologia) questi poppiti -che magari non vanno piu scalzi come un tempo ma sempre poppiti restano- che ti fanno? Danno del “provinciale” al piemontese. Non ci credete? Allora, date uno sguardo ad alcuni siti internet (di serie b, se non proprio blogghetti piu sgangherati del mio) leccesi e troverete filippiche piene di boria e saccenza contro il Cuneo e contro il loro “campetto di paese” (lo definiscono così o pure peggio) reo di non esser abbastanza grande per accogliere il grande Lecce-che-tremare-il-mondo-fà- e soprattutto le loro decine e decine di migliaia di ultras (residenti in piemonte e in regioni limitrofe, cvd…) che starebbero riscontrando mille difficoltà a causa della improvvisazione e del provincialismo del Cuneo che, scrivono proprio così, non è ancora pronto per il grande calcio. Ora, a parte che parliamo di Serie C, ma suscita davvero ilarità un editorialista (diciamo così, in realtà sono improvvisati-loro si!- “giornalisti” di paeselli rurali) che con superbia neppure malcelata accusa il piemonte di non essere all’altezza (sic!) del Lecce! Beh, se vi ho incuriosito, non vi resta che godervi le sgrammaticate ed involontariamente comicissime critiche di alcuni “giornalisti” leccesi sull’affaire Cuneo-Lecce e quel pasticciaccio brutto dei biglietti per i leccesi in altitalia (sbarcati con le valigie di cartone).

lecce spa.jpgIo vorrei trattenermi, dovrei trattenermi. Ed infatti avevo deciso di non scrivere nulla in merito alla Sentenza odierna. Quello che avevo da dire –ben poco in verità: i fatti da cui scaturiscono le indagini, l’inchiesta ed il successivo verdetto non lasciano molto spazio ai commenti: è tutto così chiaro- l’ho già detto. Però, per caso, mi son imbattuto in una dichiarazione di un sudamericano –non so di che paese sia e mi interessa poco- che dice addirittura: “il Lecce non può fare la Serie C”. Si. Avete letto bene. Ha detto proprio così. Ci mancava solo che dicesse non può fare la serie c e non la farà.

Ed invece il Lecce non solo può fare la serie c –come ha fatto per tanti anni, anzi: decenni. Ed ha fatto pure tanti anni di serie d. E non stuzzicatemi sennò vi dico quanti anni di quarta serie ha fatto con esattezza- ma d e v e fare la Serie C. E pure con la penalizzazione.

Del resto questa sentenza (che, felice coincidenza, giunge dopo la meritata retrocessione) mette fine ad una anomalia del calcio italiano. Una delle tante, sia chiaro. Un impazzimento generale che perdura, imperterrito, da oltre venti anni, e che ha trasformato e rovinato la nostra sana passione per il pallone trasformandolo in un oggetto di marketing. Maledetti soldi.

Sto andando abbastanza a ruota libera – né mi preoccupo tanto di ciò- ma dico quello che ho sempre detto chiacchierando con gli amici. E dico pure che ho sempre visto come simbolico inizio di questo “calcio moderno” la capotica operazione di “calcio-mercato”(termine bruttissimo, che richiama lo sporco denaro. E la schiavitù finanche) che fece il presidente del Milan quando, testardamente appunto, quasi a voler dimostrare il potere dei soldi (suo e della sua squadra) si ostino a prendere dal Torino un modesto giocatore (si chiamava Lentini, lo dico per i più giovani) che non serviva proprio al Milan –la rosa era già ampia, forte e competitiva- eppure Berlusconi volle prenderlo ugualmente. Il costo? Settanta miliardi. Credo che fece una decina di partite o poco più. Poi scomparve, come tante altre meteore.

Perché mi soffermo su Lentini e cosa c’entra col Lecce in serie c, mi chiederete. A parte che scrivo quel che voglio, ma a voler dare una spiegazione vi dico che fu allora – in quegli anni- che iniziò la rovina: rose ampie (in nome del “turn-over”: che sciocchezza) e colme di bidoni costosi (molti provenienti dall’estero), pay tv ( i vecchietti come me ricorderanno che fu allora che nacque Tele +, genitrice naturale della attuale sistema di televisioni a pagamento), diritti televisivi esorbitanti, prezzi dei biglietti inaccessibili, partite anticipate, posticipate e messe in orari incredibili (siam giunti alla bizzarria delle partite a mezzogiorno della Domenica!), serie A che dalle 16 squadre, formato ideale, passa prima a 18 e poi a 20, per aumentare il numero delle partite (e quindi diritti televisivi ergo: denaro,.mammona) e rendendo così il campionato lungo e snervante che inizia ad agosto (invece che a metà o fine settembre come è giusto che sia) e che quindi rende i dodici mesi pallonari un circo impazzito senza soluzione di continuità che dallo scudetto si ritrova immersa nel “calciomercato” e poi le presentazioni alle tv e poi i tornei in estremo oriente a fine luglio (non certo per beneficenza) e poi le amichevoli “di lusso” e poi il campionato e poi la champion anzi no, i preliminari di champions, europa league ed intertoto.

Basta, torno al Lecce. Allora, in questo calcio malato (e precisamente nevrotico. E ditemi pure se la diagnosi è secondo voi errata) son sorte qua e la delle “sacche” create da società che in un sistema così folle (comandato dalle tv, dagli sponsor e in definitiva dal dio denaro) son crollate, fallite. Io ricordo, ad esempio, la coraggiosa scelta del Piacenza che trovandosi in Serie A (una parvenu, come diremo fra poco) rinunciò ai calciatori stranieri. Era il “disperato” tentativo di opporsi a quel sistema che ha portato al paradosso di una squadra che vince il campionato italiano senza un calciatore italiano in campo. Il Lecce in tale circo ci è giunto, il giusto va pure detto, abbastanza meritatamente grazie ad un presidente (Jurlano) ed un Direttore Sportivo (Cataldo) che riuscirono a portare una squadra che fino ad allora aveva fatto i suoi campionati di serie c e di serie b (con cadute in quarta serie) senza mai pensare di poter aspirare alla massima serie. Ma ci riuscirono. Ci riuscirono sul campo, questo è giusto sottolinearlo. Naturalmente fu una meteora: dodici mesi dopo era già tornata in quella Serie B  (che secondo me è persino troppo per una comune come Lecce) da cui era incredibilmente salita in Serie A. E poi cosa è successo? E’ successo che il circo cominciò l’impazzimento di cui ho già detto (Lentini, settanta miliardi, turnover, sponsor, pay tv eccetera) ed in tale contesto le varie Società che han saputo giostrarsi in tale mondo sostanzialmente guidato dal marketing e dai soldi son andate avanti. Fra queste il Lecce. Ed altre anomalie: Siena, Piacenza, Empoli, Chiedo, Treviso in Serie A! Da non crederci. E, parallelamente, in serie b paeselli sconosciuti ai più e noti solo agli appassionati di geografia: Albino Bergamasco, Castel di Sangro, Portogruaro, Leffe, Fermo, Castellamare ed altri minuscoli centri senza nessuna tradizione calcistica.

Ecco. Mò mi sono stancato di scrivere epperò debbo concludere coll’argomento da cui son partito. Quel colombiano (o di dove è lui) che sostiene “il Lecce non può fare la Serie C” deve capire che invece la può fare –ed anzi: la deve fare- e se a lui non va bene prenda la nave e se ne torni laggiù e trovi una squadra di Serie A boliviana che se lo carichi, se è così forte. Noi vivremo lo stesso anche senza di lui. E senza il Lecce o il Portosummaga in serie b.

cosimo de matteis

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De Finis - Roma - Chianese - Galluzzo.JPGDi clamoroso –come alcuni han scritto- non v’è proprio nulla nel Comunicato, diramato poche ore fa, dal Presidente del Brindisi Giuseppe Roma. In esso – che riportiamo integralmente al termine di queste brevi note nostre- anzi è da riscontrare un assoluto buonsenso, una ragionevolezza ed una umiltà che “cozza” in un modo pieno di superbia e di ripicche. Quello che dice – e scrive- il Presidente Roma dovrebbe anzi fare gioire non solo la tifoseria ma pure l’intera Città: è bello avere una Società schietta, trasparente, umile e che – come detto- palesa una sincera affermazione di gradire un ulteriore consolidamento dell’assetto societario –anche in termini economici- anche attraverso degli sponsor.


Ma quello che davvero colpisce positivamente è l’invito – chiaro, nitido, senza giri di parole o ambiguità- rivolto all’Ingegnere Annino De Finis di ritornare nell’alveo societario. O meglio, di restare: come è noto, infatti, De Finis in una missiva lunga ed articolata (la potete leggere integralmente al seguente link: http://forzabrindisi.myblog.it/archive/2012/06/28/brindisi-de-finis-si-dimette-ecco-la-lettera.html   ) aveva rassegnato le dimissioni: tuttavia tali dimissioni non sono state accettate dalla Società (come ribadisce nel Comunicato odierno il Presidente Roma laddove afferma che “le cui dimissioni[di De Finis] gli organismi societari non hanno accettato in attesa di un suo[di De Finis] ripensamento ed auspicato rientro.”).

Ecco: come cittadino e come tifoso (prima ancora che come operatore dell’informazione) vedo in tale Comunicato di Giuseppe Roma una bella volontà di ricomposizione e di “riconciliazione”: in un mondo (incluso quello del calcio) in cui prevale arroganza e divisioni le parole di Roma sono un segnale molto significativo.

Ed infine mi permetto di rivolgermi direttamente a De Finis (la cui scelta avevo già ampiamente commentato in questo modo: http://forzabrindisi.myblog.it/archive/2012/06/28/le-dimissioni-di-de-finis-ed-il-futuro-del-brindisi.html   ) ed esprimere il grande desiderio e un accorato appello acchè possa tornare saldamente nella Compagine Societaria: Ingegnere, abbiamo bisogno di lei, della sua passione e competenza, e siamo grati di quanto ella  già ha fatto per il Brindisi – in momenti in cui il calcio era sul punto di sparire da Brindisi!-  e pazienza se la gratitudine è merce rara e addirittura alcuni amministratori improvvidi ed inopportuni le hanno rivolto parole offensive. Il Brindisi – ed anche la Città di Brindisi- necessitano di una persona come lei. E sono certo di interpretare il sentimento ed il pensiero di molti tifosi brindisini e di moltissimi cittadini.

Nel rinnovare il plauso al Presidente Roma –cui rinnoviamo la nostra stima- per il Comunicato odierno riportiamo, in forma integrale, il comunicato medesimo:


Comunicato stampa – 26 luglio 2012

La società è attiva nella ricerca di sponsor e di nuovi soci da inserire nel progetto della rinascita del calcio brindisino.

Per questo intendo impegnarmi per il recupero del socio ing. Annino De Finis, vicepresidente le cui dimissioni gli organismi societari non hanno accettato in attesa di un suo ripensamento ed auspicato rientro.

La speranza e l’auspicio è di rivedere presto i quattro soci seduti attorno allo stesso tavolo per programmare assieme ai tecnici un campionato vivo, impegnativo e in grado di affermare il Città di Brindisi tra i protagonisti.

Sono certo che un prossimo incontro, che ho in animo di organizzare a breve con la presenza di tutti i soci e tecnici, possa servire a ricompattare le fila del sodalizio nell’interesse della ulteriore crescita del calcio brindisino.

Più siamo e meglio siamo!


Giuseppe Roma

Presidente SSD Calcio Città di Brindisi


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Altre notizie ed aggiornamenti al seguente link: 

http://cittadibrindisi.blogspot.it/

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Ed ora tutti gli addetti ai lavori si chiedono: “ma chi fermerà questo Brindisi?”. Ed in effetti, tassello dopo tassello, la formazione di Francioso appare sempre piu forte. Soprattutto lì davanti: mentre le altre squadre spendono e spandono per assicurare ingaggi danarosi a calciatori oramai a fine carriera il Brindisi prende i migliori attaccanti in circolazione, giovani, forti e determinati. Ricordo che Villa lì davanti farà coppia con un certo Palmiteri: auguri alle difese che li incontreranno. E’ vero: è sfumato l’arrivo di Gismondo Gatta (ha scelto il Gladiator, ma torneremo prestissimo a chiarire la questione ed il perchè del suo mancato arrivo al Brindisi) che avrebbe reso ancor piu forte il team adriatico, ma già così la squadra con la V sul petto mette paura alle avversarie. E si vocifera che grossi “squadroni” (campani e non solo) sperano che, nella composizione dei gironi,  il Brindisi venga collocato non con loro! Comunque, il Brindisi va avanti e pensa a se stesso ed ai suoi tifosi che, a questo punto, devono perdere ogni scetticismo: questa è una squadra che in campo lotterà e vincerà. Di seguito riportiamo il Comunicato Stampa della Società che annuncia l’arrivo di Villa(nella immagine in alto un “montaggio” curato dal Sito Ufficiale (http://www.cittadibrindisicalcio.it/):


Grande colpo di mercato del Città di Brindisi. La società biancoazzurra è riuscita ad ottenere le prestazioni dell’attaccante argentino classe 1985 Mauricio Ezequiel Villa, superando la concorrenza di diverse società fortemente interessate al giocatore. Una pedina preziosa che il Direttore sportivo Giovanni Manzari è riuscito ad assicurare alla compagine brindisina e che si presenta come una sostanziosa iniezione di qualità per il fronte d’attacco della squadra di Mino Francioso. Ecco  la scheda tecnica del giocatore:Mauricio Ezequiel Villa è un attaccante nato il 20 agosto 1985 a Mar del Plata, in Argentina. Ha doppio passaporto, italiano e argentino. Un passato nelle serie professionistiche argentine, tra l’Independiente de Tandil (comune al percorso dell’ex biancoazzurro Ignacio Castillo che stamani lo ha accolto al suo arrivo a Brindisi) e il Racing Club de Olavarría (club di serie B con cui conquista con nove reti il titolo di capocannoniere) e una stagione con l’Olmedo in Ecuador in Primera A; poi nel 2010 la scelta di giocare in Italia dove indossa la maglia rossoblu del Modica, in serie D, e dimostra subito tutte le sue qualità realizzando 15 reti in 27 gare. Lo scorso anno una nuova esperienza in Sicilia e sempre in serie D, ma con gli aretusei granata del Noto Calcio: i 21 gol messi a segno (in trenta presenze) gli valgono il secondo posto nella classifica marcatori del girone I ad appena due lunghezze dal topscorer del Licata Filippo Tiscione.

Potete seguire le altre novità sul calcio e particolarmente sul Brindisi ai seguente link :

http://cittadibrindisi.blogspot.it/

http://forzabrindisi.myblog.it/