com.jpgNon sapevo della cessazione della collaborazione fra Pompeo Barbiero –uno dei migliori giornalisti sportivi di Brindisi- ed il “circuito” senzacolonne-ciccioriccio. Ciò dovrebbe esser stata una cosa improvvisa, inattesa e non proprio serena: Barbiero stesso parla di  “ distacco improvviso e traumatico” e non è inverosimile –e neppure malizioso- pensare ad una rottura alquanto brusca. Non entro ulteriormente nella quaestio epperò dico che, non essendo lettore di quel foglio e tanto meno ascoltatore di quella radio, per me non cambia molto.

Anzi: in virtù della gustosa novità –di cui parlerò fra pochissimo- diviene per me ancor piu “vicino” ed “accessibile”.

Precisazione: non sono fra coloro i quali ritengono  i media tradizionali come destinati a chiudere baracca nel giro di poco (semmai dovrebbero chiudere certe testate. Ma questo è un discorso altro) per dar spazio ai c.d. new media. Amo la radio –parentesi: da anni sostengo che Brindisi non ha una Emittente Radiofonica degna di tal nome. Tornerò presto sulla cosa- ed i giornali nella versione cartacea e pure la tv tradizionale: difficilmente potranno esser soppiantate come  pure alcuni sociologi parvenu (anche nostrani!!!) vanno paventando. Semmai andrebbero migliorati i media locali – nel loro complesso- più che inventarsi applicazioni e tavolette varie o imbarcarsi in avventure( penso, ad esempio, alle web tv) senza nessuna certezza.

Torniamo a Pompeo Barbiero. Il nostro bravissimo collega –definirlo “maestro” mi par eccessivo e lascio tale definizione ad Ettore Giorgio Potì e, per diversi aspetti, a Domenico Mennitti- ha concluso la sua esperienza, come detto, con quella testata. Ebbene Barbiero non è rimasto spiazzato ma, come lui stesso racconta “nei giorni successivi, poi, dopo aver a lungo meditato con calma e razionalità sull’intera vicenda, aiutato e confortato per altro dal sostegno continuo degli amici a me più vicini e dal loro invito a non smettere con il giornalismo attivo, ho deciso di intraprendere una nuova e per me stimolante iniziativa, questa volta autonomo da vincoli di dipendenza e
non più soggetto alle ubbie e alle paturnie di chicchessia”.

LOGO PALLA A SPICCHI.jpg

E la nuova iniziativa di Pompeo Barbiero si chiama “Palla a Spicchi”, anzi: www.pallaaspicchi.com . Si, avete capito bene: ha creato un Sito Web. Non aggiungo altro e vi rimando allo stesso portale –che è “nato” proprio in queste ore- cui auguro tutto il bene possibile. E lo stesso, ma la cosa è implicita, vale per il suo curatore ovvero lo stesso Barbiero. Forse Brindisi non è proprio così ricca di intenditori di basket (“competenti ed esigenti”, ripetono a mò di mantra i colleghi nazionali) però quel “ma a Brindisi qualcuno capisce davvero di basket?” –sgraziato e disgustoso autogol di un collega- continua a rimanere la più grande fesseria detta. E difficilmente qualcuno gli toglierà il “primato”.

cosimo de matteis

Direttore del Sito “Forza Brindisi”

http://forzabrindisi.myblog.it/

 

Nuovo Quotidiano di Puglia, marco biagi, domenico mennitti,Christopher Emsden , dc, pci, fanfani, dossetti giuseppe, aldo moro, la marcia dei quarantamila, gianni baget bozzo, termoli, brindisi, ideazione, br, intellettuale progressista, bipolarismo, Uno dei motivi che mi spinge ad acquistare in edicola (ed a leggere) un quotidiano locale è il fatto che esso ospita gli interventi di Domenico Mennitti. E’ il caso di oggi: il “Nuovo Quotidiano di Puglia” (questa la Testata cui mi riferisco) riporta in prima pagina una interessante riflessione del grande politologo termolese (ma Brindisino “d’adozione” e, credo, con amore) fondatore, frallaltro, della rivista “Ideazione” che ha rappresentata davvero una ventata di aria nuova in un panorama culturale un po’ asfittico ed egemonizzato, ca va sans dire, dal pensiero marxiano nella declinazione tutta italiana e gramsciana.

Ebbene oggi Mennitti trae spunto dalle parole con le quali Christopher Emsden commentò, sulle colonne dell’International Herald Tribune, l’efferato omicidio di Marco Biagi, l’economista italiano assassinato proprio dieci anni fa nella sua Bologna ad opera di un commando di terroristi che si rifaceva alle Brigate Rosse.

Biagi viene definito come un intellettuale progressista. E la riflessione di Mennitti parte proprio da tale definizione che secondo una accezione tutta italiana viene “appioppata” a chi ha ottenuto una reputazione culturale ed è fedele alla altisonante retorica della vulgata della sinistra. Biagi invece è stato in qualche modo “ripudiato” dalla intellighenzia dell’exPCI: certo, parole di circostanza in occasione del barbaro omicidio, ma poco altro. Biagi, per certe aree culturali, era un “traditore” (e non a caso le BR lo uccisero) ed ancora oggi non viene riconosciuta interamente la portata delle innovazioni da lui introdotte nel sistema politico-economico.

Ma Mennitti non si sofferma a parlare di  Biagi e va avanti -anzi, cronologicamente, indietro-  fin le radici di quella “falsità della politica italiana”, la nota definizione è dell’altro grande politologo Gianni Baget Bozzo, che era basata sui due grandi partiti di massa apparentemente contrapposti: nella realtà ad essere contrapposti erano soprattutto gli elettorati dei due partiti perché la classe dirigente (o la piu parte di essa) della DC  ragionava ed agiva (anche in Parlamento) in relazione al Pci.

Era la “strategia dell’attenzione”, figlia del dossettismo ma anche dalla infelice interpetrazione di una frase ancor più infelice di De Gasperi (secondo la quale, come  è noto, la DC era “un partito di centro che va verso sinistra”) che Fanfani prima e Moro poi, per citare gli esponenti maggiori di tale corrente democristiana predominante, misero diligentemente  e ostinatamente in pratica.

Col nuovo sistema elettorale e con l’avvento di Forza Italia e del bipolarismo (esattamente 18 anni fa Berlusconi trionfava alle elezioni politiche inaugurando il nuovo corso della politica italiana) le cose sono cambiate (per inciso: tra i fautori di tale cambiamento vi è proprio lo stesso Mennitti. E non solo attraverso la rivista Ideazione) ed ecco che, supportati dal corpo elettorale, una nuova classe politica si è affacciata e, riprendendo le parole di Mennitti, uomini “aperti a valutare i nuovi fenomeni sociali avevano accettato di collaborare con il nuovo governo del loro Paese” hanno apportato novità fondamentali.

Così, appunto, Marco Biagi: e senza cambiare i convincimenti politici di fondo. Ma a Biagi fu imposto il silenzio. Con la violenza e lo spargimento di sangue.

Mennitti conclude la breve riflessione con l’auspicio “che il motivo che fa prediligere toni pacati sia lo stesso per cui la marcia dei quarantamila è rimasta nella storia d’Italia a segnare una svolta, come a nessuna delle adunate cosiddette oceaniche delle estreme potrà mai accadere.” E questo non può che essere anche il nostro auspicio.

cosimo de matteis

download 1 gen 01 027.jpgLo STEMMA della Città di BRINDISI.jpgParlo a titolo personale, e del resto a nome di chi altri potrei o dovrei parlare? Però è bene che io lo puntualizzi per evitare ogni fraintendimento e/o strumentalizzazione. Chi parla è cosimo de matteis. Di più: il cittadino-elettore cosimo de matteis. E basta.

Ebbene, è giunta la eco di un accordo raggiunto fra un movimento localistico leccese (credo si chiami regione salento lu sule e lu ientu, o qualcosa del genere) ed il Popolo della Libertà. Qualcuno ha parlato (e scritto) di “patto di ferro” con una enfasi che non riusciamo a comprendere. Poi, come ogni cittadino di buonsenso, mi son informato ed ho visto trattasi di una cosa che riguarda esclusivamente la puppitania e che non tange la nostra Terra. Oddio: sempre da cittadino/elettore con precise simpatie per il centrodestra (alleato in Europa alla grande famiglia del Partito Popolare) non mi entusiasma comunque la cosa ma, come si dice, son affari loro.

Il problema sorgerebbe semmai nel momento in cui tale accordo potesse avere ripercussioni sugli attuali equilibri politici della città di Brindisi: Mauro D’Attis guida una ampia coalizione –che, con buona probalità sarà vincente- che unisce tutto il Popolo della Libertà (le due tre defezioni lasciano il tempo che trovano. Anzi, come diciamo a Brindisi “tanta valunu”) ma che ha aggregato attorno a se anche altre forze politiche nazionali –pensiamo a La Destra o l’Alleanza di Centro- e alcune Liste Civiche (su tutte ricordiamo “Brindisi Avanti Veloce” che si preannuncia come la vera sorpresa di queste Amministrative). Bene. Hic manebo optime. O, per restare al nostro vernacolo, a ci stà buenu e va circandu guai. Già. E cosa altro sarebbe se non, appunto, un guaio il confluire nella sana coalizione che intende proseguire il ciclo virtuoso condotto con passione e coraggio da Mennitti di elementi totalmente estranei ad essa?

Mi spiego, provo a farlo. A parte la ovvia considerazione (mica tanto banale, però) che le megacoalizioni rischiano di diventare delle armate brancaleone sgangherate e perdenti (e per andare sul concreto si pensi alle fallimentari esperienze dei due governi prodi o, ancor prima, alla gioiosa  macchina da guerra che il comunista occhetto pensava nientemeno di fermare Silvio Berlusconi).

Ma oltre al discorso della eterogeneità e della frammentazione si tratterebbe di un non trascurabile errore sul piano politico: gli avversari, come sempre a corto di argomenti oltre alla trita e ritrita demonizzazione (parentesi: in tre anni bersani, in ogni dichiarazione, ha solo detto che Berlusconi era il male della nazione) avrebbero un assist straordinario che, appunto, coprirebbe (certo, sarebbe una foglia di fico o poco più. Però…) la titale mancanza di progettualità. Sarebbe un invito a nozze per certa intellighenzia nostrana: già li vedo blaterare di “solita destra razzista che sposa l’ennesimo progetto di divisione di stampo leghista” o cose simili –eh gia: in settanta anni di vita e di professione ancora commettono gli stessi errori e cioè mentire, demonizzare, ferire la verità, sfigurarla.

Nessun politologo, ma neanche uno da quattro soldi, si sognerebbe di accostare il fenomeno Lega (che, un giorno, nel bene o nel male, finirà sui libri di storia) con altre cose. E del resto abbiamo visto, proprio nell’ambito del centrodestra, la breve vita e la morte di alcuni soggetti politici quali DCA o MPA che cullavano ambizioni di consenso e di potere soffiando sulla spinta localistico (in realtà son serviti solo ad alcuni per raggiungere certe poltrone, nullatro).

E, per parlare della nostra regione, si pensi all’ambizioso progetto di quella ex missina ed i danni provocati al territorio (le saremo grati per averci regalato vendola a via capruzzi, nonostante scandali ed arresti di uomini del terlizzese coll’orecchino).

Ed infine: cosa c’entra Brindisi col salento? Chi ha nostalgie della vetusta Terra d’Otranto si aggreghi pure: la Costituzione prevede il passaggio di un paisotto da una provincia ad un’altra. Non è complicato: un po’ di firme, un referendum e cellino (o lizzano, o san pancrazio) passano sotto lecce.Punto. Che necessità c’è –se non appunto smodate ambizioni personali- di creare una fantomatica regione salento?

A Taranto riderebbero di gusto solo all’idea ed io pure. Anzi: mi sono quasi già pentito di aver fatto pubblicità a sbafo a qualcosa di inutile e persino irrazionale. Verrebbe pure da aggiungere, ma non lo farò, che intruppare pure questi significherebbe un “tornare indietro” altro che andare avanti come Domenico Mennitti ci sprona a fare per il bene della città. Quel passato, quelle brutture non esistono più: morte e sepolte. Il riciclo, del resto, va di moda su altri lidi (dove, evidentemente, son di bocca buona e si caricano tutto). Noi siamo un cosa diversa.

 

cosimo de matteis

porto di brindisi - FOTO DI COSIMO DE MATTEIS


Certe volte mi chiedo: ma certe persone “ci sono o ci fanno?” .si, si, per carità. A nessuno interessa. D’accordo.Facciamo così: sto parlando solo, vabbè? Bene. E sto pensando a certi incredibili contraddizioni. Allora, lungi da certo provincialismo, ognuno ama la sua città. Nello specifico Brindisi. E A CI CCHIUI SI ENCHI LA VOCCA: “amo brindisi”, “la brindisinità”, “brindisi ai brindisini” “brindisi siamo noi” e via sloganeggiando. Ma allora, di grazia, che senso ha parlare (seriamente!) di “regione salento”. Per l’amor del Cielo: tutto lecito, nessun reato, ci mancherebbe altro.W la libertà, w la democrazia abbasso il fascismo ed ogni altra dittatura illiberale e liberticida. Ma io potrei capirlo da persone di strudà, di palmariggi, di cutrufiano, non da brindisini. Non è finita: stò benedetto feisbuk, vuoi o non vuoi, ti fa vedere (e leggere) certe cose. Ed una volta viste (e lette) pure che ti sforzi non puoi far finta di niente. E quindi scopri non solo la amicizia facebook (che è cosa normale, sia chiaro) tra persone diversissime e soprattutto distanti anni luce sotto ogni punto di vista (visione della vita, orientamento politico, credo religioso, aspetto assiologico et altro).

Bene. E’ un fatto positivo, direte. Il dialogo etc. Certo, certo. Ma come fai a leggere che una persona “simpatizzante” di uno schieramento (e di una persona in particolare) si dice onorata (e non ricordo più quali altri termini, ma è meglio così) di avere la amicizia di una persona, appunto, distante anni luce da chi invece il nostro personaggio “slurpa” da anni?

E’ la politica, bellezza. Si, si. Ma a tutto c’è un limite. Già li sento: “e quiddu…si stà scandalizza…”. Si, perché, non posso? Hanno creato un movimento (non lo giudico, per carità!) che si nomano “indignados” o qualcosa di simile ed io non posso indignarmi? Io mi indigno ed ancora mi scandalizzo davanti alle incoerenze, piccole o grandi che siano. E’ reato indignarsi?

 

 

Gentili amici lettori di questo Sito (siete ogni giorno di più, lo sapete? E non avete idea di quanto io sia felice di poter offrire un piccolo servizio con questo strumento informativo!) sperando di non annoiare -soprattutto chi non conosce e/o non vive la realtà territoriale di cui si parla nell’articolo- riporto qui quanto ho scritto sul mio Sito Web “Cronache Brindisine”: ripeto che comprendo quanto possa essere poco interessante per taluni, tuttavia trattandosi di questioni legate alla politica ed alla tornata Amministrativa che ci apprestiamo a vivere io credo che non sia proprio inutile perdere sette minuti del proprio tempo per leggere quanto segue:


La rubrica appena inaugurata (la c.d. rassegna stampa online) già trova difficoltà a procedere: avendo scelto come tema i resoconti delle varie Testate della odierna Conferenza Stampa di Mauro D’Attis ci troviamo nella condizione di dover riportare uno scritto appena apparso sulla rete. Ed invece non lo facciamo (ecco perché parlo di “sospensione”) perché l’articolo in questione mi ha notevolmente turbato: pur conoscendo da decenni (non sono un ragazzino sprovveduto, anche se un po’ ingenuo si) lo “stile” ed i metodi tipici della disinformazione e/o della informazione faziosa e menzognera (tipica dei regimi, ad esempio quello comunista. E non solo con Stalin: la disinformatio  della “Pravda” sopravvisse per lunghi decenni, ben oltre la morte del sanguinario dittatore georgiano omicida) ciononostante continuo ad indignarmi profondamente di fronte alle storture. Sicchè mi taccio.

E lo faccio per due motivi: non tanto per evitarmi noie che sicuramente avrei nel momento in cui commentassi certe scorrettezze e menzogne di alcuni colleghi –e del resto ho ricevuto, come ben sapete, già minacce per questioni apparentemente diverse: in realtà, ed un giorno verrà fuori, le due cose erano e sono parecchio intrecciate. E come sempre ho la massima fiducia nelle Forze dell’Ordine che faranno certamente luce sui mesi terribili che abbiam vissuto con veri e propri reati e non scaramucce-  ma quanto per un motivo che ci tengo a precisare.

Ebbene, che io sia un cittadino, indipendentemente dal mio ruolo di blogger e quindi di informatore attraverso internet, che ha apprezzato il lavoro svolto dal 2004 ad oggi dalla Amministrazione Civica non è un mistero. Né io mi impegno a far apparire diversamente: sarei ridicolo e cadrei nelle enormità commesse da altri (e mi sovvengono certi gotha del giornalismo nostrano…).

Ma tale mio punto di vista, che poi è quello di tutti i cittadini onesti e di buon senso i quali non possono non apprezzare l’immensa opera del Sindaco Mennitti, non deve dare l’alibi o il pretesto a qualcuno per attaccare il Centrodestra e/o il suo Candidato Sindaco unitario(parentesi: la si smetta di dire, facendo pure i nomi, che esistono quattro altri candidati di centrodestra. Non è così: chi lo dice e/o lo scrive confonde la realtà coi propri sogni. Il centrodestra è unito, anzi: altre forze convergono su di esso e lo sappiamo tutti. Le candidature di singole persone, slegate da ogni legame di qualsiasi tipo col centrodestra brindisino –ed anzi verrebbe da dire che alcuni di costoro, semmai li si volesse collocare, andrebbero ascritti a quell’aria libertina e laicista che, da sempre, flirta cogli eredi del Partito Comunista- non c’entrano davvero nulla di nulla col centrodestra e men che meno col Pdl. E qui chiudo la quaestio attorno a questa palese inesattezza.Punto).

Mi spiego meglio: poiché, si sa, in campagna elettorale –specie i candidati in grosse difficoltà di immagine e di consenso- si usa denigrare l’avversario. Il Pci, credo fu Gramsci a farlo, addirittura teorizzò la menzogna come strategia politica ed il sardo è stato preso alla lettera: è risaputo che la demonizzazione dell’avversario politico è il tratto distintivo della sinistra, dal Pci ad oggi. Ebbene io vorrei preventivamente evitare che il centrodestra –e Mauro D’Attis in primis- possa essere attaccato (fra i tanti strali, di inchiostro e di silicio,  che sicuramente dovrà sorbirsi ) perché “sostenuto persino da quello strano blogger”. Non ho manie di protagonismo (né collaterali sindromi di persecuzione) ma so bene di essere non solo conosciuto in città ma anche abbastanza odiato (e, credetemi: dovevo arrivare a questa età per sentire sulla mia pelle gli effetti dell’odio altrui, una cosa orribile e tristissima che non auguro a nessuno, davvero) e quindi non voglio minimamente offrire l’assist a possibili critiche pretestuose del tipo che credo d’aver ben esemplificato.

Sono un cittadino. Prendetevela con me, se proprio volete. Ma, nell’agone politico, misuratevi con le idee, le opere e la progettualità del centrodestra, e del Pdl e di Mauro D’Attis: io sono solo un semplice blogger che, ripeto, come cittadino ho le mie idee che non celo e che or ora vi ho ribadito.

Spero d’esser stato chiaro e di non ricevere ulteriori attacchi, aggressioni verbali e minacce: riguardo queste ultime, come ben sanno gli interessati, non ho mai indugiato a denunciare immediatamente e pubblicamente l’accaduto.

(tratto da “Cronache Brindisine”, http://cronachebrindisine.myblog.it/ )

Un vecchio comunista (ma lui preciserebbe: “io sono sempre stato un socialista, chiaro? So-cia-lista! E se qualcuno osasse contraddirlo, come fece Sallusti con D’Alema, e gli ricordasse la verità, lui come l’ateo baffino risponderebbe con la medesima eleganza e cioè “vada a farsi sfottere!” con gli occhi da matto ed il tono da riunione del PCI del 56) ha finito di pontificare a manca e mò, come tutti i pensionati che non sanno stare belli, sereni, fermi, guarda altrove.

Già: il richiamo della foresta, i vecchi (vecchi?) nemici d’un tempo, beata gioventù…Ed eccoti mister simpatia scrivere peste e corna dell’altro versante. Anzitutto una personale e sentita solidarietà al collega Fabrizio Caianiello che ha fatto uno scoop –finalmente uno vero- ed ha detto a tutti noi (me compreso) quella che potrebbe essere la candidatura del PDL alla carica di Sindaco di Brindisi. Caianiello, ieri sera, prima di tutti, ha reso pubblico che l’ematologo Giovanni Quarta potrebbe essere, appunto, il candidato a succedere a Mennitti (impensabile che la città possa scegliere diversamente: la strada è già tracciata e la strada è quella). E lo ha fatto dal suo “Brindisi Magazine” che è una new entry nel panorama della informazione locale ma che merita il massimo rispetto e non saccenza e supponenza. Ebbene, nel riferire questa “voce” , si parla genericamente e con altezzoso disprezzo -tipico di chi certe persone neppure le reputa alla altezza d’esser menzionate- di una voce uscita da qualche parte.

Con certe persone verrebbe da essere volgari ma non va bene ed allora andiamo oltre. E torniamo al nostro anziano alle prese col vecchio nemico. I fascisti, lascia intendere, stan facendo così e colà, e poi quei due vecchi cattolici non me la contano giusta e bla bla con chili di inesattezze ( e vabbè, non è mai stato da Premio Pulitzer, è noto) e fendenti dati a destra ed a manca, anzi solo a destra stavolta. Ora, uno si chiede: ma dove deve cercare un cittadino –serio, sincero, onesto- una corretta informazione politica e sulle vicende che coinvolgono l’intera città che s’appresta ad un passo decisivo (la scelta dei propri rappresentanti nella Amministrazione) ? Mah, domanda da un milione di dollari. Io due nomi ve li darei, ma non ora. Per ora me li tengo per me. Ed un consiglio: fermati un poco. Memento mori.

Già. Che poi sarebbe una cosa normalissima. E’ risaputo -io l’ho sentito raccontare da diretti interessati- che Massimo Ferrarese prima di entrare in politica era ritenuto da autorevolissimi esponenti del centrodestra come un ottimo candidato proprio alla carica di Presiddente della Provincia. Cosa che poi è accaduta, nel 2009. Ma, come è ben noto, non sotto le insegne del centrodestra ma alla guida di quello che venne definito come “laboratorio”. Ora, in questa sorta di impazzimento, con esponenti che di punto in bianco si candidano ad essere candidati sindaco -scusate il gioco di parole- del pdl (si viaggia alla media di uno ogni tre giorni), con i soliti candidati-sindaco-con-liste-minori-solo-per-diventare-consiglieri (o cercare di diventarlo), per tacere della serratissima discussione all’interno dei partiti eredi del PCI e delle spaccature su quel versante, non ci meraviglieremmo di nulla: ed infatti non ci meravigliamo di vedere su facebook un gruppo che letteralmente è denominato “quelli che vogliono Ferrarese nel centrodestra” . Scherzo di qualche buontempone o reale soluzione dell’empasse grande in cui la intera classe politica brindisina -a destra ed a manca- si ritrova dopo il disimpegno(forzato, ricordiamolo sempre, da situazioni imponderabili) di Domenico Mennitti. Incapità totale di provare a raccogliere la sua eredità. Daccordo: mica si trova dietro l’angolo un politico della statura di Mennitti, ma rimane l’amarezza nella parte sana -la migliore- della città che in questi quasi otto anni ha finalmente respirato. E’, diciamo così, comprensibile che i di lui avversari parlino della necessità di “una svolta” (sai che grossa intuizione!) e che quindi cerchino, di riffa o di raffa, di tornare al potere (chè di quello si tratta). Ma resta invece abbastanza oscuro il motivo per il quale il centrodestra -in primis il PDL- si ostini a non voler percorrere quella che è l’unica strada percorribile. E che è già stata abbondantemente tracciata dallo stesso Mennitti. Che, ne siamo certi, è il primo ad essere amareggiato da tali ingrate escamotage.

brindisi, comune di brindisi, città di brindisi, rinascita di brindisi, s.e. mons.rocco talucci, domenico mennitti, sindaco, prefetto, comandante guardia di finanza, questore di brindisi, procuratore capo di brindisi, comando polizia municipale di brindisi, teodoro nigro, colonnello vincenzo mangia, dottor mario tafaro, dottor alfonso terribile, dottor nicola prete, mauro d'attis, chiesa di brindisi, circolo virtuoso, decennio splendido, dignità istituzionale, marco di napoli, cosimo de matteisPremessa: abbiamo a livello nazionale –intendo dire: come rappresentanti in Parlamento- un quadro tuttaltro che confortante. A mio modestissimo ed insignificante (ancorché deciso e ben ponderato) parere degli oltre mille, fra deputati e senatori, ne “salvo” poco piu di una decina e se eventualmente a qualcuno interessasse sapere chi sono costoro sarò ben lieto di farlo: basta chiedermelo. Ecco, fatta questa premessa, diventa un po’ piu facile parlare del panorama locale. E del resto: se gli autorevoli rappresentanti in Parlamento di una grande Nazione di sessanta milioni di persone godono di così poca stima sarebbe illogico sperare che una minuscola città dello stesso Paese possa esprimere una classe politico-amministrativa migliore. Anche qui: se a qualcuno interessa quale è il mio personale metro di giudizio non ha che da chiedermelo personalmente e/o in modo formale ed ufficiale.
Mi sforzo –ma vi assicuro che non è per niente semplice- di passare oltre a quelle che sono le valutazioni e, in genere, il modo con il quale i mezzi di informazione stanno finora fornendo comunicazioni in merito alle scelte ed alle “strategie” messe in atto dai vari partiti, movimenti e “cartelli” elettorali. E, pertanto, acchè questo articoletto non venga letto come un gigantesco ed indiscriminato j’accuse  cercherò di rinviare ad altra circostanza le considerazioni sui media ed il loro operato così come cercherò (ma non sono certo di riuscirci) di non insistere troppo con la ripetizione di certe valutazioni sui partiti e/o su singoli esponenti.
La normalita –o meglio: il buonsenso- vorrebbe che una città finalmente sollevatasi da certe gravi situazioni (che avevano portato Brindisi alla ribalta della cronaca nazionale non certo per suoi virtuosismi) che l’avevano attanagliata e quasi “sfregiata” e privata di quella dignità anche istituzionale proseguisse in tale parabola virtuosa. Il fatto che l’artefice di tale inaspettato successo abbia dovuto farsi da parte per ragioni di salute è, obiettivamente, un problema non da poco. E tuttavia la rotta è tracciata ed è quella: ogni altro tentativo o progetto risulterebbe incomprensibile a quella cittadinanza che si è finalmente riconciliata con una Città che ha espresso al timone delle sue istituzioni persone degnissime. Parlo al plurale volutamente: l’operato di Domenico Mennitti è felicemente e provvidenzialmente coinciso con l’azione, nei rispettivi settori, di alcune Autorità che, nell’arco di un decennio pressappoco, han ridonato a Brindisi un volto bello e pulito.
E per non restare nel vago è bene chiarire che mi riferisco in primis a Sua Eccellenza Mons.Rocco Talucci, Arcivescovo di Brindisi giunto in città nella primavera del 2000 e felicemente regnante. Ma non posso tacere di S. E. dott. Nicola Prete Prefetto attuale della Città e dei suoi predecessori con un particolare riferimento al dott. Mario Tafaro (giunto in città nell’estate del 2001) ed aggiungo pure tre persone, anzi quattro: il Procuratore Capo dott. Marco Di Napoli, l’attuale Questore dott. Alfonso Terribile, il Colonnello Vincenzo Mangia Comandante Provinciale della Guardia di Finanza e il dott. Teodoro Nigro Comandante della Polizia Municipale.
Ecco, era doveroso questo omaggio: la Città è rinata si, grazie a Mennitti. Ma anche per la preziosa collaborazione di queste Autorità.
Per continuare tale opera di ri-pulizia e ri-nascita della città occorre proseguire in questa direzione: chi ha un minimo di conoscenza del panorama politico-amministrativo di Brindisi non ha bisogno di altre parole. Quella è la direzione e quelli sono gli uomini. Punto. Ogni altra scelta apparirebbe –ripeto- incomprensibile ed illogica e priva di buonsenso. E, in linea di massima, i passi compiuti da chi ha ruoli di responsabilità in tal senso sono stati compiuti in quella direzione. Naturalmente non senza i soliti tentativi di “depistaggio” e le consuete resistenze egoistiche. Ma, almeno finora, i brindisini possono  stare tranquilli e fiduciosi e guardare con relativa serenità al rinnovo della Amministrazione Civica ed alla guida della Città. Vi par poco?

cosimo de matteis