Con le dimissioni, date per ragioni di salute, da parte del Sindaco Domenico Mennitti la città di Brindisi è chiamata a scegliere il suo nuovo primo cittadino e ciò avverrà nel mese di maggio. Da tempo le forze politiche si stanno preparando per tale appuntamento di estrema importanza e sono anche emerse le candidature che ora vi comunicheremo. Premessa importante: per avere un quadro definitivo ed ufficiale occorrerà attenderà la effettiva presentazione dei Candidati Sindaco e le Liste ad essi collegate. Questo come è noto avverrà soltanto trenta giorni prima della data fissata per le Elezioni Amministrative (6 e 7 maggio 2012) e questo significa che prima di sabato 7 aprile il quadro sarà suscettibile di variazioni.

Lo “specchietto” che segue, quindi, va inteso come una lettura delle attuali forze politiche in campo, così come esse si sono collocate e presentate alla città ed ai mezzi di informazione.

Alla data odierna i candidati  che hanno ufficializzato  di voler concorrere alla carica di Sindaco di Brindisi sono sei. Ve li presentiamo, qui di seguito, unitamente a quelle che sono le liste che li  sostengono :

MAURO D’ATTIS

PDL

FLI

LA DESTRA

Brindisi avanti veloce

La puglia prima di tutto

Insieme per la città

Alleanza per le periferie

 

 

 

GIOVANNI BRIGANTE

Sviluppo e lavoro

La Puglia per Vendola

Cultura popolare

Unione popolari di centro

Democrazia popolare

 

 

 

MIMMO CONSALES

PD

UDC

SEL

PSI

API

PRI

Verdi – Ecologisti

Progettiamo brindisi

Noi centro

Brindisi socialista

Pensionati e invalidi

Impegno sociale

 

 

RICCARDO ROSSI

Brindisi bene comune

 

 

ROBERTO FUSCO

IDV – Lista Di Pietro

Rifondazione Comunista

Lista Roberto Fusco

 

 

FERNINANDO DE GIOSA

PDA – Partito delle aziende

E’ l’ora di un vero partito conservatore

di Marco Invernizzi (*)
 

 

Come sempre quando avvengono rivolgimenti politici importanti si verificano scontri e terremoti al livello dei diversi poteri che organizzano la vita pubblica di una nazione.

Così è avvenuto in questi giorni in Italia con le dimissioni del governo Berlusconi e la nascita del nuovo governo presieduto dal presidente onorario dell’Università Bocconi e neo senatore a vita Mario Monti. Anche le sinistre hanno infatti percepito che stava per nascere un governo figlio della sconfitta politica di Berlusconi, ma non della loro vittoria. Cerco di spiegarmi.

 

Il terremoto politico italiano nasce da un complesso conflitto geopolitico internazionale in una stagione che vede la fine della supremazia americana sul mondo dopo la fine dell’Unione sovietica (1991) e il successivo emergere di Paesi “forti” e in progressivo sviluppo che fino ad allora erano rimasti in secondo piano davanti al grande e predominante conflitto fra l’Est e l’Ovest del mondo, la cosiddetta “guerra fredda” (1945-1989). Poco importa in questa sede indicare gli attori e gli eventuali vincitori di questo complicato conflitto peraltro in corso, ma importa invece avere presente il quadro internazionale, che ci permette di intuire qualcosa anche di quanto accaduto in Italia.
Quello che è certo è la sconfitta, o comunque il difficile momento che stanno attraversando l’euro e gli Stati europei, o almeno alcuni e fra questi il nostro. L’Italia è stata così oggetto di un attacco speculativo internazionale sostenuto (o comunque non osteggiato) anche da governi che dovrebbero essere nostri alleati, come per esempio la Germania e soprattutto la Francia, che con la guerra in Libia è andata ben oltre  una conflittualità finanziaria.

A questo punto si inserisce l’odio ad personam accumulato contro Silvio Berlusconi da forze politiche e poteri forti a quasi vent’anni dalla sua discesa in campo.
Il resto è cronaca. Di fronte a pressioni inaudite il Presidente del consiglio ha scelto di dimettersi senza essere mai stato sfiduciato in Parlamento e poi di collaborare con il “governo del Presidente” guidato da Mario Monti. Vedremo che cosa accadrà nei prossimi giorni. L’alleato del Popolo delle libertà nella coalizione al governo, la Lega nord, ha scelto diversamente, neppure partecipando all’incontro rituale con Monti e annunciando la riapertura del Parlamento del Nord.

Entrambe le scelte hanno delle ragioni comprensibili. La scelta leghista denuncia come in questo frangente sia stata “sospesa” la democrazia reale e sostituita da un “governo del Presidente della Repubblica” che piace ai vertici dell’Unione Europea, anche se è vero che la Costituzione prevede la possibilità di quanto avvenuto. La Lega sceglie dunque di denunciare l’accaduto anche se con metodi discutibili, come quello del Parlamento del Nord, oggettivamente imbarazzante per qualsiasi parlamentare del centro-destra eletto dall’Emilia in giù.

Berlusconi e il Pdl sembrano aver fatto un altro ragionamento, quello di realizzare una tregua, condizionando il governo nascente in modo che non venga egemonizzato dalle sinistre e dal Terzo Polo: “Se volete i nostri voti in Parlamento – questo è il ragionamento – dovete tener conto anche del nostro pensiero nella costituzione e nelle scelte del nuovo governo”. Vedremo a breve se il ragionamento era fondato.

 

Su La Bussola sono già apparse diverse opinioni a proposito di questa scelta. Personalmente sabato scorso ero a Milano ad ascoltare Ferrara, Feltri e Sallusti e istintivamente avrei difeso l’eventuale scelta di Berlusconi per l’opposizione e dunque per lo scontro deciso con tutti i poteri italiani e non solo. Ma Berlusconi ha scelto diversamente. Probabilmente ha compreso che la partita era comunque perduta e si poteva soltanto cercare di limitare i danni.

 

Quello che però mi pare molto importante oggi è il futuro della creazione politica di Berlusconi, il Pdl. Sempre sulla Bussola abbiamo scritto del partito conservatore, delle sue caratteristiche, del fatto che non c’è mai stato nella storia politica italiana e che invece, in qualche modo, con mille difetti, proprio Berlusconi è riuscito a dargli vita a partire dal 1994, unendo insieme tutte le forze politiche che si riconoscono in alcuni valori fondamentali seppure partendo da filoni culturali diversi, ma in qualche modo legati all’identità italiana e ostili alle diverse ideologie della sinistra.

Questa creatura politica va salvaguardata a ogni costo perché per vent’anni ha costituito un argine contro il tentativo di introdurre una ulteriore aggressione alle radici cristiane dell’Italia, soprattutto per quanto riguarda la difesa dei principi non negoziabili. Per rendersene conto basta confrontare la nostra legislazione in tema di vita e famiglia con quelle dei principali paesi europei.

Mi sembra assolutamente fuorviante presentare Berlusconi come la sintesi di tutto il “soggettivismo etico” diffuso in Italia a partire dagli anni Sessanta, come scrive su La Stampa di ieri il sociologo Giuseppe De Rita. Il suo comportamento privato e il suo conclamato anarchismo rispetto ai valori non hanno certamente contribuito a farne un modello di uomo politico esemplare per chi, come noi, ha a cuore soprattutto la promozione dei principi non negoziabili. Ma De Rita può insegnare a tutti noi che bisogna distinguere la liberazione della società dall’invadenza dello Stato (il liberalismo proclamato e purtroppo non attuato da Berlusconi), dal soggettivismo etico, cioè dal rifiuto e dalla lotta contro l’esistenza di principi sorgivi per il bene comune e dunque non negoziabili. Attribuire anche questo a Berlusconi suona veramente paradossale.

 
(*)Articolo pubblicato nel numero odierno de “La Bussola Quotidiana”

Vi racconto due episodi -realmente accaduti- diversi fra loro ma attinenti lo stesso argomento. Ieri, lunedì 14 novembre 2011, mia sorella mi narra che, appena entrata in classe, un alunnetto le dice subito “Maestra, maestra: ieri è stato il giorno più bello della mia vita!”. Mia sorella non comprende e chiede il motivo. Ed il piccino: “come?!! Si è dimesso Berlusconi!!!!”. Mia sorella -insegnante da oltre ventanni, stimata e apprezzata da tutti:colleghi,genitori ed alunni- ha detto, fra il serio ed il faceto “ah, per me invece è stato il più brutto”. Il fanciullo -che probabilmente ha “respirato” in casa tale atmosfera di vittoria dei mondiali, di “liberazione” e di “abbattimento del tiranno”- ha replicato: “Maè, allora tu fascista sei?“.

Secondo episodio, stesso giorno, poche ore dopo: trasmissione radiofonica, conduce un Presbìtero. Spazio alle telefonate. Chiama una signora, non ricordo di quale città: “Padre, vorrei dire che…” e via con uno strampalato paragone che per rispetto vi risparmio ma vi dico il succo “Berlusconi sarebbe il Le DIMISSIONI DI BERLUSCONI: due cose v e r e, cosimo de matteis, mario monti, governo, dimissioni, silvio berlusconi, radio maria, scuola, vignaiulo cattivo scacciato dal padrone della vigna”. E, proseguiva la signora, citando il Vangelo: “così come è stato scacciato lui così è stato tolto il potere a Berlusconi ed è stato messo un altro”. Io trasecolo. Penso fra me e me: “povero conduttore, ora sarà imbarazzato nel dover dire alla signora l’enormità della bizarria detta”. Macchè imbarazzo: il Don le dà sostanzialmente ragione. Ed invita alla preghiera auspicando che ora Berlusconi -“che andrà all’opposizione”- si comporti bene.

Ecco. Inutile davvero ogni commento. Famiglie che demonizzano uomini politici e che insegnano ai figli scarsissimo rispetto per le istituzioni e preti compiacenti di fronte ad attempate signore imbevute di esegesi “moderna” alla turoldo-ronchi.

Regina Mundi, ora pro nobis.

 

cosimo de matteis

“Abbiamo perso, è evidente. Ma io sono un combattente e ogni volta che perdo triplico le forze.
L’unica strada è tenere i nervi saldi e andare avanti. La maggioranza è coesa e determinata, ci restano alcune riforme da fare, tra cui quella fiscale, della giustizia e il piano per il Sud.

Questo il primo commento di Silvio Berlusconi, dopo i risultati delle elezioni amministrative

La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i direttori del Tg1 Augusto Minzolini e quello pro tempore del Tg2 Mario De Scalzi per l’accusa di abuso di ufficio. I fatti si riferiscono al video delle interviste al premier trasmesse il 20 maggio scorso. Il filmato delle interviste era stato oggetto di una denuncia dei Radicali presentata nei giorni scorsi in Procura e firmata da Emma Bonino e Marco Cappato. Nella denuncia si sottolineava come “gli interventi di Berlusconi nei Tg siano per temi trattati e scenografia con tanto di simbolo elettorale alle spalle dei veri e propri spot elettorali assolutamente vietati nei notiziari”.

Alla procura della Repubblica gli esponenti radicali Emma Bonino e Marco Cappato, con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Rossodivita, avevano chiesto di sequestrare anche videocassette e file originali dei messaggi mandati in onda, nonché appunti, ordini di servizio e tutto il materiale relativo ad attività redazionali svolte prima che i filmati fossero trasmessi, ma la Procura ha espresso parere negativo al gip, che dovrà pronunciarsi, in quanto il reato di abuso di ufficio non appare sussistere in tutti i suoi elementi. 

La posizione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per le video interviste sui tg del 20 maggio scorso, non andrà al vaglio del Tribunale dei Ministri. La decisione della Procura è dovuta al fatto che, è stato sottolineato, in quel caso Berlusconi agì come presidente del Pdl e non nella veste di premier. Sarà invece la Procura di Milano ad esaminare la posizione dei direttori dei telegiornali Mediaset (Canale 5, Italia 1 e Rete 4) in merito al video dell’intervista al premier andato in onda il 20 maggio scorso. I Radicali avevano denunciato infatti anche i direttori dei Tg Mediaset e avevano depositato l’atto sia alla Procura di Roma che a quella del capoluogo lombardo.

Anzitutto: prudenza.

Si, perchè in una fase così turbolenta -nel Paese (dove fascisti, dipietristi,finiani,comunisti viola manifestano INSIEME contro il Primo Ministro) e nelle Aule  Parlamentari (dove i “rappresentanti” di queste italiche fazioni usano più o meno gli stessi slogan impregnati d’odio verso il Premier)- ed alla vigilia di un processo molto delicato con imputato il Capo del Governo e, soprattutto, mentre il Paese vive la preoccupante invasione di migliaia di clandestini e le fecali opposizioni ci giocano sopra sperando di far cadere il Governo (come se così si risolvesse d’incanto il problema ma, evidentemente, non è la risoluzione del problema l’obiettivo ma la caduta del “tiranno”)

è  saggio avere tanta prudenza.

Per intenderci: della presunta lettera scritta da 62 parlamentari del PDL non è possibile -al momento- avere una certezza. Per capirci ancora meglio: mentre decine di siti e blog (anche più sgangherati e sconosciuti di questo) pontificano su tale lettera ed i presunti “effetti devastanti” che essa avrà sulla tenuta del Governo -divertitevi un pò: trovate in rete tutti questi politologi parvenue e vi accorgerete che è solo un misero giro di copiaeincollla senza neppure prendersi il fastidio di modificare una virgola, o aggiungere un commentino personale- un giornale della opposizione mette in rete una presunta copia della lettera. E’ in word  -e quindi ognuno la manipola e la distorce come vuole- e porta in calce uno scalcagnato e sgrammaticato elenco dei presunti Parlamentari PDL -anche qui: il formato word consente di aggiungere all’elenco chiunque parlamentare, vero o inventato- firmatari della stessa lettera.

Alfredo Mantovano.jpg

Sia chiaro: è molto probabile che tale lettera esista davvero e, per fugare ogni dubbio, aggiungo che chi scrive queste modeste considerazioni ha già espresso la totale solidarietà all’onorevole Alfredo Mantovano all’indomani delle dimissioni ed ha creato -per quel che può valere, cioè n u l l a! – un gruppo su facebook a “supporto” del Sottosegretario agli Interni  (http://www.facebook.com/home.php#!/home.php?sk=group_121395154604728 ). E, in questa sede, rinnovo la solidarietà e vicinanza ad uno dei migliori uomini politici italiani.

Soltanto dico, scoprendo-LO SO!- l’acqua calda, di stare attenti alle strumentalizzazioni. Quelle già in atto -già in parte accennate- e quelle possibili e tuttaltro che inverosimili. E, nel salutarvi e promettendovi che prestissimo tornerò sulla quaestio, rinnovo l’invito a trovare fonti certe e certificate ed usare tanta prudenza.

cosimo de matteis

Non guardo la televisione oramai da anni. (tuttavia tengo a dire che, pur ritenendolo profondamente ingiusto, pago regolarmente il canone ogni anno). Sò che c’è una quantità industriale di volgarità, violenza e calunnia. E me ne stò ben alla larga. Epperò leggo sull’articolo odierno di Andrea Tornielli su “La Bussola Quotidiana” quanto segue:

Come pure va sottolineata la grevità, la volgarità e la totale mancanza di rispetto – espressa ovviamente in nome della libertà di satira – che ieri sera è andata in onda ad Annozero, quando il vignettista Vauro ha raffigurato il Papa con il seguente fumetto:

«Se a Berlusconi piacciono tanto le minorenni,

potrebbe farsi prete».

Son rimasto letteralmente sconvolto -e lo sono ancora, credetemi- e non riesco a darmi pace. A parte la gravità dell’attacco al Capo del Governo è la volgarità, il cattivissimo gusto, lo squallore e la bassezza dell’insulto alla Chiesa Cattolica ed al Sommo Pontefice che mi disgusta e mi fà soffrire. Come cattolico mi sento profondamente offeso. Certi personaggi non possono impunentemente offendere milioni di cattolici! Sono indignato, schifato, nauseato.

E’ l’ennesima conferma che faccio bene a non guardare la tv (e men che meno certi programmi) ma questa ferita -appresa dall’ottimo articolo di Tornielli http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-bertone-bossi-e-le-vignette-di-vauro-636.htm  – è dura da sanare. Sanguina ancora. Chi di dovere dovrebbe sanzionare tale insulto gravissimo al Capo della Chiesa Cattolica.